La tavolozza di Claudia Santrolli

La prima volta che ho incontrato Claudia Santrolli ho pensato che avesse la luce negli occhi, quel guizzo che ti permette di trovare la bellezza nelle piccole cose, anche quando sei abituato a quelle grandi. Claudia, infatti, si occupa di comunicazione nel mondo dell’arte contemporanea e recita in teatro da quando era ragazzina, lavorando principalmente col teatro partecipato. Eccola la sua luce, che nell’oggetto che ci ha proposto si mescola anche a diversi colori.

Perché hai scelto questo oggetto e cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena? Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te? Cosa ne farai quando tutto tornerà alla normalità?

Per raccontarsi Claudia ha scelto di non rispondere in modo canonico alle tre domande (che poi le risposte ci sono tutte), ma di lasciarci un quadro (di parole). E a me sembra proprio di vederle tutte le sfumature che ci descrive.

 

Claudia Santrolli ritratta via Skype da Marco De Scalzi

Non abbiamo mai avuto una gran vista, noi in famiglia. Non quella comunemente intesa, per lo meno.

Quando mio padre era un ragazzino toglieva gli occhiali e dipingeva su una tela il mondo che appariva al suo sguardo miope, così tanto confuso da sembrare più nitido che mai. Quelle linee contorte e sbiadite si trasformavano in figure immaginarie e paesaggi surreali.

Io non sono mai stata particolarmente brava con matite e pennelli. La mia vista migliore è sempre stata quella nascosta dietro ai miei occhi, le immagini prendono vita nella mia mente e si trasformano in parole che scorrono veloci su un foglio bianco. Eppure, ora che tutto il mondo sembra un foglio spoglio, più nero che bianco, sento il bisogno di tenerli tra le mani, questi colori così vivi e materici che il bianco, o il nero, riescono sempre a spazzarlo via.

La tavolozza viene con me sul balcone di casa, un salotto di pochi metri quadri che il sole bagna di luce un’unica, preziosa, ora al giorno. Di fronte a noi, la parete ingiallita dal tempo di una scuola superiore. La campanella suona ancora a tutte le ore, ignorando il canto delle sirene. Ma i canti dei bimbi il sabato mattina, quelli proprio non si sentono più.

E allora ci proviamo, io e la tavolozza, a riempirne la facciata di colori. Campi di fiori, mondi sottomarini, cieli d’estate con lampi di stelle, spirali astratte di vita e energia.

Verrai con me, quando usciremo da qui. Dei fiori sentiremo il profumo e del mare il rumore delle onde. E dipingere sarà più semplice, quando il mondo sarà in posa ai nostri occhi. Con o senza occhiali.

Ma per ora, tutto ciò che vorremmo tanto vedere, forse stringere forte, lo creiamo noi, su quel foglio bianco e gentile dove le distanze non esistono più.

 

Claudia Santrolli
32 anni
Comunicazione nel campo dell’arte contemporanea
Milano

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