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Il teatrino viaggiante di carta

Di lui ho scritto diverse volte, ma non ho mai raccontato di come il suo modo di fare teatro ha cambiato per sempre il mio modo di guardare lo spettacolo. Lui è Dario Moretti, direttore creativo del Teatro all’Improvviso di Mantova, che lavora con (e per) i bambini dal 1978, portando sul palcoscenico storie che incantano i piccoli (dai due anni in su), ma anche gli adulti. Il suo segreto? Ci ho pensato moltissime volte: forse la poesia, forse la magia che anche il gesto apparentemente più semplice (ad esempio una pennellata di colore su un telo) può generare, forse il fatto che i suoi spettacoli regalano ogni volta un viaggio nuovo, al quale è difficile sottrarsi, e dal quale è difficile tornare senza qualche domanda.Perché, come mi è capitato spesso di sottolineare, andare a teatro non è solo una questione di ciò che si vede, ma soprattutto di ciò che uno spettacolo ti lascia dentro. Emozioni, immagini, suoni, parole e domande sono sempre il punto di partenza per nuove scoperte, nuove storie.

La Teiera-uccellino

Ho incontrato Dario per la prima volta nel 2006, alla prima edizione del Festival Segni d’Infanzia (nato da una sua idea, oggi portato avanti dalla direzione artistica di Cristina Cazzola), dove sono tornata praticamente ogni anno (con bimbe al seguito, naturalmente!). Sono sincera, non ho intuito subito la carica emotiva che uno spettacolo pensato per i bambini può lasciare anche in un adulto (probabilmente ero distratta da mia figlia che aveva poco più di due anni), ma l’ho colta solo dopo, quando tornata a casa ho aperto il libro legato allo spettacolo, Le due regine. Ed è stato attraverso quei colori pieni, i contorni definiti e le espressioni perfettamente calzanti dei suoi personaggi buffi e un po’ irriverenti che ho risentito le musiche e rivisto le atmosfere gioiose di quel paese in festa. Uscivo da anni di teatro d’avanguardia, terzo teatro, teatro di ricerca, teatro danza e improvvisamente, da mamma (e giornalista di settore), mi sono ritrovata  catapultata in un mondo pieno di poesia, musica e colore. Dove a costruire lo spettacolo non sono solo parole e musica, ma anche le sue mani che si muvono e disegnano mondi sempre diversi. Il teatro per bambini è un universo che mi si è spalancato piano piano, una rivelazione che devo prima di tutto proprio a Dario. Perché lui mi ha svelato che una linea non è solo una linea, ma può diventare una stella scherzosa (Felicità di una stella) o una stella speciale (Settestella), una casa (La casa dei divieti), un bambino (Piccola ballata per Peu), un bosco in autunno (La natura dell’orso), le pieghe del vestito di una maestra che ha negli occhi a meraviglia (Luna), un albero azzurro (Foresta Blu), un viaggio un po’ magico (Un giorno).

Un giorno è l’ultimo spettacolo che ho visto e porta in scena un viaggio mirabolante (quello della sua vita) attraverso nove città, che ‘sorgono’ su una sorta di carillon in legno coloratissimo costruito tutto da lui. Sì perché Dario non è solo regista e autore, ma anche artista. E la sua arte va in scena, anima i laboratori con i bambini ed entra nei libri che trasformano in pagine i suoi spettacoli.

Ci siamo rivisti qualche settimana fa a Mantova e ho avuto la fortuna di entrare un po’ nel suo mondo e visitare il nuovo spazio di Teatro all’Improvviso: ho giocato con il carillon di Un Giorno, fatto dondolare la Teiera-uccellino (arrivata direttamente lì dalla Wunderkammer di Nabuzardan), fatto parlare le figure di carta del suo teatrino viaggiante di carta. Ho sognato per un pomeriggio.

Foto di Marco De Scalzi.

 

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