Il kit dello scrittore

Se dovessi dire quando ho incontrato Sergio Rossi per la prima volta, proprio non lo ricordo. Perché lui è una di quelle persone che mi pare di conoscere da sempre. Credo sia per il tono pacato della voce, che ti mette subito a tuo agio. O forse perché a volte Sergio ti dà l’impressione di essere uscito direttamente dalle pagine di un libro: un gentiluomo d’altri tempi, che probabilmente ho già incontrato in qualche storia! Bolognese d’adozione, quando non torna tra le pagine del romanzo da cui è uscito, Sergio Rossi è un fisico prestato all’editoria, divulgatore scientifico, super esperto di fumetti e autore di libri per ragazzi (l’ultimo si intitola Girotondo).
L’oggetto che ha scelto per raccontarci la sua quarantena dice moltissimo del suo mondo e del suo sguardo speciale sulle cose…

 

Sergio Rossi ritratto via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena?

L’oggetto è un kit composto da un quaderno, una penna, una mascherina e il gel all’alcol. Nei giorni della quarantena non sono mai uscito senza di loro, e anche a casa non erano mai lontani uno dall’altro, forse perché non ho una casa così grande, e alla fine hanno fatto amicizia. Una volta un gentiluomo non usciva mai senza spada e cappello, oggi non esco mai senza penna e quaderno, perché camminare mi aiuta ad accendere e riavviare il neurone funzionante che, quando meno me lo aspetto, mi darà la soluzione per quell’idea di storia che avevo lasciato insoluta, e quindi è meglio avere qualcosa a portata di mano per appuntarla sennò è un attimo che la mia memoria da pesce rosso la lasci scivolare via. Maschera e gel mi sono diventati indispensabili per uscire, anche per buttare il pattume o andare in edicola. Questi due oggetti mi ricordano due cose. La prima è che, nonostante viviamo in città, siamo sempre alle prese con virus e batteri esattamente come gli altri animali che fanno parte del grande sistema della natura, la seconda che per continuare a uscire e a vivere con attenzione a volte basta poco: lavarsi le mani fino ad avere una patina simile a un guanto, e coprirsi la bocca e il naso. In realtà la maschera mi fa sentire un bandito come quelli che leggevo nei fumetti western e davano l’assalto a diligenze e treni. Quindi quando esco metto nelle loro fondine penna e quaderno, passo il gel sulle mani, indosso la maschera e finalmente cavalco nel tramonto come fossi nella Monument Valley prendendo appunti sui prossimi colpi da fare con la mia banda di personaggi inventati.

 

Se potessero parlare, cosa racconterebbero di te?

Se potessero parlare, direbbero che vado in giro guardando solo in apparenza dove metto i piedi, mentre invece la testa è altrove, di certo non tra le vie della città dove per sbaglio si trova il mio corpo. Non è un caso che di solito mi dimentico sempre qualcosa e devo tornare indietro a prenderlo, o forse lo faccio apposta per continuare a restare in giro.

 

Ora che stiamo tornando a una relativa normalità, cosa ne farai?

Una volta finito, il quaderno raggiungerà i suoi predecessori nella mia libreria, mentre la penna continuerà il suo dovere. Maschera e gel li terrò a portata di mano, perché bisogna essere sempre pronti alla prossima rapina.

Questo che vedete in foto è solo l’ultimo di una serie di reincarnazioni della penna e del quaderno primigeni che mi accompagnano dalle elementari.

 

Sergio Rossi
50 anni
Scrittore
Bologna

Se siete curiosi e volete sapere qualcosa di più su sergio Rossi, leggete l’intervista che gli ho fatto qui!

 

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