Raccontare una mostra non è mai cosa facile. Soprattutto quando il percorso a cui vorresti dare forma è complesso e pieno di suggestioni, pone domande, a volte dà risposte, spesso diventa un riflesso della tua esperienza. Insomma, collega il tuo immaginario a nuove, inaspettate prospettive. Proprio come fa Peppo Bianchessi nella sua mostra L’INK.

Il minuscolo sbaffo di inchiostro che fa da apostrofo tra L e INK fa in modo che una parola inglese ne contenga due di lingue diverse. O, meglio, un articolo italiano e un’altra parola inglese. Grazie a questo, il «Collegamento» diventa L’Inchiostro. È quello che faccio io: usare l’inchiostro per collegare cose. Pensieri, parole, lingue, video, canzoni. Che scorra su un foglio di carta, che sia scrittura o calligrafia, delinei le figure dei quadri, sia progetto o si fissi su tela attraverso la stampa digitale, è sempre inchiostro: moderno o antico, tracciato a mano o impresso.

Peppo Bianchessi

Più che una mostra, L’INK è un vero e proprio viaggio nel colore, nella forma, nelle parole. Un viaggio che ho avuto modo di sperimentare in uno speciale allestimento realizzato in collaborazione con Book on a Tree lo scorso luglio a Cavatore, un suggestivo borgo a pochi chilometri da Acqui Terme (AL). E nel cuore del borgo, una dimora medievale, Casa Felicita, le cui mura spesse stratificano le storie e le voci di chi ha attraversato i suoi locali. Non poteva esserci luogo più affascinante e più adatto ad accogliere le storie e le voci di Peppo. Sì perché Peppo Bianchessi non ha solo una voce, ma tanti modi diversi di attraversare la realtà. Scomponendola e rimodellandola secondo un percorso creativo che scavalca i limiti, apre nuove vie e spalanca la meraviglia.

Peppo Bianchessi, durante la sua mostra L’INK, allestita a Casa Felicita, a Cavatore (AL)

E l’inchiostro rappresenta il collegamento per eccellenza. La maggior parte dei lavori esposti nella mostra, che nei prossimi mesi vedrà molto probabilmente anche una tappa oltreconfine (ma per ora non possiamo svelarvi altro!), appartengono alla produzione degli ultimi 6/7 anni e raccolgono la grande varietà dei suoi interessi: ci sono i quadri del Peppo pittore, ma anche opere che si legano alla sua esperienza di grafico e pubblicitario dove si riflette sul rapporto tra arte e comunicazione pubblicitaria; e poi ci sono i progetti nati dall’incontro con altri autori e artisti, dialoghi a più voci in cui entrare con tutti i sensi accesi. “Quello che le accomuna è il fatto che a me piace porre domande e creare nuovi spunti di riflessione. Per questo mi capita di mettere insieme due elementi contrastanti: accostati rappresentano un punto di domanda, ma se provocano un momento di perplessità significa che l’accostamento funziona!” Così Peppo mi spiega i salti della sua arte tra pittura, scultura, video, grafica, scrittura.
Il suo è un lavoro che costringe a fermarsi, lasciando scivolare oltre tutta la scia di immagini e informazioni che ogni giorno ci scorrono davanti. Resta quello che in qualche modo ci appartiene un po’, e lascia un segno come l’inchiostro sulla pagina. Le sue opere stupiscono perché innescano interrogativi, svelano i paradossi della contemporaneità e le fragilità del quotidiano. E se ti fermi ad ‘ascoltare’, raccontano storie.

 

È il momento di mettersi in ascolto

Entrare nel mondo di Peppo Bianchessi significa necessariamente dare spazio ai sensi, ascoltare le storie con occhi, orecchie e mani. E se ti trovi in un luogo speciale come Casa Felicita, anche con il naso… perché si sa, i piccoli borghi, hanno molto da raccontare anche attraverso gli odori. Come quelli che si sentono entrando nella cantina della dimora, dove è esposta, appesa al soffitto a volta, una grande tela su cui è proiettata una riproduzione dell’Ultima Cena di Leonardo composta da tante minuscole scritte: un lunghissimo elenco di condannati a morte e del menu delle loro ultime cene. Le ultime cene è anche il titolo dell’installazione: ti fermi a leggere, non puoi farne a meno, e cominci a immaginare piatti e forchette, tintinnii sulla ceramica e mani che tremano. In un contrasto stridente tra l’dea di cibo come sostentamento e quella dell’attesa della fine. Il momento in cui la vita del condannato si consumerà.

Nell’idea di Peppo, quella è l’ultima opera della mostra, quella che ti lascia un nodo nello stomaco da sciogliere e domande a cui rispondere. Cominciare la nostra chiacchierata da lì è stato spiazzante… ma non è forse l’effetto voluto dalla sua arte?

La copertina de Il Vermo (Rizzoli)

Nel percorso di L’INK si incontrano anche le immagini tratte da alcuni libri illustrati dalla sua matita visionaria. Ad esempio Il Vermo (Rizzoli), il libro in formato leporello (lungo più di 8 metri!) realizzato in collaborazione con Aidan Chambers, che racconta una storia di mistero, di memorie, di guerra e di una creatura fantastica che si nasconde tra le pieghe dell’opera. Seguirla significa srotolare una storia nella storia.

In un’anteprima molto esclusiva Peppo mi guida poi tra le tavole del suo nuovo libro in uscita a fine ottobre (ne parleremo prestissimo), La notte della balena (Rizzoli), una storia che molto ha a che fare con la memoria e gli affetti a lui più cari. Un’opera che ha il sapore delle stelle, quando i cieli tersi sembrano farle piovere direttamente sulla punta della lingua.
Ma L’INK non è solo un brivido che ti attraversa o una magia, ma è anche un viaggio che ti fa attraversare con disincanto la contemporaneità: incontriamo gli Instadrammi, un monito all’uso e all’abuso delle informazioni quotidianamente ci raggiungono attraverso la tecnologia.

La stessa tecnologia che ci permette l’accesso alle informazioni, ne spezza la comprensione con un bombardamento costante di piccole ossessioni, dubbi, ripetizioni e alternative non richieste, Né necessarie. E questo rende tutti un po’ più stupidi, di certo non aiuta i giovani a diventare padroni della loro intelligenza…

Dalla spiazzante contaminazione tra opere d’arte iconiche e univarsalmente riconosciute e la comunicazione pubblicitaria nasce poi la serie degli Ikehacks, che riveste i grandi dipinti della storia dell’arte (da L’ultima cena leonardesca al Cristo morto del Mantegna, passando per La camera di Vincent Van Gogh ad Arles) di scritte pubblicitarie altrettanto note, creando un cortocircuito dell’attenzione e uno sradicamento delle certezze.

Anche la certezza, che può apparire impossibile da sradicare, di aprire un libro e poter entrare in una storia attraverso la lettura e l’osservazione delle immagini, è stata rivista e riattraversata dalla personale visione di Peppo Bianchessi, che nel progetto Improbabilibri si è mescolata a quella di molti altri autori come Davide Morosinotto, Pierdomenico Baccalario, Davide Calì, Tommaso Percivale, Aidan Chambers e Melvin Burgess. Ed ecco che l’oggetto-libro non è più solo fatto di pagine scritte, illustrazioni e copertine, ma viene esplorato ed esploso in tutte le sue potenzialità. Un progetto che nasce dall’urgenza di ascoltare e, in qualche modo (naturalmente non convenzionale), catalogare le idee. Idee condivise.

Mesi fa ho chiesto ad alcuni amici scrittori una cosa difficile: darmi uno o più titoli del “libro dei loro sogni”; quello che avrebbero voluto scrivere ma che, per una ragione o per l’altra, non hanno mai fatto. Un libro possibilmente impossibile per dimensioni, difficoltà o lunghezza.
La mia idea iniziale era quella di farne dei “finti libri” e dipingere dei quadri che ne rappresentassero la copertina. Dalle risposte che ho ottenuto (e non ho ottenuto) mi sono accorto di aver sottovalutato la complessità dell’impresa: avrei dovuto prevedere che per uno scrittore fosse difficile pensare di NON riuscire a scrivere un libro, per quanto “impossibile” e, in secondo luogo, avrei dovuto prevedere che le risposte in alcuni casi potessero essere così articolate da farmi rivedere i piani iniziali… fantastico!

Ed è così che sono nate delle vere e proprie scatole magiche, architetture di storie che hanno la capacità di trasportarci dentro piccoli grandi mondi: Il condominio sotto il mare (di Davide Calì), Il coccodrillo (di Davide Morosinotto), la Collana di libri gialli (di Pierdomenico Baccalario), Il libro proibito del design, La fuga (il libro-gabbietta), Una Porta Libro, i Manoscritti Illuminati…

 

E mentre mi perdo (sognante, lo ammetto!) tra le non-pagine di questi libri improbabili, Peppo mi chiede quale sia il Mio Libro Impossibile. Ci devo pensare, ma credo abbia la forma di un’altalena che oscilla sul limitare tra immaginazione e realtà, memoria e aspirazione. E non so mai da che parte saltare.

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