La scrivania

Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere Mariapaola Pesce, direi senza ombra di dubbio inarrestabile. Sì perché lei non solo scrive libri per bambini e ragazzi (l’ultimo è il potente graphic novel dedicato ad Angela Davis illustrato da Mel Zohar, per BeccoGiallo), tiene corsi di formazione ed è una bravissima life coach, ma è anche una di quelle persone che quando hai un’idea, la colgono subito e sanno metterci il pezzo mancante. Quello che completa il puzzle. Ecco, io e Mariapaola siamo proprio come i pezzi di un puzzle: amiche non da molto in termini di tempo, ma da una vita in termini di empatia. Sono abbastanza certa che se potessi sbirciare tra i post-it sulla sua scrivania, tra i segni della sua memoria, ci troverei qualche nostro progetto che attende di sbocciare…

 

Mariapaola Pesce ritratta da Marco De Scalzi via Skype

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena?

Più che un oggetto, semplicemente, ho scelto un scenario, quello a quale sono stata ancorata nelle settimane di quarantena. È la vecchia scrivania di mio nonno, su cui ho studiato da ragazzina, quella che viaggia con me da un trasloco all’altro ormai da 16 anni. E sulla quale lavoro di solito, ma che in questo periodo è stata la mia isola, a volte deserta, a volte piena di persone, idee, spunti, immagini e desideri. È in una posizione perfetta perché dalla finestra che ho di fronte si vede un grande tiglio che all’inizio della quarantena era ancora scheletrico e spoglio, ma pian piano si è ricoperto di germogli e foglie… Per la prima volta le ho viste nascere una ad una. È stato emozionante. Qui mi sono sentita davvero a casa, protetta, e in grado di affrontare le mie giornate con energia per ascoltare i pensieri che mi arrivavano, e trasformarli in progetti.

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te?

Mi conosce da così tanto tempo che spero che non parli mai. Potrebbe spifferare di tutto: compiti non fatti, telefonate segrete, cioccolato nascosto nei cassetti, ma soprattutto tutti i segni e graffi che ci ho fatto sopra negli anni.
Spero che si ricorderebbe anche che sogno, continuamente, e che lo spazio nella mia testa è sempre infinitamente più grande di quello che mi circonda. Non sempre so bene cosa fare di tutto quello che mi viene in mente, ma per ora ho imparato a prendere appunti su foglietti colorati che la ricoprono. Ogni tanto ne sollevo uno, e se l’idea è ancora lì, cerco un complice per realizzarla.

 

Ora che stiamo tornando a una relativa normalità, cosa ne farai?

Una volta tornati alla normalità resterà il mio punto fermo, quello in cui continuerò a immaginare e progettare, ancora più pieno di oggetti, biglietti e di graffi sulla superficie, che sono piccoli e grandi ricordi pieni di intensità. Dietro ad ognuno c’è un momento, un pensiero, o magari una tazza di caffè troppo calda. Penso però che appena possibile cercherò di uscire ogni giorno, per lasciarle un po’ di tempo per riposare: è una signora anziana, ormai, e merita rispetto!

 

Mariapaola Pesce
53 anni
Autrice per ragazzi e coordinatrice del progetto Omero Gli scrittori raccontano i libri
Ovada (Alessandria)

 

Se siete curiosi e volete sapere di più su Mariapaola Pesce, questa è la sua pagina Facebook. E poi, scovate tutti gli articoli che ha scritto qui su Spinginuvole!
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