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Un dettaglio dei boschi sopra Moncrivello ph. Marco De Scalzi

Ci sono storie che nascono quasi per caso. Ti vengono incontro quando meno te lo aspetti, con un’immagine, un ricordo, un profumo. Altre che sembrano inseguirti da sempre. Scorrono nel sottobosco della tua quotidianità e chiedono con una certa insistenza di essere portate alla luce, di essere raccontate e ascoltate. E’ questo che ho pensato la prima volta che ho parlato con Gabriele Pino, giovane illustratore piemontese, mentre guardavo le sue lunghe mani muoversi sul foglio, leggere come fossero legate a un filo, a tracciare i personaggi incontrati durante il suo viaggio attraverso l’Italia alla ricerca delle creature fantastiche della tradizione orale.

ph. Marco De Scalzi

Poi la mano si sposta e ti sorprendi di quanto il tratto sia delicato e nello stesso tempo incisivo, di quanto con solo una matita a grafite si possano creare delle vere magie di carta: i personaggi cominciano a parlarti anche se non sono ancora completi ed è impossibile non restare in ascolto. Quello di Gabriele è un segno netto, irriverente e beffardo, proprio come le sue creature. Lo vedi prima del colore, della grana della carta e del racconto che mette in scena, ti colpisce dritto con le sue poche, riconoscibili coordinate: si rifà alla grazia delle stampe giapponesi di Hokusai, guarda al segno di Klimt e Schiele, alla semplicità delle forme di Maurice Sendak, rilegge Italo Calvino, Roald Dahl e Dino Buzzati, si ispira alla natura e ai racconti contadini. Nelle sue tavole, ogni dettaglio – la fogliolina nell’angolo più remoto del foglio, la piega del vestito, il taglio della bocca che disegna un sorriso furbo – è capace di trattenerti e portarti direttamente dentro la storia. Anche questa è magia…

Questa è la parte iniziale di un mio articolo uscito sul numero 348 di Andersen, puoi continuare a leggerlo su www.andersen.it

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