I pastelli

Quando si muove sul palco Marica ha una carica magnetica che non ti lascia scampo e, quasi senza accorgertene, ti ritrovi dentro la storia insieme a lei e ai suoi personaggi. Amo profondamente il teatro per bambini e Marica Bonelli, regista e attrice della compagnia Coquelìcot Teatro, è uno di quegli incontri fortunati che sicuramente ha contribuito a questo mio amore. Appassionata, sincera e generosa, sul palco ma anche fuori, trova sempre la parola giusta per colorare il tempo insieme. Proprio come ha fatto con suo figlio Elia durante la quarantena.

 

Marica Bonelli ritratta via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena?

Ho scelto questo oggetto, perché mi ricorda momenti speciali, trascorsi con mio figlio durante la quarantena, in cui abbiamo condiviso un foglio, un disegno, dei racconti.
Elia ha 9 anni, disegna tantissimo, ma di colorare non se ne parla.
A me invece piace, mi ferma, mi addolcisce i pensieri. Io però, non amo molto disegnare.
È iniziato tutto da un compito assegnato, un astuccio rimasto a scuola e una scatola di pastelli Giotto regalata forse ad un compleanno e lasciata intatta in un cassetto. Così per dargli una mano nei compiti, ho iniziato a colorare con lui. E da li è nato un rito, un momento in cui fare qualcosa insieme, seduti ad un tavolo, a volte raccontando storie inventate, a volte ascoltando musica; una volta abbiamo guardato insieme un film drammatico francese.
Si creava una bolla, un nostro momento in cui condividere dei tratti, delle prospettive, dei colori. Rompere la noia di alcune giornate, a volte…

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te?

Ho capito subito, che colorare i disegni di un altro, di un bambino, non ha nulla di scontato.
Devi riempire gli spazi vuoti disegnati da un altro, che hanno già un racconto dentro.
Lasciavo a lui la scelta del colore (il prato è necessariamente verde? Il cielo? Il tetto di una casa? Il corpo di una creatura fantastica che colore potrebbe avere?).
“Non si deve mai sottovalutare la capacità di un bambino di reagire creativamente al visibile” diceva Rodari.
E mentre prendevo il pastello con il colore scelto, pensavo al tratto, che è movimento; e quello, volevo, potevo, dovevo sceglierlo io.
Così i nostri pensieri parlavano e creavano insieme.
Tra i vari disegni, ho colorato il momento di una storia che gli leggevo quando era piccolo e mi sono resa conto delle “proporzioni” che quella storia ha per lui, della forza che il luogo ed il personaggio avevano nel suo immaginario.
Questi pastelli ci hanno fatto ritrovare la stessa complicità che avevo con lui quando era più piccolo, quando io leggevo e lui ascoltava.

 

Ora che stiamo tornando a una relativa normalità, cosa ne farai?

Ora sono legati da un elastico, appoggiati su uno scaffale, pronti per essere riutilizzati, quando si sentirà il bisogno di ricreare quel rito, quella bolla, fatta di silenzio e di dialogo.
Ora che rifletto su questo, potrei proporgli di fare il contrario, ma a me non piace disegnare e lui colorare, sarà il caso di provare? Forse no…

 

 

Marica Bonelli
50 anni
Attrice e operatrice di teatro-educazione
Lucca

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