Il mio bisnonno aveva un nome prezioso, Teodoro, detto Doro. Indossava sempre una giacca in panno e un panciotto ben stretto, anche quando si affacciava sul grande paiolo in rame per lavorare il caglio e dare forma ai suoi formaggi. Il cappello invece no, lo calcava in testa solo quando andava al lavoro. La mattina presto partiva con il suo carro per andare a vendere il formaggio nei paesi vicini, su e giù per la valle, lo stesso percorso ogni giorno.
Il cavallo che trainava il carro si chiamava Lucio e, oltre a essere il suo migliore amico, conosceva a memoria tutte le strade, sapeva quando evitare le buche, come affrontare la salita e, soprattutto, sapeva esattamente dove andare e dove fermarsi. Ad esempio le osterie, tappe obbligate disseminate lungo tutto il loro percorso quotidiano. Lì si trovavano sempre chiacchiere, fieno e buon vino, che il nonno barattava con del formaggio.
Lucio era talmente affidabile che il nonno Doro non doveva preoccuparsi di guidarlo e, di tanto in tanto, poteva persino concedersi un pisolino. Quando si faceva sera e, se la giornata era stata particolarmente fortunata i formaggi sul carro erano quasi finiti, c’era un momento esatto in cui Lucio sapeva che, ovunque si trovassero, era ora di tornare a casa.
Il nonno smetteva di cantare e guardava il sole scendere lento dietro la montagna. Quella era l’ora di puntare verso il ponte lungo, il punto perfetto per abbracciare la valle quasi addormentata e rincorrere il profilo delle vette che tagliava il cielo in due. Quella era l’ora in cui il nonno cominciava a sognare. Avrebbe voluto andare oltre le cime e vedere il mondo. Si chiedeva sempre se le strade, di là, fossero meno polverose. La valle gli pareva solo una piccola ruga di mondo e lui, in quella piega che profumava di bosco, caglio e mele, si sentiva stretto. A volte, immerso in quei pensieri, chiudeva gli occhi e si addormentava. Lucio lo riportava a casa, in paese, una ruga nella ruga. E il catenaccio della stalla, con colpo secco chiudeva fuori tutto. Mondo e stelle.
Una sera però Lucio tornò senza il nonno. Forse era stato il vino, forse la stanchezza, ma il venditore di formaggi che voleva vedere il mondo si era addormentato ed era caduto dal carro. Senza nemmeno svegliarsi. Era caduto sull’erba di un grande campo all’entrata del paese e lì lo avevano trovato al mattino dopo, ancora addormentato e con un sorriso bambino disegnato sul viso. “Volevo assaggiare le stelle” si era limitato a dire. E si era ricalcato il cappello sulla testa, come faceva ogni mattina.

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