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Sei tu che mi salvi, di Jimmy Liao (Terre di mezzo)

Non c’è albo di Jimmy Liao che non abbia toccato e fatto vibrare qualche corda nel profondo. Parlo delle mie corde, naturalmente, ma sono abbastanza certa che la sua abilità nel portare a galla le emozioni, mettendole a nudo e rendendole universali, rappresenti un’occasione preziosa anche per il lettore (o lo spettatore) più distratto.

 

E io, che magari sono distratta in molte altre cose, ma non nella lettura, è da qualche settimana che rigiro tra le mani il suo ultimo libro uscito in Italia, Sei tu che mi salvi (per Terre di Mezzo, con la traduzione attentissima di Silvia Torchio) e sento l’urgenza di scriverne. Un desiderio che è arrivato in un giorno un po’ buio, uno di quelli in cui siccome non riesci a mettere ordine dentro di te, decidi finalmente di mettere ordine intorno. E così ho cominciato a svuotare la libreria e sistemare i miei libri. Cosa che da una parte mi ha riempito di gioia perché molte storie racchiudono pezzi di vita che amo ricordare (incontri, interviste, chiacchierate, progetti, idee, festival, viaggi…), mentre dall’altra mi ha un po’ sopraffatto perché ci sono molte altre storie in cui vorrei tanto entrare e non sempre riesco. La quotidianità, purtroppo, a volte travolge e io, lo ammetto, non sono molto brava a schivare l’onda. Ma ci sto provando.

Comunque, nel mezzo di quel pomeriggio in cui ho tentato di mettere ordine da qualche parte (fuori e forse anche un po’ dentro di me), mi è capitato tra le mani Sei tu che mi salvi e non ho dovuto neanche aprirlo per commuovermi, perché già l’illustrazione di copertina racchiudeva tutto quello di cui avevo bisogno in quel momento: qualcosa a cui appoggiarmi.
E poi sono entrata piano tra le sue pagine, perché conosco bene l’effetto che mi fanno certi libri. Quelli di Jimmy Liao, in particolare, per me sono fiumi in piena, di bellezza ma anche di sorprendenti rispecchiamenti. Così mi sono ritrovata seduta vicino alla bambina che in una delle pagine in bianco e nero, su un autobus o un treno, appoggia la testa contro il sedile davanti a lei.

Ci si sente molto soli e stanchi a volte. E i pensieri non riescono a fluire bene in quel grigiore.

Ma poi giri la pagina e senti che non sei così sola, perché puoi appoggiare la testa a quella di un orso gigante. E sentirne il calore. Non sei sola perché dentro le tavole dai colori netti e brillanti di Jimmy Liao trovi quella poesia di cui hai bisogno, declinata in situazioni immaginarie che riconosci essere molto più vicine alla tua realtà di quanto potessi pensare. Perché ti ricordano di tutte le volte che ti sei sentita triste, inadeguata o persa, ma anche di quei momenti in cui hai scoperto che potevi essere felice solo sentendo il profumo di corteccia camminando in un bosco, abbracciando qualcuno che non vedevi da tempo, guardando un tramonto infuocato o ricevendo un messaggio inaspettato.

Sono tantissimi i motivi per sentirsi felici, basta saperli Vedere.

Proprio come la bambina che appoggia la sua fronte al grande fiore e sorride perché si sente bella e felice, o il bimbo che si appoggia alla luna stando in piedi su una nuvola.

E sono tante le cose che possono cambiare la nostra prospettiva.

Una delle immagini di questo libro che amo di più è quella della bimba che si abbandona appoggiandosi al suo pupazzo di neve e si vede che, se anche la sua espressione è triste, lei sa bene che quel freddo passerà presto. E le parole che sono dentro questa bellissima tavola lo dicono anche a noi:

Chiudi gli occhi
e immagina…

Il refrigerio della pioggia,
la bellezza dell’arcobaleno.

Accetta le tempeste
che ti tormentano
e accogli il tormento
di ogni tempesta.

Un gesto così semplice, ma profondamente intimo e per nulla scontato (soprattutto in questo momento), come quello di appoggiare la nostra fronte a quella di qualcun altro ci mostra quanto la nostra vita sia fatta di attimi preziosi e, soprattutto, quanto sia importante saperli riconoscere. Anche in mezzo a quell’onda che ci travolge e che spesso offusca il nostro sguardo.

Ho chiuso Sei tu che mi salvi, per poi riaprilo altre cento volte, e ho pensato che riuscire ad ammettere di aver bisogno di appoggiare la tua fronte contro qualcosa o qualcuno, può fare davvero bene. E ho pensato che vorrei tanto regalare questo albo ad alcune persone che, in quest’anno così faticoso per me, non solo mi hanno offerto la loro fronte, ma mi hanno proprio abbracciato stretto.

Mi sembra un ottimo motivo per essere felice.

 

P.S. Caro Jimmy, sono certa che se potessimo parlare di nuovo insieme come abbiamo fatto tre anni fa a Bologna (qui la nostra chiacchierata), probabilmente ci commuoveremmo ancora. Grazie per tanta poesia…

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