Era nel cassetto di mio zio.
Me lo ricordo bene, come mi ricordo l’odore acre della sua stanza di vecchio.
Un foglio piegato in quattro, talmente logoro cha ad aprirlo si rischiava che si sbriciolassero i margini consunti. Era una mappa del catasto. A pensarci bene, quelle carte, quasi fossero una fotografia, immortalavano la città in un’epoca precisa, in un giorno particolare. Lì e in quel momento.

 

La geografia può essere una chiave per raccontare la storia. Ecco il telaio su cui Paola Caridi ha costruito la trama di questa bella storia di amicizia tra due ragazze, l’israeliana Sarah e la palestinese Samira, i cui destini si incontrano quasi per caso per poi scoprire che son indissolubilmente legati. La casa in cui abita Sarah, nel quartiere a ridosso della Città vecchia (dove fino al 1948 vivevano tre comunità), una volta apparteneva alla famiglia di Samira: si chiama Beit Dajani ed era stata cstruita da un commercialista palestinese (il bisnonno di Samira) e abbandonata nel 1948 a causa della guerra. A partire da una carta catastale reale l’autrice riesce a ‘disegnare’ la villa, vera protagonista del romanzo, e a mostrarne le trasformazioni nel tempo. Si trasforma la casa e si trasforma Gerusalemme. E il lettore entra tra le sue vie, attraversa muri e confini (anche linguistici), ne annusa i profumi e ne vede i colori. Tocca le sue ferite e ne sente la sofferenza.

 

Gerusalemme La storie dell’Altro, di Paola Caridi, con illustrazioni di Marcella Onzo, Feltrinelli Kids

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