Da pochi giorni in libreria, Ancora papà (Terre di Mezzo), il nuovo albo di Mariapaola Pesce, illustrato da Irene Penazzi: preparatevi ad emozionarvi, perché qui si parla di affetti, di crescita e di un abbraccio che ci fa stare bene. A portarci tra le pagine (e dietro le quinte) di un libro pieno di poesia, una bella intervista doppia a cura di Davide Calì

 

@Mariapaola: raccontaci la storia di Ancora Papà. Di cosa parla?

Parla di un sacco di cose: del rapporto tra un padre e sua figlia, della crescita, di forti emozioni, di momenti felici e del fatto che vanno vissuti e goduti lì, quando arrivano, perché le cose cambiano in fretta…Mi piace pensare che collezionare ricordi sia un modo profondo e ricco per voler bene alle persone…

 

@Irene: ho trovato la palette di questo libro completamente diversa rispetto al tuo precedente Dans le jardin (Maison Eliza, tradotto in Italia da Terre di mezzo con il titolo Nel mio giardino il mondo). La scelta dei colori è qualcosa al quale lavori prima di metterti su un libro oppure viene semplicemente da sola?

Il colore è ancora in gran parte un mistero per me. Mi sono resa conto che alcuni tra i miei colori preferiti in stampa non rendono proprio, vengono alterati. Partendo da questo presupposto, in accordo con l’editore, ho lavorato subito alla palette dei colori, facendo una prova di stampa prima di iniziare a disegnare le tavole definitive. Ho così avuto una scelta di colori limitata ma che personalmente per questo progetto ho trovato molto efficace.

 

@Mariapaola: tu hai già pubblicato in libro su una nonna e a breve esci con un libro sul nonno. Qui parli di un papà (che poi a un certo punto diventa un nonno). Le relazioni di famiglia sono importanti per te? Una fonte di ispirazione?

Ora che mi ci fai pensare, in pratica mi mancano una mamma e un fratello/sorella, e poi ho la squadra al completo: sai che è una buona idea? Comunque hai ragione, le relazioni familiari per me sono centrali. Nel bene e nel male, dalla famiglia arrivano le gioie maggiori, spesso una marea di irritazioni e delusioni, ma soprattutto i sentimenti forti, quelli che ti costruiscono! Io poi ho avuto parenti piuttosto pittoreschi, che mi hanno ispirata parecchio!

 

@Irene: è la prima volta che lavori con un autore. È stato diverso rispetto al fare tutto da sola?

Sono molto pignola su ogni aspetto dei progetti a cui mi dedico, e da questo lato non è stato poi così diverso. È stata sicuramente una bella sfida, con il grande vantaggio di non essere da sola, ma di poter condividere idee e dubbi e potermi confrontare apertamente con Mapi. Chiaramente è stato necessario prevedere qualche passaggio in più, ma c’è stata subito grande sintonia e abbiamo avuto un continuo scambio costruttivo e stimolante sia tra di noi che con l’editore.

 

@Mariapaola: hai contribuito in qualche modo alle illustrazioni, con suggerimenti, suggestioni?

Irene ha un modo di lavorare molto professionale e generoso per cui coinvolge parecchio nella lavorazione. Mi ha mostrato le prime immagini a matita, ha condiviso passo passo le scelte. Si è generato l’incredibile paradosso per cui io che non so tenere una matita in mano ho avuto la sensazione di contribuire alla realizzazione delle tavole! Scherzi a parte, qualche situazione l’avevo chiara in testa, ma per lo più quello che lei proponeva corrispondeva già alle mie idee.
È stato davvero un bel lavoro di squadra, sia con Irene che con Terre di Mezzo. Ci siamo confrontate, abbiamo limato e corretto, accettato proposte e soluzioni reciproche, e secondo me il risultato finale è bello e potente anche grazie a questa atmosfera.

 

@Irene: con il tuo primo libro hai girato tantissimo, facendo laboratori. Ne hai già uno pronto anche per questo?

Certamente! Vorrei proporre ai bambini di continuare la storia dal loro punto di vista, aggiungendo una scena personale nella quale si possano identificare, insieme al proprio papà o al nonno, ovviamente disegnata!

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