Mi sono spesso chiesta quale fosse il modo migliore per parlare ai bambini della Shoah. Come spiegare un pezzo di storia tanto difficile da comprendere anche per un adulto? Alla fine mi sono risposta che non è così necessario comprendere, probabilmente non è neanche possibile. Ma è fondamentale conoscere.

Conoscere che cosa è male e che cosa è bene. Conoscere la forza dei ricordi. Conoscere le storie dei bambini di ieri, che troppo spesso ormai sono molto simili a quelle vediamo scorrere quotidianamente davanti ai nostri occhi. E imparare a guardarle con sguardo vivo, di empatia e consapevolezza insieme, per poter affrontare anche le storie di oggi.
Ne abbiamo parlato con Mariapola Pesce, che tra le tante cose è anche responsabile del progetto Omero – Gli scrittori raccontano i libri e che proprio oggi si trova alla Libreria Bufò di Torino con il suo modulo Non solo Anna Frank – 40 romanzi e film sull’Olocausto: una carrellata di titoli, testimonianze e biografie per rivivere la storia attraverso le voci dei protagonisti.

 

Quando parli a bambini e ragazzi della Shoah, come affronti il tema?

A me piace raccontare soprattutto le storie dei testimoni, di chi ce l’ha fatta. È giusto che trasmettiamo i ricordi, ma senza colpevolizzare gli innocenti. I bambini e i ragazzini di oggi non hanno colpe da scontare, per cui non mi piace infliggere loro responsabilità; non debbono risanare il mondo. Possono però conoscere le storie, i racconti, i ricordi… io posso fornire loro strumenti per riflettere criticamente e capire che quello che è successo non è “capitato” …non è stato un cataclisma inaspettato, ma il risultato di un processo lungo, costante e quotidiano. E forse, questi strumenti, possono permetter loro di accorgersi di quello che gli capita intorno, e permettergli di non esserne vittime!

 

Quale, secondo te, un libro che un genitore dovrebbe leggere insieme al suo bambino?

Lascerei in pace i bambini, ma coinvolgerei i ragazzi delle scuole medie. Ho appena finito di leggere un libro che trovo bellissimo. Si intitola A un passo da un mondo perfetto, di Daniela Palumbo, Il Battello a Vapore (da cui è tratta l’illustrazione in apertura). È il libro che alle medie avrei divorato, e che avrei voluto leggere con i miei genitori. È la storia di Iris, una ragazzina tedesca, che potrebbe attraversare la guerra come una privilegiata, perché è ariana, benestante e soprattutto figlia del responsabile di un campo di prigionia, ma si pone tante domande, e riesce a non essere vittima del pensiero cieco e disumano degli adulti. Ci sono diversi punti di vista in questo libro, e le ragioni degli uni e degli altri! È perfetto per far capire che chi grida non ha per forza avere ragione!

 

E un film?

Il film che consiglio è Un sacchetto di biglie del 2017, tratto dal romanzo omonimo di Joseph Joffo, per la regia di Christian Duguay. I protagonisti, Joseph e Maurice sono due fratellini ebrei che vivono nella Francia occupata dai nazisti. Un giorno il padre dice loro che debbono iniziare un lungo viaggio attraverso la Francia per sfuggire alla cattura. Non dovranno mai ammettere, per nessun motivo, di essere ebrei. È una storia di avventura, scaltrezza e forza di sentimenti unica, a mio parere!

 

Affrontare attraverso la letteratura un argomento tanto delicato e importante per la nostra storia, pensi possa aiutare le giovani generazione a vivere in modo più consapevole e critico il presente?

Quello che vorrei prima di tutto è che fossero le generazioni adulte a fermarsi e riflettere. Temo che deleghiamo troppo spesso ai giovani, ai bambini, a chi sarà adulto in futuro la responsabilità di capire, di sistemare gli errori, di aggiustare quello che noi, nel frattempo, non ci preoccupiamo di continuare a rompere. Per i giovani va mantenuta la memoria, perché possano avere documenti su cui agire criticamente, e farsi la propria idea. Anche se questo può voler dire scoprire che finora non abbiamo imparato niente dal passato!

 

Il libro che ti ha fatto decidere di parlare della Shoah nei tuoi corsi?

In realtà il mio desiderio di parlare della Shoah non è nato dalla lettura di un libro. Il percorso è stato inverso. Ho sempre avuto interesse per la storia, e per le infinite possibilità di riflessione che conoscere il passato ci offre per costruire un presente consapevole e un futuro pieno di opportunità per tutti.
Ho avuto la fortuna di avere una maestra il cui fratello, durante la seconda guerra mondiale era stato un partigiano, e un nonno deportato in Polonia per disobbedienza civile. La mia voglia di sapere di più è nata lì. E le storie, quelle belle, hanno fatto il resto, portandomi dall’una all’altra, in una scoperta costante di nomi, volti e vicende umane indimenticabili.

 

Per informazioni su tutti i corsi di Omero – Gli scrittori raccontano i libri scrivete qui: omero.gliscrittoriraccontano@gmail.com

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