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Che cosa si può trovare dentro il Labirinto di Arnaldo Pomodoro? Davvero difficile darne una risposta univoca, perché Ingresso nel Labirinto, l’installazione monumentale (170 mq) dell’artista marchigiano realizzata nell’arco di sedici anni, dal 1995 al 2011, come riflessione e sintesi del proprio percorso di artista, è uno scrigno di infinite domande (e infinite risposte). In pratica, entri nell’anima del labirinto e ci trovi un labirinto dell’anima.

 

Un po’ nascosto alla città di Milano, come giustamente deve essere un luogo molto speciale (lo trovate nell’area sotterranea dell’ex Riva Calzoni, ora Showroom Fendi), il Labirinto di Arnaldo Pomodoro è uno spazio che sa di magia e avventura insieme, che evoca mondi passati e lascia spazio all’immaginazione di mondi sognati. In pratica, una vera e propria esplorazione nelle metafore dell’esperienza umana. Entrarci significa prepararsi a un viaggio personalissimo, un percorso magico e misterioso nell’arte e nella mente del Maestro, tra rielaborazioni di sculture già note e forme ancora in divenire, suggestioni legate alla sua esperienza e riflessi del vissuto di chi vi si immerge. Vi si incontreranno Gilgamesh e le scritture arcaiche, gli stili dell’artista e la sua visione (e restituzione in altra forma) della realtà, l’ansia della conoscenza sempre più profonda e quella del rapporto con la materia di cui è fatta l’opera stessa… che si può sperimentare con tutti i sensi e, quindi, anche toccare!

Un viaggio perfetto da fare insieme grandi e bambini. E proprio ai più piccoli, la Fondazione Arnaldo Pomodoro ha dedicato un libro legato all’esperienza immersiva che quest’opera offre, Il Labirinto di Arnaldo Pomodoro (Corraini Edizioni), che sarà presentato domani sera, 25 novembre, alle 18.30 in via Solari 35. Ci sarò anche io a chiacchierare intorno (anzi, dentro) questa meraviglia di arte contemporanea.

Ma vi avviso, addentrarsi nel Labirinto di Arnaldo Pomodoro, sperimentarne la parte più intima e inquieta, quella ruvida, che scava e indaga, costringe a farsi delle domande. E questa, secondo me, è la parte più bella di quando si osserva (e in questo caso, si vive) un’opera d’arte!

 

Che cos’è il Labirinto di Arnaldo Pomodoro?

 

Realizzato per gli spazi della Galleria Giò Marconi di Milano, dove nel 1995 fu allestita un’importante mostra personale di Pomodoro, nel 1997 il Labirinto venne esposto nel Palazzo Mediceo di San Leo. L’environment è ispirato all’Epopea di Gilgamesh, primo poema epico della storia dell’umanità, inciso su undici tavolette d’argilla in caratteri cuneiformi.
“Ho sempre subito grande fascino per tutti i segni, – racconta lo scultore – soprattutto quelli arcaici. Anche la scrittura mi ha attratto, dai segni primordiali nelle grotte, alle tavolette degli Ittiti e dei Sumeri, tanto che ho dedicato una mia opera, Ingresso nel Labirinto, a Gilgamesh, che è il primo (2000 a.C. circa) grande testo poetico e allegorico sull’esperienza umana. Le impronte che scavo, irregolari o fitte, nella materia artistica, i cunei, le trafitture, i fili, gli strappi, mi vengono inizialmente da certe civiltà arcaiche.
Dalla superficie magmatica – in fiberglass opacizzato e trattato con foglie di rame patinate – affiorano densi i segni di una primitiva forma di scrittura, scandita verticalmente dalle spalle levigate della porta di accesso al labirinto, che ruota sul proprio cardine centrale per svelare l’interno segreto. L’ingresso presuppone anche lo svelamento di uno spazio altro, sconosciuto, celato alla vista, chiuso oltre la soglia. Non è soltanto un luogo fisico, ma anche uno spazio del sapere, uno studio antropologico.
L’installazione rimanda al tema del viaggio e del labirinto come metafora della vita e vuole essere un omaggio alla scrittura e alla comunicazione.

Esiste un luogo – onirico, ineffabile – che tutti noi conosciamo, tutti sperimentiamo: è l’archetipo del labirinto, che ci rimanda all’eterna sfida del segreto della vita e che nei millenni si è manifestato nel mito e nelle arti. Il mio Ingresso nel Labirinto è un invito nei meandri di un percorso, dove il tempo è trasformato in spazio e lo spazio a sua volta diventa tempo. Una riflessione su tutto il mio lavoro: il gesto di riappropriazione e di recupero di un’attività artistica che ha attraversato i decenni della mia vita e ne costituisce una sorta di sintesi. Perché il labirinto non può che essere percorso, nel suo stesso svelarsi motore oscuro di ogni esperienza umana che sempre si compie tra slanci e impasse, arresti e riprese: nel suo progredire verso una maturità che è ritorno all’origine e alla sua incertezza. Perché ritengo, come ha scritto Bruno Schulz che “maturare verso l’infanzia sarebbe l’autentica maturità”.

 

Arnaldo Pomodoro

 

Entrare nel Labirinto attraverso le pagine di un libro

 

Mentre pensavo al labirinto e alla complessità del concetto che racchiude, mi sono subito chiesta quale potesse essere la reazione dei bambini davanti alla stratificazione dei significati che svela quest’opera. Ma poi, mi sono anche risposta, che spesso i bambini nella complessità sanno vedere le cose più semplici, quelle che appartengono alla loro quotidianità. Ed è proprio da questa idea che prende forma il libro Il labirinto di Arnaldo Pomodoro, a cura di Fondazione Arnaldo Pomodoro (Corraini Edizioni), il primo che la Fondazione dedica ai bambini.
Un libro che mescola una prima parte di apparato fotografico, che non ha in realtà una sequenza precisa, ma rievoca il senso di smarrimento che provoca un labirinto. E poi ci sono una serie di domande e proposte di attività che tracciano un percorso sensoriale alla scoperta dell’opera (una nuova modalità per far conoscere l’arte contemporanea ai più piccoli), riferimenti e citazioni (ad esempio il Minotauro). Le illustrazioni di Gaia Scarparo, in bianco e nero con solo una leggera sfumatura, invitano alla riflessione lasciando però aperte le risposte, perché per ognuno di noi (grandi e bambini) il labirinto rappresenta un’esperienza personale, riflesso della propria realtà. Perché in fondo, ogni luogo, se sconosciuto, può trasformarsi in un labirinto… imparare a conoscerlo significa trovare le proprie risposte, viverlo da una nuova prospettiva. Prendete appunti, questo libro è fatto anche per diventare il vostro labirinto personale!

Non sarà difficile immergersi tra le stanze e i corridoi del Labirinto, soprattutto se si pensa che il libro nasce dalle esperienze vissute insieme ad alcune classi e dalla libera interpretazione che i bambini hanno fatto dell’opera di Arnaldo Pomodoro nell’ambito del progetto Explore:art, realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo.

Per informazioni sulle visite al Labirinto, leggete qui.
E qui, invece, trovate le tante attività organizzate dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro per i bambini.

 

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