Oggi il cielo era terso, il sole alto, le montagne incise nell’aria fredda, i tetti in posa. Persino i comignoli sembravano in ordine, seduti tra le tegole in silenzio. Ho pensato che oggi Ponte si fosse proprio vestito bene. Punteggiato dai colori dell’autunno mi è parso uno scrigno pieno di poesia e vita. Poesia e memoria. Poesia e storie.

Perché Ponte è fatto proprio di questo: scorci di vita che puoi trovare nelle serrature mangiate dalla ruggine, nei chiavistelli di portoni chiusi da anni, tra le assi incerte delle soffitte o le tegole dei tetti, nelle fessure dei muri a secco, dentro feritoie che attraversano pareti spesse. E ancora, negli spicchi di cielo tra i tetti troppo vicini, dentro le fontane, tra i tralci delle viti o sulle scale che raggiungono le cime dei meli.

Oggi Ponte si è vestito a festa, si è messo in posa silenzioso, ogni dettaglio al suo posto. Pronto per uno scatto di quelli che sarebbero piaciuti tanto a mio zio Giorgio. Immagini capaci di cristallizzare in un particolare quello che lui chiamava ‘il nostro microcosmo: il poco, il piccolo, il nostro paese… la nostra memoria’. Mio zio era innamorato di Ponte e delle sue storie, quegli scorci di vita raccolti nei racconti delle persone, o raggiunti dall’obiettivo della sua fotocamera. Frammenti preziosissimi di una memoria collettiva, che rappresenta le radici del nostro essere e disegna l’anima di un borgo che ha sempre avuto e ha ancora oggi molto da raccontare. Io ci ho sempre creduto, perché le storie, anche quelle apparentemente più semplici, lasciano sempre una scia di bellezza. E di ricchezza.

Le ho cercate spesso anche io le storie del nostro paese. A ogni mio ritorno, quella memoria che era tanto cara allo zio ho imparato a guardarla da vicino, meravigliandomi di come non l’avessi ‘vista’ prima. E a ogni partenza ho cominciato a sentire sempre più forte l’urgenza di farla un po’ mia. Entrarci e sentirla. Credo che questo abbia molto a che fare con la dimensione della scrittura che mi appartiene da sempre, ma non solo. Questo ha prima di tutto a che fare con quel poco e quel piccolo che rende Ponte un posto tanto speciale. E sono infinitamente grata alla mia famiglia per avermi insegnato ad apprezzarlo e ad amarlo quel poco e quel piccolo. Perché da lì in poi, anche il profumo di una mela matura può portarti altrove e regalarti la meraviglia.

E sono felice che tra gli ultimi ricordi che conservo di mio zio c’è un pomeriggio di fine estate in cui, attorno a un tavolo sul suo terrazzo, lui e mio padre raccontavano di quando erano bambini e di come, spesso, il poco e il piccolo allora bisognasse persino inventarselo (ma di questo parlerò altrove). Abbiamo riso tanto e mi sono resa conto di quanto quei racconti fossero preziosi per loro, ma anche per me.

Oggi dopo la messa si è alzato un vento freddo. Tutti, zio, sulla piazza hanno pensato che fosse il tuo modo per salutarci. Sono cadute tutte le foglie dall’albero di Ginko nel giardino dei miei. Io l’avevo fotografato solo qualche ora prima, il giallo intenso stagliato sull’azzurro terso. Nel momento in cui Ponte si è messo in posa. Sono stata fortunata.

Ciao zio!

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