Lo ammetto, la mia libreria è piena, pienissima di suoi libri. Alcuni anche nelle edizioni straniere. Averli tutti è praticamente impossibile (a meno che tu non sia una biblioteca), perché Davide Calì è uno degli autori per bambini più prolifici (e vulcanici) che io abbia mai incontrato. Uno con cui potresti parlare per ore senza annoiarti mai, perché ogni dettaglio è l’inizio di un’altra storia o di un progetto che ti porta subito altrove. Ci siamo incontrati qualche giorno fa in un bar di Milano, davanti a una spremuta. Un luogo qualunque, che in qualche modo, alla fine della nostra lunga chiacchierata, racchiude i mille tavolini a cui Davide si siede per scrivere le sue storie quando è in viaggio (cioè quasi sempre!). Perché le storie non hanno una sola casa, ma attraversano luoghi e dimensioni diverse. Accendono la meraviglia, anche se a volte nascono dalla noia….

Davide Calì ph. Marco De Scalzi

Davide, a quanti libri sei arrivato?
È uscito il mio numero 108, l’ho scoperto da Facebook! Si intitola A chaque pied sa chaussure, per Cambourakis, ed è illustrato da Cecilia Campironi. Anzi sono io che ho scritto un testo su sue illustrazioni: lei ha disegnato una serie di scarpe un po’ assurde, che mi sono piaciute molto e così ho cominciato a scriverci una storia intorno.

Da dove nascono le tue storie?
Dalle cose che leggo, che vivo, che vedo. Di alcune storie riesco a percepire il motivo, di altre no. Semplicemente, mi viene in mente il film della storie e non so il perché. Credo che da una parte mi aiuti molto il fatto di essere una persona curiosa, dall’altra mi è complice la noia.

Impossibile che uno come te si annoi…
Sono quasi sempre in viaggio e ho molti tempi ‘morti’, come le attese in aeroporto, per questo mi annoio molto! Così, per tamponare la noia la mia testa è sempre in movimento. Leggo tanto, ma continuano a venirmi in mente le storie che mi piacerebbe leggere, che mi sarebbe piaciuto leggere da bambino e che non ho mai trovato. Ho sempre in testa qualcosa: storie fumetti, musica… forse è più un’ossessione che un lavoro!

Il luogo in cui ti piace di più scrivere?
Da diversi anni non ho più un luogo vero e proprio dove essere stanziale. Ora vale un po’ tutto: il divano, l’aereo, il treno, il tavolino di un bar… dove mi trovo a mio agio! Le storie mi vengono in mente nei momenti più impensati, mi basta avere il computer, le cuffie e la musica (ad alto volume)…

Lavori tanto con i bambini: qual è l’aspetto che ti piace di più del contatto con loro?
A distanza di tanti anni continuo a pensare che spesso sia più facile parlare con loro che con gli adulti. Li trovo buffi per tanti versi, sono molto rigidi, ma anche aperti alla novità. Hanno le loro idee molto secche, ma poi va bene tutto. Quando si fanno gli incontri con le classi a volte li vedi così entusiasti che capisci che gli stai davvero dando qualcosa e questo è molto bello. E importante. È come se avessi una certa responsabilità nell’incoraggiarli a scrivere, disegnare o leggere ed è una cosa che mi piace molto.

Il tuo personaggio preferito?
Nessuno in particolare. Sono stato affezionato a tanti personaggi e ho anche imparato a disaffezionarmi per necessità. In questo lavoro ho capito presto che è meglio non immamorarsi delle idee: la serie che vorresti assolutamente realizzare, magari nessuno la vuole, o un personaggio che ti piace particolarmente non funziona nelle vendite… Tutto questo mi ha insegnato a lasciare un po’ correre le cose. Detto questo, ci sono delle serie che sono andate molto bene e i cui personaggi sono stati azzeccatissimi. Ad esempio, la serie di libri che ho realizzato con Benjamin Chaud, di cui sta uscendo il quinto, The truth about my unbelievable school (Chronicle Books).

Un libro a cui sei particolarmente legato?
Moi j’attends è stato quello che ci ha cambiato tutti. Era uno dei miei primi libri in francese e quando ho vinto il premio Baobab è partito tutto… uno di quei libri che mi ha portato molto. Anche la serie con Benjamin è stata molto fortunata e attualmente è tradotta in 21 Paesi. È da tre anni che stiamo lavorando all’idea di farne un film o una serie tv, ma i tempi di Hollywood sono lunghissimi. Un altro libro a cui sono affezionato è Bernard et moi, uno dei primissimi che ho scritto e che non ebbe nessun successo: racconta la storia stranissima di un tizio che vive con un elefante che si comporta proprio come un umano… a me piace sempre molto!

Una storia che ami e che avresti voluto scrivere tu?
Ce ne sono due bellissime: Oh no, George! e Shh! Abbiamo un piano, di Chris Haughton (Lapis). Trovo che abbiano portato una bella ventata di novità!

Un personaggio che avresti voluto inventare?
Spiderman, avrei fatto un sacco di soldi!! No, scherzo! In realtà, da autore non sono un fanatico di personaggi, mentre da lettore mi piacciono davvero Spiderman, Hellboy, Batman. In generale, nei libri per bambini i personaggi che fanno parte delle serie non mi corrispondono molto. Però potrei citarti l’asinello Ariol, che dà il nome a un fumetto francese di Marc Boutavant ed Emmanuel Guibert, che mi piace tantissimo: si tratta di storielle ambientate a scuola, che hanno come protagonisti degli animali e sono scritte molto bene, in tono ironico, ma con grande delicatezza (in Italia è stato pubblicato da Fabbri Editori).

Tra le tante storie che hai scritto ce n’è una in cui c’è qualcosa di te?
Non so se ce ne sia una in cui non cè qualcosa di me, perché alla fine un po’ in tutte c’è un pezzo di te: un ricordo, un fatto che ti è capitato, un sentimento… Ad esempio ora sto lavorando a due fumetti dove non c’è nulla di autobiografico, ma dove ci sono le mie passioni, le mie letture, le cose che mi sono piaciute e che si trasferiscono nel lavoro. Alla fine scrivere diventa un po’ il tuo palcoscenico in cui i personaggi si vestono dei tuoi sentimenti e diventano un po’ il tuo alterego. In tutti i libri c’è qualcosa di me.

Una domanda di rito: come appassionare i bambini alla lettura?
Innanzitutto dandogli da leggere. Poi dando fiducia al libro, senza avere l’ansia del libro giusto per l’età o per i gusti del bambino. Io penso che un libro non sia mai sbagliato… C’è la tendenza a ricercare il libro perfetto, che non esiste: il libro perfetto, secondo me è tanti libri! Su come appassionarli alla lettura, partirei invece dal come impegnarci per non fargli passare la voglia. Un po’ i genitori, un po’ la scuola spesso tolgono spontaneità al gesto della lettura. Il libro non deve sempre e necessariamente essere ‘utile’, ma deve rappresentare anche un modo per passare insieme una serata, condividere del tempo con i bambini, farli sognare.

E per sognare insieme, non resta che segnarsi questi titoli, perché sono i suoi ultimissimi: Fagiolino, illustrato da Sebastien Mourrain, appena uscito per Il Castoro; Mio nonno gigante, illustrato da Bruno Zocca, Biancoenero;  Tre in tutto, illustrato da Isabella Labate, Orecchio Acerbo; e L’orso che non aveva mai voglia di fare nulla, illustrato da Lali Limola, Eli Readers. Tra le prossime uscite, appuntatevi Lo scrittore, illustrato da Monica Barengo, e Se vedi una macchia nera, illustrato da lui (Kite Edizioni). Non vi annoierete di certo!

Condividi questo articolo: