Alcune verità sono dolorose, ma necessarie. Perché portano risposte e permettono di crescere. Ma per ogni verità c’è anche un momento giusto per poterla accogliere. Su questa idea Silvia Vecchini e Sualzo hanno costruito una bellissima storia, che parla di perdita e ritrovamento, di buio e luce insieme. E si srotola attraverso un’estate fatta di ricordi e nuove avventure… 21 giorni per l’esattezza, 21 giorni alla fine del mondo (Il Castoro), come recita il titolo.

 

Silvia Vecchini e Sualzo

Un lago illuminato solo dalla luna e due ragazzi su una zattera che cercano di attraversarlo. Con un segreto da riportare a galla. Da questa immagine è nata l’idea dell’ultimo graphic novel firmato da Silvia Vecchini e Sualzo, 21 giorni alla fine del mondo (Il Castoro), che ci porta per mano sulle sponde di uno specchio d’acqua che solo apparentemente è fermo. Il paesaggio immortalato ci regala bellissimi scorci del lago Trasimeno, luoghi ben conosciuti dai due autori, che tra le pieghe della storia ne restituiscono con grande intensità il legame affettivo. Ale e Lisa, amici inseparabili da bambini, finalmente si ritrovano dopo quattro anni di lontananza e di silenzi. Dal giorno della tragica morte della madre del ragazzino nelle acque del lago. Hanno pochi giorni per riannodare la loro amicizia e ricostruire la zattera lasciata a metà l’estate in cui tutto è cambiato: 21 giorni per scoprire una verità tenuta nascosta dal dolore, 21 giorni per ritrovare sé stessi e la propria strada. Accanto, un mondo di adulti un po’ traballanti, ma in fondo ben presenti, ciascuno dei quali porterà qualche indizio per aiutare i due ragazzi a comprendere. Ad arrivare alla verità per gradi e poter così uscire dal “sentiero paludoso”, come recita l’haiku all’inizio del libro. La storia è scandita dai i principi del karate, lo sport amato da Lisa, 20 dettami più 1, il suo: Rialzati sempre e prova a essere felice! Un incoraggiamento per tutti a trovare la propria strada e il proprio modo di affrontare le difficoltà. Ricordandosi che c’è sempre una via d’uscita e che non si è mai soli.

Ho molto amato 21 giorni alla fine del mondo perché arriva al cuore e parla al lettore con onestà e rispetto. Ognuno, saprà trovarvi, a livelli diversi, un po’ di sé.
È un libro che sa toccare temi delicatissimi con il garbo e l’intensità di una poesia, proprio come i versi di Silvia Plath che tornano a galla insieme alla verità nascosta dal lago. Regalandoci una densità di significati, immagini ed emozioni che resta a lungo. Perché quella dipinta da Silvia Vecchini e Sualzo non solo è una bellissima e toccante storia sull’importanza della verità, ma anche una riflessione profonda sulla comprensione del momento in cui questa verità può essere necessaria. Accolta e compresa.

Curiosi di scoprire quali libri hanno portato Silvia Vecchini e Sualzo sotto l’ombrellone di Spinginuvole? Prendete nota…

 

3 libri per ragazzi

PICO BOGUE. IO E LA VITA, di Dominique Roques e Alexis Dormal (Donzelli)
Un fumetto uscito già da qualche tempo ma assolutamente da recuperare. Il mondo di Pico è quello di un ragazzino: mamma, papà, la sorellina Ana Ana, il nonno, gli amici, la scuola, i giochi, le avventure.
Il libro presenta “gag” autoconclusive nella scia della tradizione francese. Piccole storie in cui il disegno mantiene l’immediatezza e la vitalità dello schizzo, non cedendo alla ormai consolidata prassi della colorazione digitale, sfoggiando dei bei acquerelli dalle tinte calde. Della striscia comica ha l’impostazione delle inquadrature, che fa un grande ricorso alla camera fissa per ogni gag, delle storie più articolate (diremmo oggi graphic novel) ha uno sviluppo orizzontale senza reiterazioni ad uso comico.
Pico somiglia al Piccolo Nicolas, a volte è filosofico come Linus o Mafalda, fa domande dirette, esprime le sue opinioni e sentenze. Con leggerezza e ironia mette in luce le contraddizioni in cui cadono gli adulti e mostra una volta di più la sapienza e la lucidità dello sguardo dei bambini e dei ragazzi.

IL GRIDO DEL LUPO, di Melvin Burgess (Equilibri)
Un libro sorprendente per la capacità di creare la suspense e mantenerla viva per tutto il tempo della narrazione. La caccia agli ultimi esemplari di lupo in Inghilterra diventa una lotta tra la natura che mostra tutta la propria sapienza necessaria alla sopravvivenza e un uomo che insegue in maniera implacabile il proprio obiettivo, essere colui che sterminerà l’ultimo esemplare di una specie. Il protagonista, un giovane lupo, conquista la scena poco a poco e sempre di più, ogni volta che altri esemplari vengono uccisi. Il lettore ha il tempo di crescere con lui, imparare, fortificarsi, farsi più esperto nella strategia e alla fine è pronto per l’incontro con il cacciatore. Una danza in cui ci si scambia ripetutamente il ruolo di preda. Un libro straordinario sulla vita selvaggia, sull’alleanza possibile tra uomini e animali, sulla violenza cieca del male, sulla stupidità di chi non riesce a vedersi come parte di una realtà che lo supera.

AFK, di Alice Keller (Camelozampa)
Una scrittura tesa e frammentata per raccontare uno snodo fondamentale nella vita di due fratelli, Gio ed Emilia. Gio è quello che potrebbe definirsi uno hikikomori, un ragazzo giovanissimo ma che ha già scelto di ritirarsi dalla vita sociale. Il mondo per lui si è ristretto ai metri della sua camera ed è legato alla connessione del suo computer. Emilia è più grande, è diversa, sta vivendo un amore che la cambia e la fa sbandare, non tiene la propria strada, smette di usare la testa. Pensieri come un flusso, interrotti a volte da comandi digitati su una tastiera, comandi che nella vita reale non fanno accadere niente, non ti salvano, non aprono porte o passaggi segreti. Per cavarsela occorre tornare connessi con se stessi, con la vita, con l’altro più vicino che abbiamo. E quando si ha un fratello, basta bussare alla porta della stanza accanto perché la vita di entrambi abbia una svolta.

+ 1 per adulti

FUORI DA NOI. Cose, piante, città (Nuova Editrice Berti)
Una raccolta di racconti in cui Giovanna Zoboli, scrittrice ed editrice, si muove come per ricercare tracce, presenze, momenti rivelatori e cruciali nascosti in oggetti (tra tutti, i libri), giardini, animali, luoghi frequentati e amati oppure attraversati soltanto con il pensiero. La scrittura di Giovanna Zoboli in questi racconti ha la consueta esattezza ma è come se brillasse maggiormente per il piacere di vagabondare, procedendo passo passo senza preoccuparsi troppo del percorso, stando pronta a scartare appena arriva un ricordo, una suggestione, un particolare che si fa più evidente e chiede tutta la sua attenzione. “Cose, piante, città” è il sottotitolo del libro che, richiamando il gioco di nominare ciò che si conosce, indica la natura di esplorazione e compilazione del libro. Una ricerca divertita, piena di sorprese e dettagli che rende il libro una meravigliosa lettura sulla grandezza dell’infanzia, la sua altezza e profondità, sulle sue avventure piene di pensiero e su quanto gli interessi accesi, le possibilità intraviste o intuite negli anni di formazione possano diventare una parte di quella cosa così misteriosa e indiscutibile che è la propria vera natura.

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