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BLUME in tedesco significa bocciolo. Un fiore in potenza che sta per aprirsi, ma è ancora fragile

Spesso la fragilità è lo specchio di un vissuto difficile, mescola memoria e presente, si annoda a esperienze ai margini di una presunta normalità e a realtà ‘diverse’. BLUME è uno spettacolo che porta in scena tutto questo e parla di “diversità” come aspetto caratterizzante, non ghettizzante, ma piuttosto inteso come valore aggiunto e termine di confronto e di scambio.

Sul palco del Franco Parenti di Milano, questa sera alle 21 e domani alle 10, sotto i riflettori questa volta ci sono tante storie, che si aprono al pubblico esattamente come i petali di un fiore: delicate e forti nello stesso tempo, toccanti e vere, profondamente reali. Storie vissute e raccontate qui, con un’onestà disarmante, che mette a nudo l’attore, ma anche lo spettatore. A portarle in scenail gruppo torinese LiberamenteUnico.
In una modalità che non ha potuto non ricordarmi il teatro di Pippo del Bono, quei suoi spettacoli corali in cui attori ‘fuori dal coro’ catalizzano l’attenzione con forza dirompente. E parlano di guerra, depressione, malattia, ma anche di rinascita e nuove occasioni.

Proprio come di rinascita parlano i protagonisti di BLUME, spettacolo finale del progetto IN VERDIS, percorso artistico-sociale di teatro, danza e movimento portato in scena da tredici ragazzi dai 14 ai 25 anni provenienti da realtà diverse: italiani, stranieri, down, autistici, adolescenti con alle spalle storie di bullismo e depressioni. Tredici rappresentanti di una umanità in cerca di dialogo e ascolto, chiamati a rappresentare la sfida della coesistenza, della comprensione, dello scambio.

La trama di questo spettacolo pieno di dolore e poesia, di fragilità e coraggio, è un insieme di gesti, movimenti, sguardi e parole che raccontano le stesse vite dei ragazzi in scena, un insieme di vissuti sublimati dalla regista e direttrice artistica di LiberamenteUnico, Barbara Altissimo, con la drammaturgia di Emanuela Currao e musiche di Didie Caria, eseguite dal vivo; un lavoro che fa dei ragazzi gli attori a tutto tondo di questo lavoro, pienamente coinvolti nel processo creativo.

La possibilità di esibirsi sul palco del Franco Parenti rappresenta per questi ragazzi uno straordinario successo, un momento di svolta nel loro percorso di crescita fatto dentro e fuori LiberamenteUnico. Abbiamo camminato insieme. Abbiamo cercato di capire se poteva esserci un modo di convivere e far agire insieme anime e realtà così diverse. Senza buonismo, senza retorica. Non c’era una risposta scontata. Siamo inciampati in pregiudizi, stereotipi, fastidi ma non abbiamo mai abbassato lo sguardo, abbiamo voluto guardarli in faccia, gli abbiamo dato un nome e lo abbiamo raccontato.

Barbara Altissimo

 

Le storie fuori e dentro il palcoscenico (e del perché BLUME è uno spettacolo da andare a vedere assolutamente)

 

Loveth, 20 anni, è una ragazza arrivata dalla Nigeria via Libia-Lampedusa.

Ha alle spalle il calvario della Libia e l’arrivo sul barcone a Lampedusa, dove è stata soccorsa dai volontari italiani. Per vie rocambolesche è riuscita ad arrivare a Torino, da una zia, ma non poteva stare con lei perché era senza documenti. Ora fa la gelataia part time e grazie al meraviglioso gruppo di Liberamenteunico, ha imparato l’italiano (notevole la storia che racconta di come ha cominciato a familiarizzare con la lingua, ha sempre con sé un abbecedario che le ha regalato un volontario a Lampedusa) e ha trovato una sua particolare strada per l’integrazione.

 

Chiara, poco più di trent’anni, è una psicologa che fa parte del gruppo proprio come ‘protagonista’, facendo terapia in questo modo.

E poiché nella vita le coincidenze non esistono, la cosa curisosa è che Chiara, che per lavoro aiuta i minori con problemi psicologici, ha ritrovato sul palco di Liberamenteunico proprio uno dei suoi assistiti, un ragazzino vittima di bullismo, che aveva avuto in cura per una grave depressione. Senza saperlo, hanno di nuovo incrociatole loro strade.

 

Anna e Marco, circa 20 anni, fanno parte del progetto BLUME fin dai primi tempi. A parte la giovane età che li accomuna sono molto diversi l’una dall’altro.

Tranne che per una cosa: la timidezza. Anna è una ragazza alta e snella con un corpo flessuoso e dei bellissimi e lunghissimi capelli rossi. Frequenta l’università. Marco è nato con un ritardo cognitivo accompagnato da una forma di autismo. Porta degli occhiali spessi e si nasconde dietro un buffo paio di baffi.
Marco e Anna sono timidissimi, molto chiusi, ognuno ovviamente per ragioni diverse. Per mesi Marco ha assistito agli incontri seduto in un angolo, senza proferire neanche una parola. Il suono della sua voce era letteralmente un mistero. Anna partecipava agli incontri facendo molta fatica, a volte ritraendosi dagli esercizi per timidezza, senso di inadeguatezza, paura.
Ma il tempo, la forza del gruppo, l’aiuto reciproco di tutti i ragazzi hanno completamente trasformato questi due ragazzi: Anna ha sciolto i suoi bellissimi capelli ma soprattutto ha sciolto la sua anima regalandoci un pezzo della sua storia che è diventata una parte fondamentale dello spettacolo; Marco per tutta la settimana freme in attesa degli incontri col gruppo, è partecipe e attento, ricorda perfettamente tutto quello che deve fare e soprattutto ha tirato fuori la sua voce.

 

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