Ho sempre nutrito grande ammirazione per chi traduce i libri. Perché penso che ci vogliano garbo e sensibilità, oltre a una grandissima padronanza delle lingue, quella madre prima di tutto. Le traduzioni sono la seconda pelle dei libri, quella che permette alle storie di viaggiare e arrivare lontano. Il traduttore deve saper entrare nell’anima di un racconto e portarne a galla ogni sfumatura. In un lavoro di empatia non solo con i personaggi, ma anche, e soprattutto, con chi li ha creati, cesellati, seguiti passo a passo nelle loro vicende.

 

Mi colpisce molto questa abilità nel restituire tutti i colori di un testo, senza sbavature o nuovi segni, stando un po’ ai margini. Così, quando ho conosciuto Martina Sala, Editor e Translator Project Manager di Book on a Tree, non ho resistito e le ho fatto qualche domanda sul suo lavoro. A Bologna, davanti a un piatto di tagliatelle al ragù, in uno dei suoi passaggi tra Londra e Barcellona, è cominciata la nostra chiacchierata, durante la quale abbiamo scoperto non solo una comune passione per la cucina bolognese, ma anche per la montagna. La chiacchierata, poi, è proseguita in una carrellata di domande e risposte in cui Martina mi ha spiegato bene cosa succede quando una storia si mette in viaggio…

L’intervista fa parte della serie di storie condivise da Spinginuvole e Book on a Tree per il progetto #compagnidiviaggio Perché le voci non hanno confini né territori!

 

Quali qualità deve avere un buon traduttore?

Deve sapere scrivere bene nella propria lingua! E poi, deve essere curioso (perché per capire come tradurre alcune cose bisogna fare molte ricerche, e non solo su Internet, ma anche chiedere ad amici, parenti ed esperti di certe aree), paziente (perché a volte prima di trovare la parola giusta ce ne vuole di tempo!) e poco desideroso di mettersi in mostra (insomma, niente pavoni da queste parti).

 

La regola fondamentale per una traduzione efficace, quella dalla quale non si può prescindere (a parte, naturalmente, la perfetta conoscenza della lingua)?

Non si deve capire che è una traduzione! Il testo deve suonare naturale nella lingua di destinazione, senza forzature, come se l’avesse detto per la prima volta, nel nostro caso, un italiano. E questo significa che a volte bisogna staccarsi un po’ dal testo di partenza.

 

Come ti approcci a un testo da tradurre? Quali sono gli step?

Cerco di leggere tutto il testo (se è già pubblicato, preferisco vedere il libro cartaceo, anche se poi in lavorazione uso il pdf / word) e prendo degli appunti. Poi inizio a tradurre, capitolo per capitolo. Se ci sono termini specifici ricorrenti, vado a spulciare su internet o chiedo alle persone che so essere esperte di quell’argomento (e intanto mi faccio una chiacchierata, visto che stare sempre a lavorare da soli è un po’ alienante). Di solito traduco in 3-4 step: prima stesura più a macchina, seconda stesura più ragionata, terza stesura di fino, quarta (a volte quinta) per refusi e rilettura. Alla fine, il testo ti esce dalle orbite…

 

Quale la parte più difficile?

Le tempistiche. Tutti vogliono sempre tutto perfetto e di corsa.

 

Quella più bella?

Il rapporto umano che si crea con le persone, ad esempio con l’autore…  o con qualche redattore simpatico! Mi piace molto anche il fatto che magari per giorni e giorni una parola non ti viene in mente, e poi, di colpo, mentre fai la doccia e non ci pensi, eccola che arriva!

 

Il traduttore ha un ruolo importantissimo per la buona diffusione di un romanzo in paesi diversi da quelli di origine, ma spesso resta una figura in secondo piano e il suo lavoro non gode della dovuta luce. Confermi?

Penso che a non godere della giusta luce non siano solo i traduttori, ma anche tutti i redattori e gli editor. In generale si osanna sempre solo la figura dell’autore: si dimentica troppo spesso che ci sono tante altre persone senza le quali l’autore non sarebbe diventato tale, non avrebbe avuto quell’idea geniale, non sarebbe stato aiutato a crescere, a migliorare. L’autore è l’attore che va in scena. Ma dietro le quinte c’è un intero mondo! E a me piace moltissimo!

 

Ti è mai capitato di dover tradurre un testo e pensare: ‘non avrei mai scritto una cosa del genere’? O di desiderare di cambiare il finale di una storia mentre la stavi traducendo?

Certo! Essendo nata come editor, mi capita in continuazione. Soprattutto con certi testi di marketing scritti da chissà chi. Cerchiamo sempre di migliorare il testo di partenza, ma si fa quel che si può.

 

C’è un testo che hai tradotto che hai fatto fatica a ‘lasciar andare’ perché te ne sei affezionata?

In realtà nessuno, non sono libri “miei”, quindi io mi sento più un tramite. Però posso dire qual è il lavoro che mi ha segnato di più. È l’albo illustrato di Francesca Sanna Il viaggio (in Italia è pubblicato da Emme Edizioni). Perché parla di un tema a me caro, le migrazioni. Perché ha dei colori stupendi e trasmette moltissimi valori in cui credo. E perché l’ho tradotto in una notte d’inverno davanti al camino, accanto a degli amici.

 

Il luogo dove ami di più lavorare?

Il giardino della casa dei miei genitori, in Italia. Perché è tranquillo e pieno di fiori. E poi c’è il mio cane, che mentre noi corriamo di qua e di là tra email e telefonate, se ne sta spaparanzato al sole… e mi ricorda che potremmo anche rallentare un po’.

 

Quando non leggi o traduci, cosa ti piace fare?

Un sacco di cose. Andare in montagna, in primis. Poi fare sport (ma niente che sia competitivo, mi piace avere i miei ritmi). Adoro i balli popolari e ora, in Spagna, frequento un gruppo che fa piramidi umane (si chiamano Castellers).

 

Un oggetto che racconta di te?

Il passaporto. Per me rappresenta la libertà. È il passepartout, la chiave magica che ti porta dappertutto, ti fa vivere esperienze e ti porta a incontrare persone. A tutti quelli che vorrebbero innalzare muri, barriere, protezioni, chiedo: ma davvero volete chiudervi in un castello?

 

Se dopo aver conosciuto Martina Sala, siete curiosi di leggere altre interviste e altri racconti, entrate con Spinginuvole nella Bot Room, la stanza virtuale dove Book on a Tree rinchiude ogni tanto qualcuno da uno dei suoi rami – autori, illustratori, grafici, editor, project manager… – per quattro chiacchiere informali, più o meno!

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