Per chi scrive storie è sempre motivo di orgoglio vedere come queste storie vengono illustrate. Un orgoglio che è anche una sorpresa, soprattutto per uno come me, che cerca di applicare la grande regola di Leonard Elmore (uno scrittore grazie al quale mi piacerebbe poter dire che ho imparato a fare qualcosa), quella di non descrivere mai troppo le scene, per poter lasciare spazio all’immaginazione del lettore. Pensate quindi quale orgoglio può essere aver scatenato non solo un disegnatore, ma ben 31 e aver dato il via a questa mostra di tanti e così diversi punti di vista sull’immaginario Salgariano (e un poco sul mio).

Pierdomenico Baccalario

 

Così Pierdomenico Baccalario racconta l’emozione di vedere tradotto in illustrazioni un racconto nato dalla sua penna (che non ha certo bisogno di presentazioni). Il racconto, Le tigri della Malora, è quello che ha dato il via all’ultima edizione del Concorso di illustrazione Notte di fiaba, legato all’omonima manifestazione estiva a Riva del Garda. Giunto al suo quinto appuntamento, il concorso ogni anno punta l’attenzione su un personaggio letterario (che è anche il filo conduttore i tutta la manifestazione), a partire dal quale un autore scrive una storia, sulla quale verranno poi realizzate le illustrazioni in gara: il protagonista di quest’anno, Sandokan di Emilio Salgari, è un inno all’avventura per eccellenza. E a scriverne un nuovo racconto non poteva che essere proprio Baccalario, che a Salgari e al suo vulcanico immaginario deve la sua passione per le storie piene di colpi di scena e imprese mirabolanti, come ci racconta nell’intervista qui sotto.

Dal concorso Notte di Fiaba, vinto da Marta Pantaleo (secondo la giuria composta da Francesca Tancini, Fausta Orecchio, Simone Tonucci, Mauro Evangelista, Davide Calì, Franco Pivetti e Chiara Tomasi) è nata anche una bella mostra itinerante, che la scorsa estate ha portato Sandokan nelle sale del MAG Museo Alto Garda e che ora è in cerca di nuove rotte e nuove terre da esplorare.
Per chi non vede l’ora di leggere la storia, l’albo Le tigri della Malora, illustrato da Marta Pantaleo e pubblicato da Orecchio Acerbo (partner di Notte di Fiaba), sarà in libreria tra pochissimi giorni.

La mostra Le tigri della Malora è potentissima e facile da esporre: basta chiederla a CHIARA TOMMASI (concorsonottedifiaba@gmail.com)
Ed è un punto di partenza ineguagliabile per le rotte dell’avventura!

E per cominciare a immaginare, basta dare un’occhiata alla gallery di illustrazioni in alto e leggere l’intervista che segue a Pierdomenico Baccalario: ci troverete consigli di lettura per spiriti audaci, una riflessione sulla gestione della creatività in Italia e anche un pizzico di romanticismo.

 

Pierdomenico Baccalario

Pierdomenico, il tuo amore per i libri di avventura (scritti e letti) lo dobbiamo a Emilio Salgari?

Credo proprio di sì. E credo che, come Italiani, dovremmo essere molto più grati a quello che ha fatto e al suo talento immaginifico. Salgari è, quando va bene, dimenticato, nella maggior parte dei casi criticato, per l’uso spesso sconnesso della lingua, o ancora di più per il numero di opere scritte. Per quanto riguarda il primo aspetto, la lingua, vorrei puntualizzare che quello che leggiamo di Salgari sono le sue prime stesure: non ha mai avuto editor, non è mai stato aiutato dagli editori che lo pagavano a righe, non è mai stato letterariamente valorizzato e aiutato a scrivere meno, meglio e a diventare immortale come i suoi colleghi all’estero. Jules Verne era terrorizzato dalla sua forza espressiva e dalle sue idee visionarie, tanto da minacciare l’editore francese dei suoi Voyages a non pubblicare Salgari, altrimenti avrebbe rotto il contratto.

Ma gli Italiani non sono mai stati bravi a gestire il talento. In particolare quello entusiasta. Da noi l’entusiasmo non va mai bene, è pericoloso, non appartiene a una delle possibile logiche politico/filosofiche in cui noi, come paese, amiamo tanto spaccarci e che usiamo per sottomettere gran parte del pensiero creativo. E infatti, pur essendo un paese di grandi creativi e sognatori, abbiamo una letteratura del fantastico assolutamente scadente (fatte le dovute eccezioni e tappandosi il naso, ancora una volta, per i profili politici pubblici degli autori: ho sempre avuto un legittimo sospetto per gli autori per ragazzi che hanno una forte immagine politica, non è un talento che serva per piacere ai lettori).

L’eccesso di produzione è qualcosa di cui io spesso vengo rimproverato, come lo sono miei colleghi dallo straordinario talento come Guido Sgardoli o Davide Calì, bravi a scrivere e ancora più bravi a immaginare, che vivono il paradosso di aver scritto più libri di qualità di chiunque altro, e di dover continuamente farne altri per poter vivere dignitosamente delle proprie opere. E mentre i loro libri spariscono a poco a poco dai cataloghi (tanto scrive tanto), in Inghilterra si festeggiano i cento libri di Williams o i duecento di Julia Donaldson, come un punto di arrivo ed espressivo di talenti rari, costantemente ripubblicati e riproposti a ogni nuova generazione di autori.

 

Cosa ti affascina di più in Sandokan?

Il suo rapporto di amicizia con Yanez, Kammamuri e Tremal-Naik. Ci vedo, in questo, la più profonda aspirazione dell’autore, evidentemente solo, intellettualmente e professionalmente, in cerca di riconoscimenti e tesori che può solo far conquistare dai suoi eroi.

 

Che cosa ti ha divertito di più nello scrivere Le Tigri della Malora?

Mi è stato comunicato quasi per caso, ho avuto una settimana per farlo. Ebbi un solo dubbio di partenza, se fare una cosa epica, come spero di essere riuscito a fare, mettendoci dentro anche un po’ di Fenoglio e di Piemonte, la mia Regione, o umoristica, nel qual caso avrei optato per una serie di ragazzini che non hanno voglia di fare niente e credere a niente, tantomeno di poter salvare il mondo (il titolo sarebbe stato I Pigri della Malesia). Però avevo sul comodino quel meraviglioso libro di Ernesto Ferrero sulla vita del Capitano e ho scelto la strada che avete tra le mani. Mi ci sono tuffato, ne ho preso nomi e personaggi e li ho giocati nella storia con il mio modo infantile di vivere i libri: da ragazzino passavo i pomeriggi nei boschi a combattere battaglie immaginarie con i miei tre cani a farmi da compagnia. E nel giocare a fare Sandokan, però, io ritagliavo per me il ruolo di Tremal-Naik, non so davvero dire perché.

 

Se potessi incontrare Salgari oggi, cosa gli diresti? E se incontrassi Giacomo Bove?

A Salgari direi: vieni in Bookonatree. Abbiamo le editor perfette per far scintillare le tue parole e le tue storie, e ti vendiamo anche all’estero. A Giacomo Bove dico solo grazie, perché è in via Giacomo Bove, ad Acqui Terme, che ho incontrato mia moglie.

 

Se potessi entrare in uno dei suoi romanzi, quale avventura sceglieresti? E in quale ruolo?

I misteri della Giungla Nera, Tremal-Naik, e non so perché e sono sicuro che, se leggessi razionalmente il libro oggi non sentirei lo stesso senso di appartenenza che ha rappresentato per la mia infanzia e direi il Corsaro Nero (l’unico libro che Salgari ha avuto un po’ di tempo per lavorare bene).

 

A parte i tuoi, quale libro di avventura dovrebbero assolutamente leggere i ragazzi oggi? Anzi, consigliacene due: un classico e un contemporaneo.

Nel consigliare i libri ho gli occhi pieni dei libri dei miei amici soci e colleghi, quindi direi di prendere a caso un libro di Morosinotto o di Guido Sgardoli. Sono molto debitore a Salgari per la Collana dei Corsari, edita da Solferino, per cui direi loro di comprarsi tutta quella collana di romanzi d’avventura brevi che sono lì. Cosa leggere? Vango di Timothée de Fombelle, forse. E poi Shantaram di Gregory David Roberts, che è gigantesco, violento, adulto, parla di criminali, droghe e guerre, quindi è uno di quei libri sbagliatissimi che tutti dovremmo leggere all’età sbagliata, come feci io con Il Signore degli Anelli (Tolkien), rimanendone imprigionato per sempre (e tra l’altro anche Shantaram è difficile da leggere di nascosto, perché è enorme). Tra i classici? Qualsiasi cosa scritta da Stevenson e Poe va benissimo.

 

 

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