di Mariapaola Pesce

 

La scuola è finita anche quest’anno. A dire la verità, mi sembra che si sia esaurita, più che finire, in una sorta di lunga agonia fatta di collegamenti intermittenti, video-lezioni, compitini scaricati e autocorrezioni.
L’efficacia della DAD è parecchio controversa: difesa strenuamente da chi non l’ha praticata, e spesso condannata da genitori e adulti che ne sono stati travolti, non pare essere stata uno strumento con protocolli sempre condivisi e il fatto che si basi sull’uso di dispositivi non presenti in tutte le famiglie non l’ha resa sempre una soluzione ottimale. Ma questa è la sensazione di una persona che non ha figli, che non ha vissuto in prima persona niente più che qualche incontro con giovani lettori, e che si affida al web per saperne di più.
Non mi basta. Ho deciso di andare alla fonte, e di intervistare un maestro. Esatto, un uomo che fa il maestro – una quota azzurra in un mare di rosa – per chiedere il suo punto di vista.

 

Ciao, maestro. Grazie per aver accettato di far questa chiacchierata con me. Hai voglia di presentarti, e di raccontarci chi sei?

Certo! Mi chiamo Giulio Freschi, faccio il maestro elementare e nel tempo libero mi occupo di promozione della letteratura infantile con il collettivo de La Giraffa Con Gli Occhiali.

 

Come sai, sia come autrice, che come coach, sono molto interessata a capire com’è andata la scuola quest’anno. Credo sia una delle realtà maggiormente messe in crisi dal virus che ci ha colpito. Chi meglio di un maestro, che l’ha fatta e spesso costruita giorno per giorno, per conoscere dall’interno dinamiche, difficoltà, ma immagino anche scoperte e soluzioni. In che modo è cambiata la tua giornata sul piano del lavoro e della sua organizzazione, a parte la quarantena in sé?

La quarantena e la situazione pandemica ad essa correlata hanno cambiato il mio modo di vivere e ovviamente il mio approccio didattico e lavorativo è cambiato. Iniziamo con ordine: quando, una domenica di marzo- dalla quale sembra essere trascorso così tanto tempo- hanno annunciato la quarantena mi sono sentito mancare. Ho passato l’anno scorso paralizzato, reduce da un intervento, e ciò che avrei davvero voluto fare quest’anno era muovermi, viaggiare e riprendermi la vita e soprattutto l’estate e la primavera che mi sono mancate così tanto. I miei giorni non sono stati diversi da quelli di tanti altri: ho letto, suonato, fatto un po’ di esercizio fisico, lavorato…

 

Come hai organizzato le tue attività didattiche?

Ho rispolverato un canale Youtube per cercare di stare vicino ai bambini e alle loro famiglie raccontando storie e musicando filastrocche. In tempi ancora non sospetti avevo da poco salutato gli alunni prima della pausa di carnevale e subito dopo si era parlato di uno STOP di qualche settimana. Vedendo che a scuola non si tornava ho iniziato ad usare il mio canale Youtube Glasses Giraffe anche per la didattica. Questo per due motivi: non serve iscriversi o avere codici e poi è molto portable, basta avere uno smartphone e il gioco è fatto. Ho deciso di tenere i video pubblici, e alcuni son stati ripubblicati dalla TV locale, mentre altri sono stati visti in tutta la penisola. Uno degli aspetti più interessanti della DAD è che per invitare un esperto a far visita alla tua classe si risparmia un sacco in burocrazia! Sono riuscito a trasportare su digitale gli incontri del laboratorio Viaggio alla scoperta degli strumenti musicali che avrei dovuto fare in presenza.

 

Da quello che capisco, anche rispetto a colleghi e dirigente, hai sei stato libero di esplorare e portare le tue proposte…

Sì, sono molto contento della libertà di insegnamento che ci ha offerto la nostra Dirigente Scolastica: durante la primissima fase l’obiettivo era raggiungere le famiglie con ogni mezzo anche diverso tra colleghi; poi vi è stata una formazione a distanza con dei webinar e infine ad aprile l’apertura alla piattaforma con tanto di tutorial per spiegare alle famiglie come iscriversi e come accedere. La mia scelta è stata quella di fare degli incontri di massimo un’ora e mezza con tre gruppi di bambini diversi, per 30 minuti a gruppo. Quest’anno avendo sia una prima che una quinta primaria nel giro di qualche click (come avveniva già cambiando corridoio in presenza) ho dovuto cambiare totalmente metodo, impostando una didattica laboratoriale e ludica basata sull’ascolto per gli alunni più piccoli e una un po’ più orientata sui contenuti – ma sempre con una spinta laboratoriale – per i più grandi. Questa situazione mi ha insegnato tanto, quella che sta vivendo la scuola è una sfida educativa senza precedenti, le sfide mi affascinano da sempre!

 

Nell’ipotesi di riprendere la scuola il prossimo anno con la stessa modalità, quali sono gli aspetti più critici che vedi? Quanto a lungo potrebbe ragionevolmente durare?

Con uno sguardo al futuro si può dire che questa modalità abbia un lato frizzante e intrigante se usata in una situazione di emergenza o per consolidare degli argomenti già trattati in forma di ripasso. Però non è assolutamente sostituibile alla Vera didattica cioè quella in presenza, per due ragioni: la prima è che rischia di diventare la didattica di alcuni e non di tutti. Alla base, al centro ci deve essere un bambino e non uno schermo. La seconda è perché non si adatta a tutte le condivisioni dei saperi. Un esempio su tutti: come insegno a scrivere a un bambino il corsivo o a leggere e a scrivere se non vedo i suoi progressi e movimenti giorno per giorno? Infine non dobbiamo dimenticarci il lato sociale e soprattutto umano della scuola (con la S maiuscola).

 

Cosa viene a mancare a voi e cosa ai ragazzi con questa modalità di didattica a distanza? Quale è stata l’emozione prevalente?

Mi è mancata un sacco la mia routine e la mia quotidianità, l’essere aggiornato sui cartoni visti il pomeriggio, i racconti delle gite fuori porta, le ricette delle nonne, i disegni del lunedì con le loro dediche, perché anche questa è la base per crescere e continuare a seminare insieme. Uno dei termini di cui si è più parlato in questo periodo di lockdown è “resilienza”. Inutile nascondersi, da adulto la situazione mi ha preoccupato non poco, vista la mia recente storia clinica ero un soggetto esposto, però anche grazie ai giovani allievi ho imparato uno dei segreti per vivere al meglio questa situazione: tornare un po’ bambini, allenare la sorpresa lasciandosi cullare dalla fantasia e ripartendo dalle risate, dalla natura, dall’arte e lasciando all’angolo la noia.

 

Beh, non so se questa esperienza sia stata tra le più frequenti, ma mi ha dato una sensazione di grande amore per la scuola, per i bambini e per il proprio lavoro. Profuma di allegria e professionalità. E sono certa che non sia unica o isolata. Di certo mi fornito un quadro più ampio della situazione, e confermato che gli individui fanno sempre e comunque la differenza: anche nei momenti più difficili e imprevisti dare il meglio è sempre possibile. Continuo a sperare però che il Maestro Giulio, come i colleghi e i loro ragazzi tornino a vedersi presto, per provare di nuovo la gioia di fare insieme la straordinaria fatica di imparare.

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