Del perché Un Ponte di storie è un (Piccolo) Festival letterario per bambini e ragazzi

Solo qualche settimana fa, quando ancora Un Ponte di storie era un progetto in fieri, carico di aspettative, speranze (e, sì, anche un po’ di preoccupazioni), mentre lavoravamo al libretto del programma, ci siamo ritrovati a chiederci se l’aggettivo Piccolo, davanti a Festival letterario, fosse davvero così necessario. Molti mi dicevano che il festival non era poi così piccolo e che quella parola poteva sminuirne la portata. Ma a me quella parola piace e così, sono sincera, ho insistito perché restasse lì dove l’avevamo pensata all’inizio di tutto.

Un Ponte di storie ha appena concluso la sua seconda edizione e, apparentemente, la parola piccolo non sta bene da nessuna parte: grande l’entusiasmo dei ragazzi (e degli adulti) che hanno partecipato a laboratori e incontri con illustratori e autori, grande la creatività e la spontaneità degli scrittori in erba che hanno partecipato ai due concorsi letterari realizzati in collaborazione con Book on a Tree e Soroptimist, grande l’affetto delle persone che ci hanno seguito e offerto spontaneamente aiuto, grande l’impegno di tutti gli ospiti che hanno lavorato con noi alla costruzione di un programma ricchissimo, grande l’appoggio della scuola, delle autorità e degli enti vivi sul territorio, grande la fiducia degli editori che hanno partecipato alla mostra Sui sentieri delle emozioni, grande la generosità di tutti gli sponsor tecnici e dei privati che hanno ‘adottato’ i nostri eventi. Grandi la gioia e il calore che hanno fatto sì che durante le cinque giornate del festival si potesse respirare un’atmosfera speciale, fatta di meraviglia e curiosità. Grande la voglia di stare insieme.

In tutto questo, piccolo ha comunque la sua ragione d’essere. Perché non si rifà a una questione di dimensioni, ma rappresenta il contenitore prezioso di un sentire che appartiene profondamente alla ricchezza umana di Ponte. Una ricchezza di cui ho fatto cenno qualche mese fa in un breve scritto in ricordo di mio zio Giorgio: il poco e il piccolo è l’espressione con cui proprio mio zio (la prima persona con cui ho condiviso il mio sogno di portare in paese un festival letterario per bambini e ragazzi), in un suo libro di fotografie del paese, aveva dipinto l’anima di Ponte, il “nostro microcosmo”.
Il poco e il piccolo è una dimensione che appartiene alle nostre vie e alle nostre piazze, ai frutteti in fiore e ai boschi disordinati, alle storie e alla memoria del paese. Una dimensione che nell’intento di mio zio, come nel mio, sottolinea la capacità delle persone di trovare la bellezza nelle piccole cose della quotidianità, nelle storie raccontate al bar o nascoste dietro portoni mangiati dal tempo, nella voglia di condividere.

Ed è proprio da questa voglia di condividere che è nato e cresciuto Un Ponte di storie, diventato un po’ più grande nelle dimensioni, ma rimasto sincero nella sua capacità di cogliere la poesia del piccolo… che poi piccolo non è mai!

Ho già molta nostalgia di quelle giornate. Di tutte le voci che si sono alternate nell’auditorium della scuola. Dei colori sparsi sul tavolo della biblioteca e delle mani bambine a disegnare case, sogni, paure e creature fantastiche. Delle lacrime di commozione e delle tante emozioni che si sono mescolate, sono uscite dai vasi sparsi in tutta la scuola e mi hanno fatto sorridere sempre. Delle risate sul palco ma anche davanti ai pizzoccheri. Delle ore tarde (o piccole!). Dei libri dappertutto. Delle storie ascoltate e raccontate. Degli amici, delle persone appena conosciute e di quelle che non vedevo da tempo. Dei messaggi di incoraggiamento e stima arrivati sul cellulare e delle tante mani strette con affetto e riconoscenza. Dei sorrisi.

E se un po’ di nostalgia è venuta pure a voi, nessuna paura perché Un Ponte di storie ha programmato due sabati pieni di sorprese anche nel calendario di Ponte in Fiore… ci vediamo l’11 e il 18 maggio!

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