Costruire un festival è esattamente come pianificare un lungo viaggio, di quelli che hai nel cuore da tutta la vita e che speri ti lasceranno una traccia indelebile. Arricchendoti e, magari, cambiandoti anche un po’. Anche se a volte è necessario cambiare percorso…

Avevo scritto questo pezzo diverse settimane fa, quando ancora ero in attesa di rilasciare il calendario della terza edizione di Un Ponte di storie, prima che l’ondata di preoccupazioni e restrizioni portata dal Covid-19 congelasse tutto. Il festival, che era in programma per maggio, naturalmente non si potrà tenere e stiamo lavorando per farlo slittare a dopo l’estate.
Ci teniamo moltissimo, perché vorremmo tornare a raccontarci le storie da vicino, riscoprendo la dimensione più bella, umana e naturale della condivisione. Quella fatta di sguardi, parole e gesti filtrati non da uno schermo, ma solo dall’emozione di essere di nuovo tutti insieme e poterci riabbracciare.

 

Amo l’autunno in Valtellina perché ci regala colori e profumi impagabili… insomma, se tutto andrà per il verso giusto, sono sicura che sarà comunque un bel viaggio.
Profumato di mosto e mele.

 

 

Identità in viaggio

A ben guardare, la costruzione di un festival, tutto il percorso che c’è tra l’idea e la stesura del calendario, è già di per sé un viaggio prima del viaggio: un percorso bellissimo in cui le storie si incrociano e si chiamano, le immagini (quelle che hai in testa e quelle che incontri strada facendo) si sovrappongono dando vita a nuovi paesaggi. La costruzione di un festival unisce persone che hanno in comune la passione, la voglia di mettersi in gioco e di condividere idee. E, soprattutto, di condividere le diverse modalità in cui le storie possono essere raccontate.
Le persone e le loro storie sono l’anima del festival. Ecco perché quando comincio a pensare a un nuovo calendario, penso prima di tutto a chi, nei mesi (o negli anni) che precedono il momento di disegnare la mappa, mi ha lasciato qualcosa di prezioso, un seme di bellezza che mi ha fatto star bene, sorridere, sperare, immaginare. E mi sento profondamente grata, perché alla fine i semi di bellezza che ho raccolto sono davvero tanti (così tanti che il festival potrebbe durare nostop per un mese intero) e molti sono germogliati, dando vita ad altri progetti. Avrei voluto coinvolgere tante persone in più anche nel calendario quest’anno, ma fare i conti con i tempi e lo spazio (soprattutto in una contingenza difficile come quella che stiamo vivendo oggi) non è sempre facile… e, in ogni caso, ci saranno tanti viaggi futuri! Con rotte sempre più ampie.
E se cresce il festival, cresce anche il suo team organizzativo: infatti, a bordo di Un Ponte di storie da questa edizione, accanto a me, Francesca ed Elena, è salita anche Luisa, prontissima per la nuova avventura insieme! Se volete qualche informazione sull’equipaggio, trovate tutto qui! Intanto, insieme, proprio nelle scorse settimane abbiamo fondato l’Associazione Un Ponte di storie, che per me rappresenta un nuovo mattone sulla strada che stiamo costruendo con passione.

La locandina della terza edizione di Un Ponte di storie, realizzata da Dario Moretti

Tutto era pronto per la nuova avventura: Un Ponte di storie doveva festeggiare la sua terza edizione a inizio maggio, sul filo conduttore del viaggio. Ma come accade spesso nella vita, abbiamo dovuto cambiare percorso.

Così Identità in viaggio oggi parla delle tante storie che troveranno il loro approdo a Ponte dopo l’estate, quando, si spera, saremo tornati alla serenità. Quella serenità così ben rappresentata dalla locandina disegnata dal nostro artista padrino, Dario Moretti

Le nuove date e il calendario-mappa arriveranno nelle prossime settimane: questo è il tempo della ri-costruzione e del fare nuovi programmi che guardano al dopo… e noi non vediamo l’ora di ripartire! E mai come ora, il tema scelto per la nuova edizione, mi sembra particolarmente consono: abbiamo tutti bisogno di viaggiare e se possiamo farlo almeno con l’immaginazione, non fermiamoci, perché arriverà il tempo in cui potremo di nuovo camminare, correre, volare, navigare…

Il viaggio, quello della crescita sicuramente, ma anche quello che permette nuovi incontri e nuove scoperte, sarà come sempre attraversato, indagato e svelato attraverso il filtro della letteratura, dell’illustrazione, del teatro e della creatività.
Perché si viaggia? Per scoprire luoghi, fisici e mentali, per vivere nuove esperienze, per cambiare vita e prospettive sulle cose, per arricchire le proprie conoscenze, per lasciarsi affascinare e stupire. Il viaggio è quasi sempre sinonimo di avventura ed esplorazione, perché è solo nel coraggio di cercare nuove rotte e nuove vie che impariamo a conoscere e conoscerci meglio, in un fondamentale confronto con l’ambiente che ci circonda. E poi, c’è il viaggio che ci regala l’immaginazione, che dalle rotte che tutti noi percorriamo quotidianamente ci porta lontano, aiutandoci a cambiare il punto di vista (e spesso anche l’umore).
Infine, c’è il viaggio interiore, quello più difficile, ma forse il più affascinante di tutti.

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