Non l’ho ancora incontrata di persona, ma Marianna Balducci è una di quelle matite che mi piace a prescindere. Credo sia per la progettualità un po’ fuori dagli schemi che vedo nei suoi lavori. E per l’accattivante (e divertentissima) commistione tra illustrazione e fotografia che si trova in alcuni suoi progetti. O ancora, per la sua vicinanza al mondo della moda e del design. Più probabilmente, Marianna mi piace per tutte questi motivi insieme… oltre che per quel suo tratto pieno di ironia, che ti fa sorridere a ogni dettaglio. Così, in attesa che Davide Calì me la presenti, qui c’è l’inizio di una loro bella chiacchierata che potrete trovare per intero nella Bot Room…

L’intervista fa parte della serie di storie condivise da Spinginuvole e Book on a Tree per il progetto #compagnidiviaggio Perché le voci non hanno confini né territori!

Mi sono reso conto solo ora che, dalla Fiera di Bologna, devo ancora fare le domandine consuete a Marianna Balducci sul suo C’è una macchia sul mio disegno!, uscito nella collana Lilliput di Eli/La Spiga. Allora, Marianna, raccontaci, che bambina eri? Ordinata o pasticciona? E com’erano i tuoi disegni?

Mai stata ordinata, forse però neanche del tutto pasticciona: gli esperimenti mi sono sempre piaciuti, ma ci tenevo a fare le cose “belle”, belle come pensavo dovessero essere. Gli errori quindi erano i nemici più temibili. Per fortuna ho imparato a dare retta alla mia mamma pittrice che mi diceva di non avere paura perché quando sei troppo in ansia per non rovinare una cosa, va a finire che la rovini di sicuro e invece gli esperimenti sono fatti anche per sbagliare e, da lì, magari scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato. Com’erano i miei disegni? Gratificanti mano a mano che, facendone tanti, riuscivo sempre più a raccontare quel che avevo in testa; liberi come quelli di tanti bambini a cui piace disegnare; pieni di cose copiate, inventate, sognate, mescolate.

L’intervista a cura di Davide Calì continua nella Bot Room… entriamoci insieme!

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