Ci sono estati scandite dal ritornello di una canzone. Note e parole che ti restano incollate diventando il segno e la colonna sonora di istantanee di vita. Quelle che terrai per sempre in un cassetto o tra le pagine di un diario. Forse non te ne rendi conto lì per lì, mentre le stai vivendo, ma succederà dopo, nella dimensione del ricordo. E allora sorriderai.

 

Marco Magnone

Marco Magnone ci è riuscito con un bellissimo libro. E ha scandito le nostre vacanze con La mia estate Indaco (Mondadori), senza dubbio una delle storie più intense (e più lette) di queste ultime settimane. Di quelle che risuonano a lungo e che sanno regalare istantanee perfettamente a fuoco di un’adolescenza in moto. E, soprattutto, di quel momento delicatissimo in cui tutto cambia, inevitabilmente e senza preavviso. Che colore hanno le emozioni quando la terra manca sotto i piedi? Quando tutte le aspettative e gli affetti che fino a un attimo prima erano punti fermi diventano sabbie mobili?
Viola e Indaco hanno 14 anni e si incontrano in un’estate che sa di mistero, di primo amore, di nuove amicizie, di scorribande in bicicletta. E di voglia di oltrepassare i limiti. Sfuggendo alla noia, ma anche a ciò che scava e fa male. L’emozione, con le sue tante sfumature (da quelle più spesse e nette a quelle più leggere e polverose), è dietro l’angolo anche in una provincia grigia e afosa come quella in cui i due ragazzi trascorrono le loro giornate, tra corse in scooter, partite di pallavolo e fantasmi da scacciare. È un estate, quella di Viola e Indaco, che ci prende per mano e accompagna come il ritornello di una canzone. Lasciandoci una scia di nostalgia. Perché sì, si fa davvero fatica a lasciarli andare questi due ragazzi! Proprio come le polaroid che custodiamo tra le pagine di un diario…

 

Curiosi di scoprire quali libri ha portato Marco sotto l’ombrellone di Spinginuvole? Noi tantissimo, quindi gli lasciamo subito la parola!

 

Faccio una premessa. I quattro libri che ho scelto hanno tutti a che fare con l’estate: ognuno in modo diverso, raccontano come anche dietro casa, proprio dove non ce le aspetteremmo, ci siano avventure, e sorprese, e sfide pronte a metterci alla prova. Quindi sono stati quattro compagni preziosi nell’aiutarmi a immaginare La mia estate Indaco, i suoi personaggi e il suo mondo di provincia.

3 libri per ragazzi

QUANDO ERAVAMO IN TRE, di Aidan Chambers (BUR)
Racconta la storia di Piers, che a 17 anni sceglie di passare l’estate da solo, a far da casellante a un ponte di campagna e chiarirsi le idee su che fare della propria vita. Qui però incontra altri due ragazzi, Kate e Adam, e allora tutto cambia. Trovo sia il racconto perfetto di quel particolare momento in cui da ragazzi sentiamo di non essere più quello che eravamo fino a poco prima, ma ancora non abbiamo idea di quello che diventeremo. Anche se abbiamo una voglia matta di scoprirlo!

L’ESTATE DEL CONIGLIO NERO, di Kevin Brooks (Piemme)
Finita la scuola, Pete non ha voglia di fare nient’altro che ciondolare in giro per casa. Eppure l’ultima rimpatriata tra vecchi amici prima che ognuno segua la propria strada sconvolge tutto. Nel corso di quella notte Raymond – che anche se è un tipo un po’ strano è il suo miglior amico – scompare. Così come scompare una ragazza del loro liceo. Pete inizia a indagare per conto proprio, fino a scoprire che la realtà è sempre diversa da come appare. Anche tra vecchi amici di una vita.

FERMA COSì, di Nina LaCour (EDT-Giralangolo)
Questa storia inizia l’estate in cui Caitlin da un giorno all’altro finisce al fondo di un buco nero: la sua migliore amica, Ingrid, si è appena tolta la vita, e lei si sente colpevole per non essere riuscita a intuirne i tormenti. Però non è la storia di un lutto, è una storia di riscatto. Alla ricerca di quella forza necessaria a tirarsi fuori dai buchi neri in cui a volte la vita ci caccia.

+ 1 per adulti

RICORDO DI UN’ESTATE, di Stephen King (in Stagioni diverse, Sperling &Kupfer)
Che dire di questo racconto? È la storia che da ragazzo mi ha fatto appassionare per la prima volta alla lettura. È la storia che in questi anni ho letto e riletto più volte, ricevendone sempre emozioni diverse. Più che una storia allora, a pensarci bene, per come mi è rimasta addosso in tutto questo tempo per me è una specie di tatuaggio. Quattro ragazzi che si mettono in viaggio di nascosto, a piedi, lungo i binari della ferrovia che porta fuori città. Alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo. Ma soprattutto del significato di cose come l’amicizia. La paura. Il crescere.

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