Una volta varcato il cancello della sua casa di Osnago, vicino a Lecco, si entra letteralmente in un altro mondo, che sa di fiaba e di officina pop allo stesso tempo.

È il mondo di Alberto Casiraghy, fondatore di una delle realtà editoriali italiane più singolari e apprezzate a livello internazionale, la casa editrice Pulcinoelefante, dove la fotocomposizione non esiste e tutto viene stampato a mano, con i caratteri mobili in piombo Bodoni montati su una vecchia macchina tipografica Nebiolo e impressi su carta pregiata color avorio. Sempre rigorosamente in compagnia. Perché Alberto non lavora mai su commissione, ma invita le persone a stampare con lui, a condividere un’esperienza che va molto oltre l’oggetto finito e traccia a ogni stampa un pezzo della sua storia. Di ogni incontro resta memoria nell’archivio al piano superiore, dove sono custoditi i circa diecimila titoli della produzione Pulcinoelefante, dal 1982 a oggi: si tratta di piccole plaquettes formate da un breve testo (un aforisma o una poesia), accompagnato da incisioni o disegni originali realizzati da lui stesso o da altri artisti. Otto pagine con dorso cucito a mano e stampate in pochissime copie, mai più di quaranta.

Questo è l’inizio di un mio lungo articolo pubblicato sul numero di Andersen n. 352, lo scorso maggio, in cui ho raccontato il mio incontro con Alberto Casiraghy e tutta la scia di meraviglia che le sue parole, i ricordi condivisi con generosità e l’arte che permea ogni angolo della sua piccola casa officina mi hanno regalato. Quello con Alberto è sicuramente uno di quegli incontri che amo definire preziosi, perché ti arricchiscono, ti accendono lo sguardo e ti riempiono l’animo di poesia. Perché a casa sua, ogni dettaglio sa portarti in viaggio: dai cassetti straripanti di caratteri mobili di ogni dimensione alla macchina tipografica che rappresenta il cuore di Pulcinoelefante, dalla Biancaneve che vi campeggia sopra (dono dell’amica Alda Merini che quando l’appoggiò lì si raccomandò “Quando devi stampare, non sottovalutare la Biancaneve!”) ai timbri in legno che già da soli sono vere e proprie opere d’arte, dalle foto di amici alle frasi appese ovunque, fino all’archivio al piano superiore, la stanza di Alberto bambino, dove sono custoditi tutti i titoli stampati tra quelle pareti un po’ magiche…

Vi lascio navigare un po’ a vista tra le mie fotografie, scorci rubati alla sua arte. Se poi vi ho incuriosito e volete leggere il mio articolo completo, basta acquistare Andersen n. 352 dal sito.

Buon viaggio!

 

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