Ecco uno di quegli albi che ci riportano subito a quando eravamo bambini. A quella dimensione un po’ magica che la natura, con i suoi ritmi austeri ma sempre pieni di poesia, sa spalancare. E che lo sguardo aperto alla meraviglia dei più piccoli sa cogliere in ogni sua sfumatura. In questa intervista di Roberta Balestrucci, Irene Penazzi ci racconta tutte le sfumature del suo bellissimo Nel mio giardino il mondo (Terre di Mezzo Editore)… anche quelle che non si vedono!

Con questo intenso contributo si inaugura anche una ricca serie di interviste e articoli condivisi con Book on a Tree, perché ci piace pensare le storie, le voci, i libri e i racconti non hanno confini, nemmeno virtuali! E soprattutto pensiamo che le cose belle e la creatività vadano condivise.

 

Non tanto tempo fa sono letteralmente caduta in un saggio dove si parlava della vita e dell’importanza delle piante. La sola locazione geografica nel mondo era un vero e proprio viaggio verso l’incantamento. Non trovavo però una vera propria meta, finché non sono incappata nel libro di Irene Nel mio giardino il mondo. Sfogliandolo ho capito il significato di “bellezza”, “narrazione” e “autenticità”, e proprio da qui vorrei iniziare a porre le mie domande (che in realtà sarebbero tantissime, ma farò la brava!).

Per raccontare in modo così reale e genuino la tua storia, credo sia fondamentale usare degli occhi bambini. Quanto hai usato quegli occhi, i tuoi occhi bambini, per raccontarci il mondo meraviglioso che si trova in questo giardino?

Ho usato i miei occhi bambini per tornare la bambina che ero in questo giardino, che è quello della casa dei miei genitori dove ancora abito, e dove ho trascorso l’infanzia, insieme ai miei fratelli. E per ritrovare i giochi, le scoperte, le storie che inventavamo, e un grande sogno: quello di poter abitare veramente fuori casa, in un luogo che potessimo fare nostro, montando la tenda, o costruendo casette, capanne e abitazioni di tutti i tipi.

Cosa hai provato nel raccontare attraverso un silent book la vita? Il suo svilupparsi e crescere? Cos’è che ha scatenato in te quest’idea?

Il silent book è nato proprio dall’idea di raccontare questo sogno realizzato: trasferirsi finalmente in giardino, in totale autonomia e libertà. Una libertà che rispetti i ritmi e la cura del luogo che ospita i tre protagonisti, e degli animali che ne fanno parte.
Non saprei definire quello che ho provato durante la realizzazione, solo mi è sembrato fosse tutto pronto, dentro di me, per essere raccontato con le immagini, senza le parole. Anche se ogni volta che mi trovo a raccontare la storia insieme ai bambini (o agli adulti) che incontro, ecco che prevale la gioia, e la continua scoperta, di un viaggio in giardino lungo un anno, che continua senza fine.

I protagonisti sono bambini. Bambini che piano scoprono un mondo che forse conoscono in maniera superficiale, o forse quelli siamo noi adulti visto che i tuoi personaggi scoprono e “lentamente” costruiscono il loro stare nella natura, il loro stare al mondo. Quanto hanno influito le tue scelte narrative nell’utilizzo della tecnica che hai usato per illustrare la tua storia?

Dopo averle provate tutte (le tecniche), sono arrivata alla conclusione che avrei usato le matite colorate (anche se ora che ci penso, come avrò fatto a voler disegnare veramente tutte quelle foglioline una per una?), ad eccezione dei tronchi degli alberi, che hanno una base ad acquerello. La matita mi permette di lasciare un segno immediato, calcato, e definire contorni in poche linee. Quello che mi interessava di più era il bianco, il respiro, lo spazio per scoprire e lentamente costruire lo stare nella natura, lo stare al mondo, di chi quel mondo lo vive, oppure lo osserva.

Con i tuoi neri e azzurri ci regali una vera e propria poesia per immagini. Ma vale davvero per tutto il tuo lavoro. Com’è stato scegliere e comporre la tua storia? Quante ne sono nate durante gli incontri con i bambini?

Rispetto all’idea iniziale, agli schizzi e allo storyboard, devo dire che ho fatto veramente poche modifiche. Ogni tavola è piena di ricordi, emozioni, esperienze vissute o in parte immaginate: la cosa più difficile è stata forse dover scegliere cosa tenere e cosa no, perché di materiale ce ne sarebbe ancora moltissimo!
Durante gli incontri con i bambini ogni piccola storia personale diventa una finestrella sulla pagina, che si apre soprattutto sugli animali, ma non solo. A poterle creare veramente, sarebbe un libro talmente ricco di sorprese e storie da diventare fin troppo pensante!

I tuoi protagonisti vivono in totale simbiosi con il loro giardino. Vederli vivere, scoprire la natura, la vita nel loro giardino trasmette una vera e totale serenità. Quando eri piccola avevi un albero “casa”? Un albero rifugio?

Fin da piccola ho imparato che quando sono nata i miei genitori hanno piantato una quercia per me, ed è sempre stato quello per me un albero speciale, tra tutti gli alberi del giardino. E lo stesso vale per i miei fratelli.

Stai lavorando a nuovi progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

C’è l’ingrandimento di una foto, in cucina, che ritrae me e i miei fratelli lungo un sentiero in montagna. Ecco lo spunto per una nuova storia, ambientata ad alta quota, lungo un percorso pieno di avventure. Questo è il prossimo viaggio che vorrei intraprendere.
Ma non solo quello…

 

Siete curiosi di leggere altre interviste e altri racconti? Entrate con Spinginuvole nella Bot Room, la stanza virtuale dove Book on a Tree rinchiude ogni tanto qualcuno da uno dei suoi rami – autori, illustratori, grafici, editor, project manager… – per quattro chiacchiere informali, più o meno!

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