Io e Alessandro Q. Ferrari non ci siamo mai incontrati di persona. Ho sperimentato la sua sensibilità e la scrittura cristallina attraverso le pagine del suo bellissimo Le ragazze non hanno paura. E le storie, si sa, un po’ ti avvicinano (soprattutto quando ti fanno sentire il profumo di corteccia e aghi di pino). Ma a farci incontrare davvero (anche se solo attraverso uno schermo, ‘il nuovo dal vivo’) è stato proprio questo progetto. Quindi sono davvero grata agli occhiali (rotti) di Alessandro, che oltre le lenti ci raccontano di una dimensione più intima e felice, mettendoci a nostro agio. In ascolto.

 

Alessandro Q. Ferrari ritratto via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena?

Questi occhiali rappresentano per me una promessa. Le cerniere, un dettaglio troppo piccolo perché si possa fotografare (e anche questo mi sembra importante), sono storte. Sono stato io a stortarle, a febbraio. Sono bravissimo a stortare gli occhiali involontariamente, una calamità naturale. Il fatto è che questo paio era nuovo. Lo avevo appena ritirato in un ottico nel centro di Milano, in una via molto lontana da casa mia. Una via di quelle antiche, con i palazzi storici e i negozi di una volta, di quelle vie che cambiano solo per le stagioni e sono piene di persone a piedi. Studentesse e studenti che vengono da Brera, eleganti signore e signori che passeggiano, cameriere e camerieri indaffarati ai tavoli fuori. Non sono durati una settimana. Mi sono ripromesso di portarli a riparare, ma non è stato più possibile a causa della quarantena. Così sono rimasti storti. Appoggiati sulle mensole, sul lavandino del bagno, sulla scrivania, sul mio naso. Funzionano ancora, le lenti sono perfette, ma sono scomodi. Ci vedo, ma scivolano via. Ed ecco la promessa. Portarli a riparare. Tornare in quella via e farli sistemare. Non lo scrivo perché ci dovrebbe essere dietro chissà quale metafora, se ci fosse pensateci voi a trovarla. Per me è solo questo. La promessa di riparare un paio di occhiali rotti.

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te?

Non ricordo quando sono diventato miope e astigmatico. Lo ero al liceo, ci sono le foto di classe a dimostrarlo (sono di quella generazione che ha solo le foto di classe di quell’epoca). All’università portavo gli occhiali. Non mi era mai venuto in mente di sostituirli con le lenti a contatto. È venuto in mente alla mia ragazza dell’epoca. E dato che era la mia prima ragazza dirle di no mi sembrava estremamente scortese e anche un po’ rischioso. Ero convinto sarebbe stata anche l’ultima, cercate di capirmi. Ed ecco che da allora ho iniziato a mettere le lenti. Gli occhiali erano l’alternativa da casa, per i momenti di stanchezza e per il mare. Non so se siete pratici, ma lenti e sabbia (per non parlare del sale) non vanno affatto d’accordo. Questi occhiali dicono di me che quando sono a riposo, quando sono rilassato, quando sono felice, indosso gli occhiali. Quando non devo preoccuparmi di che cosa penseranno gli altri di me. E lo so che non bisogna mai badare a quello che pensano gli altri del nostro aspetto estetico, ma davvero qualcuno ci riesce? Dicono di me anche questo: esiste sempre un altro momento, un altro me. Uno che ci vede ugualmente bene, ma che nessuno conosce. A volte è molto confortante.

 

Cosa ne farai quando tutto tornerà alla normalità?

Non cambierò nulla. Li porterò a riparare e continuerò a indossarli solo a casa, al mare, quando sono rilassato e nessuno può vedermi. Li romperò di nuovo, ci mancherebbe che non ci riuscissi, e li riparerò di nuovo. Fino al prossimo paio. O al prossimo me.

 

Alessandro Q. Ferrari
41 anni
Scrittore e sceneggiatore
Milano

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