di Roberta Balestrucci Fancellu

 

“Ricordate che certe cose è bene che rimangano nelle pieghe del tempo”.

 

Alle volte, però, è meglio fare in modo che in tanti le conoscano, a partire da quelle che sono le tradizioni, gli usi e i costumi di un’isola che a prima vista può sembrare un vero e proprio paradiso terrestre.

È proprio dalla “perfezione”, che alle volte bisogna guardarsi, oppure andare più a fondo, e rendergli omaggio in tutto e per tutto.
Leggendo il libro di Teo Benedetti, Lunamadre edito da Pelledoca, ho sentito quella ricerca parola dopo parola.

Leggendo la storia di Lorenzo e dei suoi amici Filippo, Carlo e Maria, si vive un po’ quella che è stata l’estate di ognuno di noi, anche quando spostandosi dentro i confini dell’isola, sempre citata, ma mai dichiaratamente chiamata con il suo nome, ci si sentiva “forestieri”.

Tutti gli elementi riportano alla Sardegna, ma trovo la scelta di non identificarla con il suo nome, molto generosa e intelligente. Ogni lettore ha il suo posto dell’anima e di appartenenza, dal quale ci si sposta per ovvie ragioni, dove le nonne e gli amici ci aspettano, e dove chi arrivava da un paese un po’ più grande o da una città si sente, o sentiva, comunque lo “straniero” di turno.

I modi di fare e vivere la quotidianità possono cambiare, seppur in minima parte, ma alla fine ognuno di noi ha vissuto una personale avventura varcando spesso il limite dell’Altrove.

Quella che Teo Benedetti ci racconta in Lunamadre permetterà sicuramente a ogni giovane lettore di viverne una nuova, di lasciarsi trasportare dalle pagine e dal racconto scritto magistralmente dall’autore, e per noi adulti è sicuramente un modo per rivivere la nostra infanzia nella sua totalità, e pensare a come il coraggio che abbiamo avuto in un certo periodo della nostra adolescenza sia in qualche modo cambiato, forse anche la curiosità.

Uno dei “motori” di lettura che porta il lettore ad andare avanti, è a parer mio, il voler celare e nascondere qualcosa. Ecco, non dite mai a un ragazzo che cosa non deve fare, perché lui lo farà, e grazie a questa tecnica i nostri personaggi, che vi garantisco diventeranno subito i vostri amici, ci porteranno nel cuore di un’isola che non vuole mostrarsi troppo. Si scopre, ma non si concede.

Tradizione, culto, si mescolano alla vita reale dei nostri ragazzi, ai passaggi che la crescita impone. Trovo geniale e molto intelligente il modo in cui Teo Benedetti sviluppa questa storia, non tralasciando la paura che si prova per eventi “paranormali”, o inspiegabili, ma li rapporti in modo sapiente alla crescita e alla trasformazione (anche fisica) dei suoi personaggi,

 

La paura più grande?

Crescere, prendere coscienza di ciò che ci circonda. Prendere decisioni in autonomia, questa paura segna un’evoluzione, è ciò che ci permette di entrare ancora più in empatia con i personaggi e iniziare con loro la nostra crescita da lettori.

Usanze, tradizioni, sono tutti elementi che ci caratterizzano, ma credetemi, Teo Benedetti è riuscito raccontare una Sardegna vera, viva, fatta di mistero e tradizione, di persone reali.

Attraverso le sue parole, il suo racconto, il lettore viene davvero catapultato in una terra fatta di mistero, dove la paura non è legata alla visione di una “maschera” o di un personaggio legato alla tradizione. Quella paura si vive, si legge, entra e lavora sulle emozioni del lettore in maniera costruttiva e profonda. Il volersi girare dall’altra parte, non esiste per questi ragazzi, vanno oltre ogni confine e limite imposto dagli adulti, srotolano le pieghe del tempo, abbattono il muro dell’omertà, le credenze legate alla tradizione popolare e arrivano a raggiungere il loro obiettivo. Danno il via a delle sfide importanti con l’intento di arrivare fino in fondo.

Rivivrete le vostre avventure, quelle che per tanto tempo avete “studiato” da piccoli, lo farete nei minimi dettagli grazie alla tensione che Benedetti crea nel suo racconto.

Sentirete ogni singola parola sulla vostra pelle, proverete l’emozione di salire su una bicicletta e correre contro vento, sentirete il sudore bagnarvi la schiena mentre vi guarderete le spalle per paura che qualcuno vi stia seguendo. Vi troverete fianco a fianco ai protagonisti tanto da rendervi conto che “è bene che ci sia sempre un luce quando avanza l’oscurità”.

Pelledoca Editore, si conferma ancora una volta un’ottima scelta, perché anche attraverso la storia di “Lunamadre” ci propone non solo un’ottima storia di paura, scritta in maniera davvero invidiabile, ma ci permette di entrare in contatto con un libro di formazione che permetterà ai propri lettori di sentirsi parte integrante del racconto.

Tra le pagine di questo libro ogni lettore vivrà la propria estate nella propria Lunamadre, quindi nel proprio posto del cuore, e perdere una tale occasione sarebbe davvero il modo più cupo e triste di non vivere un’avventura e sviluppare un sentimento così forte, solo per la paura di mettersi in gioco.

Scusate se mi ripeto, ma ricordate che se mai un adulto vi dovesse dire “Ricordate che certe cose è bene che rimangano nelle pieghe del tempo”, in realtà è proprio lì che dovete tendere il ricordo e iniziare la vostra ricerca, proprio come Lorenzo, Carlo, Filippo e Maria.

Buona lettura!

 

Lunamadre, di Teo Benedetti, Pelledoca Editore

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