La clessidra

Oggi è il mio compleanno ed è il giorno che ho scelto per pubblicare l’oggetto che meglio di ogni altra cosa può raccontare la mia quarantena. Una clessidra, simbolo del tempo che passa e di quello apparentemente fermo. Mi ha insegnato molto in queste settimane, ha raccolto i miei pensieri e ha scandito risate e tensioni. E, soprattutto, questa clessidra è un regalo prezioso, da parte di chi conosce bene il mio amore per le cose che sanno raccontare…

 

Ritratto di Marco De Scalzi via Skype

Mi piace stare a casa, godermi i miei spazi e i miei tempi. La scelta lavorativa che ho fatto ormai quasi tre anni fa mi ha portata a lavorare molto da qui, ma mi ha anche abituata a una maggiore mobilità, all’elasticità di poter pianificare i miei spostamenti o di decidere all’ultimo minuto (e sono una specialista dell’ultimo minuto, diciamolo!). Così la quarantena ha apparentemente modificato solo questa porzione della mia quotidianità (che non è poco eh, ma neanche una rivoluzione!).
Quello che non sapevo a inizio marzo è, però, che la quarantena avrebbe cambiato di molto i miei programmi. Avevo un sacco di cose da fare: un viaggio con i miei genitori e mia sorella, qualche progetto appena avviato (e poi lasciato lì, in attesa), un festival programmato in cui tutti abbiamo messo il cuore (la terza edizione di Un Ponte di storie), i miei boschi da esplorare… Tutto è rimasto lì, dentro quella clessidra.
Inizialmente l’ho rigirata mille volte, come se potessi accelerare un ritorno alla normalità, comprimere il tempo dell’impossibilità e, in qualche modo, cancellare il senso di incertezza.
Poi ho capito che no, non era possibile: il tempo sarebbe andato avanti, scavallando le date sulla mia agenda. Così ho chiuso l’agenda e ho smesso di pensare a tutte le cose che non potevo programmare. Non ho abbandonato nessuno dei miei progetti, anzi, al limite li ho ripensati e un po’ cambiati. Ma ho smesso di concentrarmi sulle date e sul tempo che mi sembrava di perdere o di aver perso. E ho cominciato a pensare che ogni granello della sabbia della mia clessidra mi aveva insegnato qualcosa.

 

La clessidra è un regalo di mio papà (che, appunto, sa bene che amo gli oggetti che hanno una storia dentro) e solitamente sta sulla mia scrivania. Mi piace tanto guardare la sua sabbia scorrere, perché sa di un tempo lontano e delle tante mani che l’hanno rigirata. Se potesse parlare, di me direbbe che mentre la rigiro tra le dita, penso sempre alle mie montagne e alla mia famiglia. Che mi sono sentita spesso triste in queste settimane, per l’impossibilità di raggiungerli dalla mia quarantena milanese. E un po’ arrabbiata, per essermi persa la fioritura dei meli. Un rito di passaggio che segna da sempre la mia primavera. Ma direbbe anche che mi ha sentita ridere spesso con le mie figlie e mio marito. E che ci sono stati giorni in cui mi sono sentita grata per questo tempo sospeso. Perché, in fondo, mi ha permesso di attraversare la quotidianità con un passo più lento, di prendermi cura del mio gelsomino sul terrazzo (che non è proprio rigoglioso, lo so, ma fiorirà, ne sono certa!), di preparare il pane, di organizzare una piccola biblioteca di condominio, di scrivere e leggere molto godendomi ogni riga.

E, infine, di pensare a questo progetto, Ritratti – Gli oggetti (ci) raccontano, che è nato proprio mentre rigiravo la clessidra. Un pensiero in mezzo ai granelli di sabbia, che ha preso forma piano piano e ora è diventato un contenitore collettivo di bellissime storie. Ringrazio tutti quelli che ci hanno creduto, Marco in particolare, perché la condivisione è un motore in cui io credo molto. Le storie continuano ad arrivare e io ho già una nuova idea…  Ne parlerò appena riaprirò l’agenda e potrò ricominciare a fare programmi!

 

Cosa farò della clessidra quando tutto tornerà alla normalità? Resterà sulla mia scrivania e mi ricorderà sempre di quando ho fatto pace col tempo.

 

Oriana
47 anni oggi
Spingitrice di nuvole
Milano

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