Conosco Paola Noé da tanti anni e ogni volta riesce ancora a stupirmi per la forza delle sue idee, che non solo mettono in campo una bella dose di creatività (che di questi tempi è un regalo prezioso), ma riescono sempre a creare nuove connessioni. Fra le persone prima di tutto, ma anche fra le cose. Quelle belle.

 

Arte, design e creatività sono le parole chiave di unduetrestella, vulcanica realtà creata da Paola, che dal 2009 non smette mai di regalare meraviglia, proponendo le più interessanti soluzioni per vivere e crescere con i bambini. E poi c’è l’emozione, fil rouge da cui parte ogni idea, ogni intuizione, ogni colore. Sì perché Unduetrestella per me rappresenta soprattutto colore: quella sfumatura che rende la quotidianità, uno spazio dove si continua a sognare e giocare. Anche quando si diventa grandi.

E proprio al gioco è dedicato il nuovo progetto di unduetrestella #iogiocoacasa #playathome basato sull’idea che i bambini hanno il diritto di continuare a essere felici anche in quarantena, e così i loro genitori. Hanno diritto di giocare, insieme. Il progetto lo potete seguire sui canali social Facebook e Instagram @unduetrestellababy ma nel frattempo io, che sono sempre curiosa, ho fatto una chiacchiera con Paola.

 

Unduetrestella è una fucina di creatività: ci racconti in cosa consiste questo nuovo progetto?

Il progetto #iogiocoacasa #playathome è nato qualche settimana dopo l’inizio della quarantena per il Covid-19. Stavamo lavorando con i designer per il Fuorisalone all’evento di unduetrestella DESIGN WEEK che, guarda caso, aveva (e avrà) come claim Go Planet Go!. Poi posticipato al 2021. Ci siamo chiesti come i nostri designer stessero vivendo la consapevolezza del presente, lo stop. Loro ci hanno sempre dato la spinta per guardare avanti, per capire il presente, ma anche il futuro del mondo dei bambini, che sono costretti a giocare a casa. Eravamo inondati da tantissimi consigli di blogger e influencer per fare lavoretti e creatività fra le mura domestiche. Abbiamo ribaltato il punto dello sguardo: i designer cosa stanno facendo, da soli o con i loro bambini? Sapevamo che non ci avrebbero deluso. E così è stato. Abbiamo chiesto ad ognuno di loro il contributo di due video da postare sui nostri social: uno più legato al prodotto, l’altro più intimo e sentimentale.

 

Il gioco sempre più spesso si lega al design: da cosa dipende, secondo te, questa tendenza?

Vorrei che fosse veramente così. Penso che il design abbia per sua natura la capacità di risolvere meglio di altro la funzionalità del gioco, perché apre a quella dimensione dell’immaginazione e della fantasia che serve a crescere. E poi a vivere.

 

Cosa significa per te giocare?

Giocare non è passare il tempo. Bensì crearne uno nuovo, in uno spazio ugualmente nuovo, capaci di amplificare le emozioni, i desideri, i sogni. Ma anche le frustrazioni. Quando non si gioca da soli, ad esempio, si impara a perdere. Perdere fa parte del gioco. E poi farà parte della vita.

 

Il tuo gioco preferito da bambina?

Dovrei dire unduetrestella. Mi piaceva. Mi ricordo che poteva essere liberatorio, ma nello stesso tempo terribile quando non riuscivo a rimanere ferma e dovevo ricominciare da capo! Mi piaceva la mia cucinetta, far da mangiare alle bambole, vestirle e svestirle. O la caccia al tesoro quando si era in tanti, ai compleanni. Mia mamma era un fenomeno nell’organizzazione.

 

E quello che fai più spesso con le tue figlie?

Adesso giochiamo ancora ma sono teenager. Parliamo di cose surreali e ci perdiamo in mondi che non esistono. Da piccole, mi ricordo il gioco del ristorante: io ordinavo dal menu e loro poi sparivano a cucinare. Poi c’era la suspance del piatto fatto e finito: “Mamma ti piace?”. E in quel momento sgranavano i loro occhietti e, dopo un attimo, “Mamma adesso cosa vuoi?”

 

Il momento di questa quarantena che non ti dimenticherai più?

L’assenza del futuro. Lo sforzo di tenere i piedi attaccati per terra con la sola consapevolezza del presente. E la domanda che frulla per la testa: “E poi come andrà?”

 

Un suggerimento: che gioco ti viene in mente pensando a Spinginuvole?

Beh, bellissimo: guardare la forma delle nuvole e vedere a che animale assomiglia. Anche questo è un gioco che ci capita ancora di fare con le mie teen. Ma, confesso, anche da sola!

 

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