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Il logo di Occhiolino

Scenografo, architetto, designer, autore, editore: Mauro Bellei non entra facilmente in un’unica definizione, perché nei suoi lavori queste diverse anime convivono sempre, qualunque ambito si tocchi. La prima volta che l’ho incontrato ho amato subito il suo suo modo di guardare la realtà e ho pensato che la definizione migliore per lui fosse progettista di creatività. Perché Mauro sa giocare con le forme e i loro contenuti, sa semplificare l’idea per poi rigirarla e trasformarla in altro, sa costruire storie meravigliose a partire da un punto una linea e un archetto, il logo della sua casa editrice Occhiolino. E poi sa regalare lo stupore e, soprattutto, sa coinvolgere il lettore (o lo spettatore) nella ricerca di nuovi significati. Perché il progetto è solo l’inizio di un percorso che pian piano ti porta altrove. Come ci spiega nella riflessione qui sotto.

 

L’Occhiolino del design

di Mauro Bellei

 

Il design è socievole per inclinazione, riesce a stringere amicizie con facilità e sa come strizzare l’occhio a qualcuno senza provocare offesa. Quell’asimmetria di punto e linea – occhio aperto e occhio chiuso – sono già una forma di design del corpo, come un movimento di danza del viso. Proprio da questo semplice ma articolato movimento degli occhi è partita una richiesta di complicità e di intesa che il design ha rivolto all’editoria: nasce così Occhiolino Edizioni, la casa editrice che pubblica libri per bambini e per adulti che vogliono ritornare bambini.

Mauro Bellei nel suo studio a Bologna

La visione di Occhiolino determina in modo rigoroso il tipo di libri che pubblica e gli obiettivi che si pone, il primo e più importante dei quali è stimolare la progettualità. E in quest’ottica, le diverse pubblicazioni nascono per definizione come adatti a bambine e bambini, senza distinzioni di genere, poiché la progettualità non ha sesso, non c’è una progettualità per le femmine e una per i maschi. Scrivo progettualità e non creatività perché stimolare la creatività nell’uso comune viene intesa come una sollecitazione della fantasia, mentre stimolare la progettualità vuol dire imparare a progettare, cioè a esprimere la propria creatività manipolando vincoli e regole. La differenza non è sottile: con la progettualità non solo sogno, ma cerco il modo di realizzare quel sogno, ed è con questa dinamica che si può costruire un percorso di libertà soggettivo e comunitario.

Si progetta per fare una casa, per andare su Marte o per organizzare un viaggio che vada oltre il semplice acquisto di un biglietto del treno. Anche quando consegniamo a una bambina o a un bambino delle matite colorate e un foglio applichiamo una formula progettuale. È come se dicessimo: hai il vincolo di usare queste matite, e non salsa di pomodoro o marmellata, per fare un disegno sul foglio dal quale non puoi uscire. In questo caso diamo delle regole molto semplici e chiediamo di manipolarle per fare un disegno.

 

Leggere, fare, osservare e raccontare

Le pagine nascoste

In Occhiolino il principio di stimolazione della progettualità passa dalla teoria alla pratica attraverso quattro parole: leggere, fare, osservare e raccontare, che sono il suo abito. Ma per muoverci con precisione al suo interno dobbiamo mettere a fuoco le due parole centrali: fare e osservare. Parole che prendono corpo e voce in due collane editoriali: Orsi – fare – e Falchetti – osservare – per dire che prima si opera su un piano di lavoro orizzontale e poi, come attenti falchetti, ci si alza dal piano per avere una visione più ampia della realtà.

Blu di segni

Gli Orsi sono libri-gioco dove la narrazione conduce ai SuperPezzi, che sono segni fisicamente staccabili dal libro e che consentono di ricostruire le immagini della sua storia o inventarne altre creando nuove storie. I SuperPezzi sono pennellate, linee, punti o segni diversi e variopinti che non possono subire trasformazioni di alcun tipo, ma ognuno dei quali è come un ingrediente utile per molte ricette. Un singolo segno potrà far parte di diverse figure e il percorso che si compie nella composizione con i SuperPezzi va dal segno astratto alla figura, che è parte della realtà. L’idea che sta alla base di questa collana è imparare a progettare con i segni: grandi o piccoli mettono in gioco la propria creatività combinando o sovrapponendo quei vincoli per comporre qualcosa.

Danza con l’erba

Nei Falchetti, invece, il percorso che si compie è al contrario: si parte da qualcosa di reale, un sacchetto di carta o una corteccia, per trasportarlo in un mondo astratto o fantastico. I Falchetti sono albi illustrati che, dopo aver creato una nuvola affabulatoria tra immagini e parole, devono farla “atterrare” nel reale attraverso un’attività. Questo “atterraggio” è consentito dalle PagineNascoste. Si tratta di pagine ad ante, il cui contenuto non è visibile sfogliando il libro: sono come uno scrigno che, una volta aperto, invita a sviluppare attività laboratoriali intorno al tema dell’albo. Qui lo stimolo a progettare attraversa tre stadi: parte dal suggerire un elemento preso dalla realtà, per esempio un filo d’erba o una foglia, che diventa un vincolo da manipolare per elevarlo a elemento fantastico nell’albo illustrato, e che infine può essere riportato alla realtà – laboratoriale – con l’aiuto delle PagineNascoste.

Alcuni temi trattati nei singoli volumi possono saltare da una collana all’altra a seconda di come li si vuole prendere, con la maniglia del fare o dell’osservare. Queste ultime sono parole cardine per Occhiolino, ma lo sono anche per il design se vogliamo imbastire un progetto, a partire dalla fase iniziale, in cui non sappiamo ancora con precisione dove andremo, ma qualcosa ci spinge a continuare e a curiosare, fino alla fine. Stimolare al progetto manipolando vincoli e regole regala ogni volta delle sorprese, nelle quali anche la casualità, frutto di quelle manipolazioni, gioca un ruolo importante. Così accade quando osservo bambine e bambini che lanciano sul pavimento una manciata di SuperPezzi e cominciano a fare i primi timidi accostamenti: dai loro silenzi e dal loro stupore nel vedere affiorare una figura traspare chiaro il gusto dell’avventura, che è il profumo del progetto.

 

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