Il samue (作務衣)

C’è chi durante le settimane di confinamento forzato non ha mai smesso di viaggiare, almeno con la fantasia. Proprio come Daniele Catalli, artista, illustratore, grafico e scenografo che vive a Torino e a cui dobbiamo la bellissima versione de La Battaglia delle rane e dei topi (L’ippocampo). Ed è proprio a questa affascinante opera di cartotecnica a cui io, invece, devo il mio incontro con Daniele. Un incontro prezioso, perché dietro quegli occhiali scuri lui sa regalare uno sguardo profondissimo sulle cose, anche quelle più comuni. Così da trasmetterti una nuova prospettiva. E la cosa che che più mi piace è che il suo è uno sguardo sempre garbato, generoso, pronto a condividere idee e progetti. Qualità rare.

 

Daniele Catalli ritratto via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te nelle settimane della quarantena?

Tradizionalmente il samue è l’abito da lavoro dei monaci zen giapponesi. Realizzato in cotone o in lino e in genere tinto di colore marrone o indaco, il samue si indossa per eseguire lavori manuali o lavori in campagna. In anni più recenti è diventato abbastanza popolare come abbigliamento casual. Praticamente la versione giapponese della tuta. Questo l’ho comprato in Giappone l’anno scorso. Anche se lo avevo già indossato in alcune occasioni, durante la quarantena è diventata più o meno la mia divisa (naturalmente con dovuti intervalli per il lavaggio).

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te?

Indossarlo mi rilassa molto, vuoi perchè è estremamente comodo e fresco, vuoi perchè mi fa ripensare al viaggio come situazione fisica e mentale.

 

Ora che stiamo tornando a una relativa normalità, cosa ne farai?

Non smetterò di indossarlo, anzi, è perfetto per disegnare.

 

Daniele Catalli
41 anni
Artista, illustratore, grafico e scenografo
Torino

 

Se siete curiosi di seguire più da vicino il lavoro di Daniele Catalli, cliccate qui e seguitelo sul suo sito
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