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Questa settimana ospitiamo il contributo di Damiana Lucentini, che ci racconta echi e riflessioni arrivate dalla lettura dell’albo E poi viene il momento, di Pierdomenico Baccalario con illustrazioni di Anna Pirolli (Salani). Un piccolo libro che arriva dritto al cuore e tocca corde profonde. Perché a battute calibratissime e con la forza di illustrazioni dai colori densi, ci ricorda che la vita è fatta di stagioni, piccoli passi, grandi conquiste e anche di strappi. Ognuno, inevitabilmente, ci vedrà un po’ di sé. Ed è questa la sua potenza.

 

E poi viene il momento appartiene a quella categoria di libri apparentemente per bambini, che sono in realtà in grado di sconquassare il cuore anche a un adulto.
La prima volta che l’ho letto, sono rimasta parecchio a pensare al titolo: la scelta della parola “momento”.
A grandi linee, con buona dose di semplificazione che la sintesi necessariamente comporta, Baccalario descrive una serie di “momenti” che si ripetono, uguali e diversi, a seconda delle fasi della vita: il momento di diventare grandi, di fare grandi progetti, di non avere paura, di imparare nuove cose, di trovare nuovi amici, di fare grandi promesse.
Complici altre letture ed altre suggestioni, avrei, a primo impatto, pensato al giorno come all’arco di tempo in cui accadono cose e, di conseguenza, cambiamenti dentro di noi. Ma invece, pensandoci, le piccole e grandi cose accadono in un momento e spesso è proprio un istante che delinea, irrimediabilmente ed inesorabilmente, un “prima” ed un “dopo”.
È il momento che fa la differenza e saperlo cogliere e vivere quando si manifesta è una fortuna ed un dono di grande consapevolezza.
Ho capito allora il senso del libro – il senso per me – e perché tanta meraviglia fosse in grado di scuotermi così nel profondo.
La vita, in fondo, e tutte le sue cose, le esperienze, le cadute, le emozioni che fanno tremare le gambe ed il cuore sono racchiuse in tutti quei momenti.

Il momento di diventare grandi è sempre una sfida e una promessa che, fin da piccoli, dobbiamo a noi stessi. C’è sempre uno spazio di crescita ed è per questo che bisogna leggere, viaggiare, capire, conoscere. Le prime sfide della vita, i primi traguardi. E non è un caso che autore e illustratrice insieme abbiano scelto, per questi momenti, immagini di traslochi: il luogo è una parte costitutiva del nostro essere e cambiarlo, sperimentare altri posti ed altre persone che siano “casa” significa lasciare andare qualcosa per essere pronti ad aprirsi a qualcos’altro.
Su questo credo anche che il momento di fare progetti, di non avere paura e di imparare cose nuove sia un ulteriore corollario esistenziale della costruzione continua che ciascuno di noi dovrebbe fare e dare per se stesso.
Però, se devo essere sincera, e non posso non esserlo nelle suggestioni di un libro così, è il momento di fare le grandi promesse che mi ha colpito di più.
Quel momento, quei momenti delle promesse credo che, con varie sfumature, abbiamo tutti profondamente racchiusi da qualche parte dentro di noi. Sono vividi, esattamente percepibili; non basterebbero mille parole per raccontarli e questo perché non possono essere raccontati.
Ecco, allora, che solo nominarli ed accompagnarli a dei disegni meravigliosi e così densi di significato rende tutto palese.

Vi racconto, allora, per me, cosa ci ho visto nel momento delle grandi promesse.
Due cose: l’amore e l’assenza, soprattutto, perché in fondo possiamo raccontarci che la vita sia complessa, quando, invece, si muove lungo questi due estremi.
Esserci o non esserci, in tutti i modi, tempi e luoghi che questo può significare.
Il momento di fare promesse è quello in cui ti impegni, prima ancora con te stesso che con l’altro, di esserci: si può fare in tanti modi, ma l’immagine di due ombre abbracciate in un bosco, sotto un cielo di stelle stilizzate è la più bella che si potesse trovare.
Chiunque ha avuto il dono di essere parte di una promessa d’amore così non può non ricordarsi proprio quel momento, quell’istante fatto di occhi che s’illuminano, mani che si cercano, cuori che si sentono.
Ed ha ragione l’autore, è un momento, perché che duri o no è un istante di pienezza di vita tale che non vi è tempo che possa descriverlo, o diminuirne o aumentarne il valore.
Se chiudo gli occhi questo è il mio momento: non le attese del prima, né le gioie o i dolori del dopo; solo il profumo d’aria e di mare, il sapore di un bacio e di parole sparse, la consapevolezza di voler fare una promessa d’amore, senza sapere nulla del dopo perché nulla c’era da sapere.
Il momento di fare promesse, però, è anche quello dell’assenza.
In questo caso, la cesura fra il prima ed il dopo assume connotati e contorni totalmente differenti.

Cosa e a chi si promette quando chi si ama non c’è più? Promettiamo a noi di riuscire comunque a dare colori alle cose e ai giorni, anche se tutto sembra d’improvviso nero; promettiamo di ritrovare un nuovo baricentro quando il mondo pare sottosopra.
A chi non c’è più promettiamo, o forse dovremmo promettere, di continuare ad essere ciò che eravamo insieme, affinché l’individualità di chi resta possa portare in sé l’amore di chi se ne è andato.
In questo caso, il mio momento di fare grandi promesse è stato sperimentare la vita dopo la mancanza di mio nonno, in una realtà che facevo fatica a riconoscere, però promettendomi e promettendoci che la sua assenza sarebbe stata invece presenza.
Sono momenti, davvero, quelli in cui cambia tutto, fuori e soprattutto dentro noi.

La ricchezza e bellezza di E poi viene il momento è, per me, racchiusa soprattutto in questo: avermi restituito la consapevolezza del valore di uno spazio temporale infinitamente più piccolo del giorno, ma molto più denso dal punto di vista esistenziale. In un giorno ci sono tanti rumori, tanti fatti, tante cose: il momento, invece, è quello lì, solo quello lì.

 

Chi è Damiana Lucentini

Economista con velleità letterarie, ho fatto dei numeri e dei conti la mia professione ma mettendo sempre al centro le persone, le relazioni, le parole. Credo nei cambiamenti, nella meraviglia, nella possibilità kerkeegardiana. Ho un legame profondo con il mare, ogni mare. Per me la felicità è suonare il mio sax con un sottofondo di onde.

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