La campanella

La prima volta che ci siamo incontrate io e Eloisa Donadelli eravamo sedute su una panchina, nell’androne davanti alla Biblioteca di Ponte in Valtellina, in un momento di pausa durante l’ultima giornata della prima edizione di Un Ponte di storie. Io ero stanca, ma felice, e ricordo una chiacchierata piena di calore, con bambini che correvano intorno ridendo. Ma anche in quel frastuono, lei ha saputo regalarmi un momento di magia e di leggerezza, come succede quando ti perdi fra le righe dei suoi romanzi. Il suo ultimo libro si intitola Ricordami nell’acqua (Sperling&Kupfer) ed è un bellissimo viaggio attraverso i luoghi dell’infanzia, un’immersione in una natura che a volte appare crudele e primitiva, ma che se la vivi intensamente diventa nido e rifugio. Una natura che mi è particolarmente cara. E una magia che Eloisa ha portato anche attraverso l’oggetto che racconta la sua quarantena.

 

Eloisa Donadelli ritratta via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena?

Premetto che sono molto scaramantica e credo nella magia. Un giorno riordinando i giochi dei miei bambini ho trovato una piccola campanella color argento. Allora mi è venuto in mente un piccolo rito di cui lessi anni addietro: suonare una campanella prima di andare a dormire aiuta a scacciare i demoni e i brutti pensieri. Così le ho infilato un gancio, l’ho posata sul comodino e ho comiciato a suonarla ogni sera. La mia quarantena, sono sincera, è stato un periodo molto duro, perché mi sono trovata da sola nella casa di montagna con i miei tre bambini e il lavoro da mandare avanti. La campanella ha rappresentato un modo per proteggere i miei sogni dalla paura e dalla stanchezza, e mi ha permesso di costruire il mio ‘angolo buono’, dove ritrovarmi e alleggerirmi. Ho scelto questo oggetto perché durante questo periodo ho avuto bisogno di magia!

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbero di te?

Racconterebbe di un periodo tosto in cui mi sono ritrovata tutto sulle spalle. E in cui ho dovuto reagire, tirando fuori tutta la forza e la resilienza che avevo in corpo. È stato un confronto difficile con me stessa: ho scoperto di poter essere forte e dimostrarlo a me stessa è stato molto più importante che dimostrarlo agli altri.

 

Ora che stiamo tornando a una relativa normalità, cosa ne farai?

La campanella è rimasta sul mio comodino e quando sono preoccupata o triste la suono. È diventata un vero e proprio rituale di protezione in un periodo in cui siamo un po’ tutti più vulnerabili e, a volte, diventa difficile proteggerci da soli. Così, lo fa l’inconscio.

 

Eloisa Donadelli
45 anni
Insegnante e autrice
Morbegno (Sondrio)

Condividi questo articolo: