Un dettaglio della copertina di Piccole Donne, di Louisa May Alcott, con illustrazioni di Sergio Varbella (ElectaJunior)

Intervista

di Mariapaola Pesce

 

Gennaio 2020 sembra essere stato un mese fortunato per chi ama Piccole Donne: possiamo goderci una nuova versione del film, con un cast di tutto riguardo e un punto di vista originale per raccontare un grande classico, e leggere l’edizione del romanzo a fumetti che Electa Junior ha appena portato in libreria. Sceneggiatore e autore delle tavole è Sergio Varbella, a cui ho chiesto di parlarmi del suo rapporto con questa storia al femminile, affascinante come un grande classico, e come tale altrettanto ingombrante.

 

Piccole Donne rappresenta una pietra miliare della mia formazione, l’ho letto circa un milione di volte e lo consiglio continuamente. Per te com’è andata? Avevi letto il romanzo? Avevi qualche pregiudizio o aspettativa?

Conoscevo la storia a grandi linee, ma non avevo mai letto il romanzo. Da bambino l’avevo scartato non tanto per un pregiudizio nei confronti di protagoniste femmine – all’epoca ho letto qualche Nancy Drew, per dire – quanto per la trama, che non mi interessava perché a quell’età volevo solamente avventura e mistero, e quindi leggevo Verne, Stevenson, Ellery Queen, Agatha Christie e autori del genere.
Viceversa, quando c’è stata l’opportunità di fare un classico dell’infanzia a fumetti, non ho avuto dubbi nello scegliere Piccole Donne. Primo perché ero curioso di leggerlo, secondo perché è più in linea con i miei gusti attuali: è una storia tutto sommato minimalista, con poca azione, tutta volta a far emergere i caratteri dei personaggi e le dinamiche che si creano tra di loro, che è esattamente quello che cerco attualmente in una storia. Il romanzo alla fine mi è piaciuto molto, al netto di un’eccessiva verbosità tipicamente ottocentesca.

Abbiamo gusti simili, e parecchie letture in comune, comprese Nancy Drew! Che rapporto avevi con le ragazze March prima di realizzare questo fumetto? E al termine del lavoro

Non avendolo letto in precedenza non conoscevo bene le protagoniste. Mi ero fatto un’idea vaga di Jo come di una ragazza anticonformista e decisa a seguire il suo sogno di diventare scrittrice fino in fondo, senza farsi condizionare dalle aspettative della società, e in effetti quando poi ho letto il libro l’ho ritrovata proprio come me l’ero immaginata.

Hai scoperto qualcosa di particolare sui loro caratteri – in positivo o negativo?

Non conoscevo affatto Meg, Beth e Amy, per esempio. Tutte e quattro le sorelle March hanno caratteri molto marcati (Beth la timida, di Jo abbiamo detto, Meg più matura e responsabile, Amy capricciosa e infantile), caratteristiche che creano i conflitti necessari a innescare il racconto, quattro persone ben distinte tra loro, che aiutandosi a vicenda in continuazione riescono a superare le loro difficoltà individuali. Che è poi il tema portante del romanzo.

Io credo di far parte di quello che sento definire in questi giorni come l’esercito delle aspiranti Jo. Inutile dire che mi piace molto, soprattutto per la franchezza con cui si comporta con Laurie, e la decisone, anche un po’ precipitosa, con cui sostiene le proprie ragioni. Tu ne hai una preferita?

Devo confessare una predilezione per Beth, che secondo me è il personaggio più interessante e quello che mi è piaciuto di più disegnare. Ha grandi passioni ma anche una timidezza e una sensibilità eccessive che la frenano e le impediscono di viverle in pieno. Poi, povera, è anche la più sfortunata delle quattro, la Alcott non le ha risparmiato proprio niente!

Vero! Mi sa che lo devo rileggere, per andare a recuperare la figura di Beth! È appena uscita una versione del film (che non ho ancora visto) e che pare avere un approccio interessante, piuttosto distante dalle edizioni del passato. Tu sei appassionato di cinema, lo hai visto? Lo vedrai? Hai intenzione di continuare a tenerti in contatto con le Piccole donne?

Il film di Greta Gerwig non l’ho ancora visto ma lo vedrò senz’altro, magari fra qualche mese. Adesso sono ancora troppo immerso nella storia della Alcott per guardarlo con il necessario distacco.
Prima di affrontare il fumetto avevo recuperato il precedente adattamento, quello del 1994 con Wynona Rider. Per quelli della mia generazione negli anni novanta è stata un po’ l’ideale di ragazza, quella di cui eravamo tutti in-amorati, per cui l’ho trovata perfetta nei panni di Jo, e anche inconsapevolmente credo che un po’ di Wynona sia finita nella mia Jo a fumetti, specie nelle pagine in cui ha i capelli corti.
Per il futuro ci terrei molto a tenermi in contatto con le Piccole Donne, chissà, magari disegnando il resto della storia.

Speriamo che succeda: la tua versione mi piace, non solo perché adoro il soggetto, ma perché il tuo tratto è pulito, privo di fronzoli, e il tuo sguardo concentra l’attenzione sulla storia, senza sopraffarla ma dandole una atmosfera speciale. Dopo aver parlato del libro, parlaci un po’di te.

Sono nato a Torino nel 1971 ma attualmente abito ad Asti. Leggo fumetti da sempre e ho sempre voluti farli, ma ho cominciato davvero nel 2013 pubblicando dei webcomic, dopo aver lavorato per anni come grafico pubblicitario ed editoriale. Da lì ho pubblicato storie brevi, illustrato libri per ragazzi e copertine di libri e dischi. Piccole Donne è il mio primo libro a fumetti lungo e attualmente sto lavorando a un paio di graphic novel, una storia breve scritta da un altro autore che ho appena iniziato e che uscirà in un’antologia alla prossima Lucca e un webcomic sulla Corea che comincerò a pubblicare a brevissimo.

 

Non dimenticarti di farci sapere quando saranno pronte le prossime uscite, nel frattempo aspetteremo leggendo e rileggendo le storie delle tue Piccole Donne!

Condividi questo articolo: