Questa storia è un grido, ecco quello che ho pensato appena ho chiuso l’ultimo romanzo di Louise O’Neill, Te la sei cercata (Hot Spot), un titolo che pare scritto con un rossetto rosso e cattura la tua attenzione senza via di fuga, catapultandoti subito in una storia intensa e dolorosa. Una storia necessaria, che mette al centro lo stereotipo femminile e ne riscrive le coordinate, ponendo il lettore di fronte a temi forti e dolorosi come la violenza contro le donne, la colpevolizzazione della vittima e il dibattito sul consenso. Il tutto in una cornice disegnata dalla violenza mediatica che passa attraverso la rete dei social, una dimensione che è impossibile tenere sotto controllo, capace di amplificare gesti e parole, allargando e facendo sanguinare le ferite, senza rimedio. All’ennesima potenza: in questa storia, come succede spesso nella realtà, la rete è una sorta di coro assordante, che non tace mai e soffoca tutto. Anima e corpo. Proprio come succede a Emma, la protagonista.
Mentre leggevo mi sono chiesta spesso se poi avrei passato il romanzo a mia figlia, 14 anni, preoccupata per la durezza di certi passaggi o la vacuità dell’universo adolescenziale che vi è così bene descritto. Ma una volta chiuso non ho avuto dubbi: questo libro è un pugno nello stomaco, ma anche un’occasione preziosissima di riflettere e guardare la realtà. Anche quella che non vorremmo vedere. Per questo credo sia indispensabile metterlo sul suo comodino e, quando l’avrà chiuso anche lei, ne parleremo insieme.

Entrare nel mondo di Emma non è stato facile. All’inizio ti trovi immersa in un universo di adolescenti preoccupati solo di apparire, piacere a tutti, in perenne transagonismo col mondo e con l’amico che hanno vicino. Un mondo di voci che fai fatica a distinguere e ad ascoltare: perché è un mondo duro, sfrontato, inclemente, violento. E vorresti fosse lontano anni luce dalla tua realtà. Ma non è così, perché Emma è nostra amica, nostra figlia, la vicina di casa… Emma rappresenta tutte le donne che siamo. Con la forza, le debolezze, le contraddizioni e le passioni di cui siamo fatte.

La storia è ambientata in Irlanda, in una cittadina di provincia dove tutti si conoscono. Emma O’Donovan, 18 anni, agli occhi di tutti è una ragazza speciale: bellissima, popolare, perfetta, amata da tutti, ha il mondo ai suoi piedi. Fino a quella festa d’estate, in cui Emma è troppo ubriaca per rendersi conto di cosa sta accadendo, troppo ubriaca per dire basta, troppo ubriaca persino per ricordare. Una festa che diventa improvvisamente un dolorosissimo spartiacque tra la vita prima e quella dopo. Dopo quella notte e dopo quelle fotografie diventate virali sui social, immagini che le tolgono sonno, dignità e voglia di vivere. Che le tornano davanti agli occhi ogni volta che cerca sollievo e che, inesorabilmente, le ricordano che non potrà mai dimenticare. Perché dopo la violenza, dopo lo stupro (parola che fa fatica a riconoscere e che le risuona dentro come un tamburo), comincia un nuovo incubo: Emma, che era speciale per tutti, ora è solo una fonte di imbarazzo, assurdamente additata e accusata. Davvero se l’è cercata? Davvero è sua la colpa? Senza punti di riferimento, nemmeno quello delle persone a lei più vicine, Emma comincia a dubitare persino di se stessa.
Ed ecco che la scrittura veloce e diretta di Louise O’Neill ci trascina in un vortice di dolore e insicurezza, mostrandoci i pensieri di Emma, sottotesti in corsivo che escono dalla pagina, colpedoti dritti, accavallandosi a dialoghi che sembrano andare in un’unica direzione, quella della solitudine. Abisso che occupa tutta la seconda parte del romanzo e che non lascia respiro, persino nei passaggi in cui Conor, l’amico di sempre, o suo fratello Bryan cercano di aiutarla a lottare. Due voci che escono dal mucchio dell’indifferenza e del giudizio, per andare incontro alla persona, guardare Emma negli occhi, Vederla! E ascoltare il suo grido, anche quando è sommesso e silenzioso.

Come dovrebbe fare ogni lettore.

 

L’autrice

Louise O’Neill è nata a Cork in Irlanda nel 1985 e ha esordito nel 2016 con la distopia femminista Solo per sempre tua (Hot Spot). Questo suo secondo romanzo Asking for it – Te la sei cercata è il libro che l’ha consacrata come autrice, con critiche entusiastiche e un acceso dibattito a livello internazionale sul tema dello stupro, della violenza contro le donne, con un’attenzione particolare al tema della colpevolizzazione della vittima, la ‘cultura del consenso’ verso l’abuso sessuale ai danni di ragazze e donne, e una condanna feroce della cultura patriarcale e sessista. È stato un tale caso editoriale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna che la TV nazionale irlandese ha commissionato un documentario TV, trasmesso sulla rete nazionale e curato da Louise O’Neill stessa che ha intervistato donne vittime di violenza, fornendo il quadro dello stato attuale delle violenze in Irlanda. Attualmente è editorialista dell’Irish Examiner, dove scrive di femminismo, sessismo e diritti delle donne ed è tra i 100 top digital influencer irlandesi del 2016, anche grazie al suo profilo Twitter e al suo impegno in prima persona in ogni lotta civile sui temi più spinosi e tabù che riguardano le donne.

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