Un mondo a colori che ritrae perfettamente i ragazzini di oggi, tra paure, insicurezza e ricerca della propria identità: Raina Telgemeier racconta piccoli, grandi drammi quotidiani con delicatezza e una buona dose d’ironia. In questa intervista ci ha raccontato come è nato uno dei suoi romanzi più discussi, In scena!

 

Raina Telegemeier ha un sorriso onesto, di quelli che ti mettono subito a tuo agio e hanno molto da raccontare. Un po’ come la sua matita, che nell’apparente semplicità del tratto, riesce a scavare a fondo, toccando corde delicatissime e dando ai ragazzi gli strumenti giusti per rispondere a domande importanti e spesso difficili. Il tutto attraverso l’arma dell’umorismo. Cominci a chiacchierare con lei e ti sembra di conoscerla da anni, questo è l’effetto del suo sorriso aperto.
Onestà, ironia e uno sguardo intimista (e garbato) sulla quotidianità dei preadolescenti sono infatti la sua ricetta vincente anche con i ragazzi. La formula che, insieme alla scelta di parlare per vignette, ne ha fatta un’autrice best seller (con oltre 12 milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti e 35.000 in Italia), tre volte vincitrice dell’Eisner Award e oggi considerata la regina indiscussa della graphic novel per ragazzi dai 9 ai 13 anni. Tra i suoi successi i due romanzi autobiografici Smile e Sorelle, il celebratissimo Fantasmi e la quadrilogia dell’adattamento a fumetti della serie del Il Club delle Baby Sitter, di Ann M. Martin (in Italia tutti pubblicati da Il Castoro).
Per la seconda volta in Italia, Raina è arrivata al Festivaletteratura di Mantova per incontrare i suoi fan in occasione della pubblicazione di In scena! (Il Castoro), attesissimo fumetto che fin dalla sua uscita nel 2012 in America è stato al centro di un grande successo di critica e pubblico, ma anche di pesanti polemiche. Basti pensare che, se da una parte è stato indicato come miglior libro dell’anno da testate come il Washington Post o il New York Times, dall’altra è finito nella top ten dei libri proibiti redatta dalla American Library Association, sollevando un gran polverone. E tutto per un bacio…
Ho incontrato Raina proprio a Mantova, insieme a mia figlia Alice, sua grandissima fan, che mi ha aiutata in questa intervista. Con la naturalezza di chi, appunto, sembra conoscersi da sempre.

 

Raina Telgemeier

I tuoi libri piacciono molto perché riesci a entrare in sintonia con i ragazzi, toccando tematiche che fanno parte del loro mondo, ma di cui non è sempre facile parlare: il bullismo in Smile, i problemi di una coppia in crisi in Sorelle, la malattia in Fantasmi, l’amicizia, i primi amori e la ricerca della propria identità in In scena! È stato difficile trovare il modo giusto per raccontarle?

“No, non è stato complicato. La cosa importante era scegliere il contesto giusto e decidere di farlo all’interno di una storia lieve e dal tono umoristico. È più facile accettare e riflettere su questioni delicate quando lo si fa attraverso la chiave di lettura dell’umorismo, che è sempre un ottimo modo per sdrammatizzare tematiche importanti che a volte possono risultare anche dolorose”.

Il tuo modo di fare letteratura, quindi, può essere un buon modo per invitare i ragazzi a mettere in campo problemi, paure e insicurezze e imparare ad affrontarli?

“Questo tipo di letteratura, che passa attraverso filtro dell’ironia, è sicuramente un buon modo per mettersi in gioco e parlare di sé, affrontando tematiche difficili. La trovo una forma di terapia che funziona per il lettore, ma soprattutto per me: ogni volta che scrivo e disegno una storia, rientrando necessariamente nei panni di me bambina, affronto un processo intenso ed emozionante che, una volta concluso, mi fa stare meglio. Credo che lo stesso succeda ai ragazzi che si ritrovano nelle situazioni che descrivo, perché spesso la letteratura li spinge a farsi domande, andare a fondo e parlare delle proprie storie personali con più naturalezza”.

La graphic novel è un genere che ha preso sempre più piede negli ultimi anni, quali sono secondo te le sue potenzialità?

La grande novità delle graphic novel è stata quella avvicinare alla lettura anche i ragazzi che non amavano leggere. Quindi dobbiamo fare in modo che questo processo continui e scrivere più storie proprio per questi lettori, o meglio, per quei ‘lettori potenziali’ che non si considerano tali. Inoltre, la particolarità dei fumetti è che quando i bambini li leggono, poi vorrebbero crearne di loro, mettendosi in gioco in prima persona. E allora sarebbe interessante che gli insegnanti, che soprattutto in America sono poco preparati su questo argomento, si mettessero a loro volta in gioco e cercassero di supportarli, insegnandogli a esprimersi anche attraverso questa modalità. Si tratta di accettare l’interesse dei ragazzi nei confronti di questo tipo di storie, ma molto spesso questa disponibilità manca totalmente. È un peccato, si sta sprecando un’occasione!

Perché hai scelto la graphic novel?

I fumetti non sono stati una scelta, ma piuttosto un incontro. A nove anni li ho scoperti sui giornali e ho deciso che volevo fare lo stesso. Da allora ho cominciato a raccontare le storie che avevo in testa accorgendomi che la forma che mi era più congeniale era quella della vignetta. E’ stato un processo naturale.

In tutti i tuoi libri c’è una componente autobiografica. Parliamo di In scena!, cosa troviamo di te in questa storia?

Sono sempre stata appassionata di teatro e dagli 11 ai 18 anni ho frequentato assiduamente il club di recitazione della mia scuola. E’ stato un periodo davvero intenso in cui ho stretto diverse amicizie, in particolare con una coppia di gemelli, che sono poi diventati Jesse e Justin nel mio libro. Siamo molto amici ancora oggi! In generale, tutte le mie storie, anche quelle apparentemente più lontane dalla mia esperienza autobiografica, pescano sempre da vicende che ho vissuto davvero, luoghi che ho visto, persone che ho incontrato.

In America In scena! ha avuto molta fortuna, ma è anche finito al centro di molte polemiche. Come hai reagito a questa vicenda?

Le reazioni al libro sono state per il 90 % positive, ma per il 10 % molto negative e questo si deve al fatto che quando l’ho scritto volevo raccontare una storia vera, quella di due miei carissimi amici gay del liceo, i gemelli appunto. Non ci ho visto niente di male, ma quando è stato pubblicato alcune persone (per lo più appartenenti a quella parte di società americana profondamente legata alla religione) hanno reagito con grande violenza, cominciando a dire che l’omosessualità non andava supportata e che parlandone si rischiava di corrompere i giovani. Mi ha molto addolorato sentire parlare in questi termini dei miei amici, perché quello di cui mi rendevo conto è che si stavano criticando le persone dietro la storia, la comunità in cui ero cresciuta, la scuola. Si stava caricando la mia storia di valori loro, non miei. E’ un peccato, perché in fondo si tratta di un racconto che parla di amicizia e dell’importanza di essere sempre sé stessi, messaggio importante soprattutto in un momento in cui i ragazzi tendono a omologarsi sempre di più. Non credo ci sarebbe stata la stessa reazione se il bacio in questione, definito addirittura ‘osceno’, fosse stato tra un ragazzo e una ragazza.

I tuoi libri sono un ritratto dell’adolescenza con tutte le sue criticità e le sue ricchezze. Che ricordo hai della tua?

Ho molto amato quegli anni, perché ho avuto la fortuna di crescere in mezzo a persone molto creative, con cui condividevo tempo e passioni. La protagonista di In scena!, Callie, è infatti uno dei personaggi che maggiormente mi rappresentano ma, nello stesso tempo, è anche tutto quello che io da adolescente non ero e avrei voluto essere: lei è molto a suo agio nella sua pelle, mentre io a 12 anni non lo ero per niente… lo sono diventata solo dopo. E fin da allora, ho sempre cercato di fare qualcosa che mi piacesse fino in fondo, nella vita, nello studio e nel lavoro.

 

Dopo questa chiacchierata, io e Alice non vediamo l’ora di conoscere i personaggi della prossima graphic novel di Raina, annunciata solo qualche giorno fa: sarà un racconto autobiografico come Smile e Sorelle, si intitolerà Guts e uscirà negli Stati Uniti nel settembre del 2019. Al centro della storia saranno sempre i temi della crescita e del coraggio che serve per affrontare ostacoli e paure

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