Spinginuvole mi fa pensare a qualcuno che, anche quando non c’è il vento, le nuvole le vuole spostare lo stesso.

Inaugura la nuova sezione dedicata all’illustrazione, la giovanissima Martina Tonello, vulcanica illustratrice di origine padovane, ma bolognese d’adozione. Il suo stile, fresco e immediato, ci regala veri e propri mondi, dentro i quali troviamo le sue, ma anche le nostre, storie. E dentro quelle storie, dettagli che ne definiscono i contorni e agganciano l’attenzione dello spettatore, senza rimedio. Ed ecco che, in un attimo, ci ritroviamo parte del quadro. Io, personalmente, mi sento benissimo sulla nave spostanuvole che Martina ha realizzato per Spinginuvole…

Tra le ultime uscite del 2018, Il calzino a righe bianche e gialle, di Silvia Vecchini (Eli la spiga, per la serie Lilliput), Annunci Fantastici per Veri Romantici, di Azzurra Tacente (Hoppípolla) e Case nel mondo, di Mariapaola Pesce (ElectaKids). Provate a fare un giro tra le grandi tavole a colori pieni che illustrano un vero e propio viaggio intorno al mondo e scoprirete tutte quelle abitudini, gli oggetti, gli spazi e i rituali che, lontano o vicino, fanno casa.
Tra i progetti in corso, un libro di Elsie W. Right in uscita per Il Battelo a Vapore… per il titolo, però, bisogna aspettare ancora un po’!

Infine, prima di dare la parola a Martina, che si racconta in questa intervista, vi regalo una piccola anteprima: Martina Tonello sarà anche tra gli ospiti della seconda edizione di Un Ponte di storie (Ponte in Valtellina,  10-14 aprile 2019).

 

Martina Tonello con il suo cagnolone

Ciao Martina, parlaci un po’ di te…

Mi chiamo Martina, ho 25 anni, 1 cane, 2 bici, 1 studio un po’ incasinato, tanti libri, molte idee.
Sono un’illustratrice che non sa stare con le mani in mano: quando non disegno, mi piace creare animaletti con il legno, o rilegare quadernini, o anche dipingere serrande di negozi con le mie illustrazioni, ideare e fare laboratori con i bambini. Certo, queste cose c’entrano sempre con l’illustrazione, però ne faccio anche altre, come la dog sitter! Credo che fare cose diverse, anche slegate dal propio lavoro creativo, sia un’esperienza che arricchisce e crea nuove connessioni. Ma non mi piace fare tutto. Infatti, se c’è una cosa che odio, è avvitare i tappi e chiudere le cose (i miei colori a tempera lo sanno bene).

Cosa fai quando non ti viene l’idea che cerchi?

Quando non mi viene un disegno o non trovo soluzione a un certo problema, sto malissimo e penso solo a quello. Parlo molto con il mio ragazzo, che mi ascolta sempre, e non so come faccia a sopportarmi in questi momenti! E ovviamente è quando smetto di disperarmi che la soluzione arriva, magari  mentre passeggio con il mio cane.

Da dove trai ispirazione?

Dipende da quello che devo fare, e in generale mi capitano due situazioni: realizzare illustrazioni per una storia già esistente, o creare una storia illustrata io stessa. Nel primo caso faccio un po’ di ricerca tecnica sullo stile da utilizzare, anche se mi accorgo che devo stare attenta a non pensare ad altri illustratori mentre lo faccio, altrimenti mi influenza troppo. E questo non mi piace.
Invece, se devo scrivere una storia personale, traggo ispirazione soprattutto dalla mia esperienza, da situazioni ed emozioni che ho vissuto da piccola.

Se la tua vita fosse un libro, quale sarebbe?

Un libro che ho sempre sentito molto importante è Saltatempo, di Stefano Benni.

Cosa non manca mai nel tuo zaino?

A parte le cose del mio cane Niki (sacchettini e biscottini), non manca mai il mio sketchbook. E porto sempre qualche bustina di the, non si sa mai.

Quale colore ti rappresenta di più?

Il mio colore preferito è il grigio. Mi piace perché può essere di tutti i colori.

Come nasce un tuo disegno?

Ultimamente lavoro quasi sempre in digitale. Di solito su photoshop prima traccio uno schizzo rapido di ingombri e colori, e poi ci lavoro sopra in anche 600 livelli diversi. Ogni tanto mi spavento a guardare a quanti livelli sono arrivata! Ma è molto comodo poter spostare gli elementi nel disegno, senza dover rifare tutto.

Che tipo di illustratrice sei? Topo da biblioteca, coworker, meditativa, esploratrice senza posa...

Diciamo che spostarmi per me non è tanto facile, lavoro con due monitor, tavoletta grafica… In più, di solito, durante la giornata faccio anche altre cose per cui ho bisogno di altro materiale che ho nel mio studio. Ma se c’è bisogno mi arrangio a lavorare in situazioni diverse! In treno, in aereo, in biblioteche… una volta mi è capitato di lavorare persino in un’università olandese.

Una cosa di te che ti piacerebbe cambiare?

Mi piacerebbe non deprimermi così tanto quando non riesco a trovare una soluzione per un disegno. E non preoccuparmi troppo per il futuro.

Il luogo dove ami di più lavorare?

Nel mio studio sto bene! È una stanza del mio appartamento che ‘divido’ con il mio ragazzo (che ha spazio per pochissime cose, poverino), anche se mi piacerebbe un giorno avere un laboratorio fuori casa, per poter mettere in ordine tutti i materiali che ho.
Quando vedo qualche cosa interessante che potrei usare in un laboratorio o per fare qualcosa, la prendo e la porto nello studio. E questo non succede raramente!

Un buon proposito per l’anno nuovo?

Tornare ad essere una persona puntuale (una volta lo ero).

Un personaggio/autore/illustratore/artista (contemporaneo o del passato) con cui vorresti lavorare?

Lavorare non so… ma mi sarebbe piaciuto conoscere Leo Lionni e Saul Steinberg.

Nuovi progetti nel cassetto?

Da poco ho completato un albo personale, L’invasione dei criceti. Ora sto illustrando alcuni testi di altri autori, che usciranno l’anno prossimo, e portando avanti una mia storia, questa volta sulle lumache!
In più, preparo una mostra personale insieme a una mia collega e amica, Noemi Vola, che si terrà a Bologna durante la Bologna Children Book Fair.
Noi siamo contentissime, perché per una volta non ci sarà nessun disegno in mostra, ma altre cose interessanti!

Parlando di Case nel mondo, che cosa significa per te casa?

Per me la casa è molto importante. Mi piacciono le abitudini, i rituali, gli oggetti.
Ma più di tutto, prima di essere un edificio fisico, la casa è con chi condivido abitudini, rituali, sogni e ricordi: il mio fidanzato e il mio cane. E poi casa diventa anche una tenda in mezzo alla foresta.

In quale delle case che hai disegnato ti piacerebbe abitare?

La casa che ho sentito più mia da disegnare è stata la ruolotte, perché è uno spazio piccolo in mezzo al bosco, e mi piace molto. Ma se dovessi abitare in una di queste case, sceglierei il cottage inglese!

 

Se poi vi è rimasta ancora qualche curiosità, ecco le coordinate di Martina sul web e su Instagram… buon viaggio!

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