Questa storia, proprio come un’altra, inizia con una mela. La mela del mio racconto non era matura, e non induceva in tentazione: era vecchia e tutta grinze, troppo in alto per coglierla e troppo testarda per cadere giù da sola. Se ne stava appesa a un ramo sottile come una frusta, e ballava nel vento freddo di marzo.

 

Ecco uno di quei romanzi che vanno assaporati piano, con il tempo di godersi la storia e lo srotolarsi dei suoi personaggi. Soprattutto se la storia ci trascina dentro un lungo viaggio che attraversa mondi fantastici e un Medioevo pieno di pericoli. Il protagonista è un Ragazzo (sì, scritto proprio con la maiuscola, perché è così che lo chiamano tutti), un umile guardiano di capre, senza storia, senza genitori, da sempre schernito a causa di una gobba che gli deforma la schiena e che non ha mai mostrato a nessuno. Ma con un dono magico, la capacità di parlare con gli animali, che lo aiuterà in molte situazioni. Un giorno la vita di Ragazzo incrocia quella di Secundus, un misterioso pellegrino diretto dalla Francia a Roma, alla ricerca di sette preziose reliquie da portare in dono sulla tomba di San Pietro. Siamo nel 1350, l’anno dopo la peste nera, e Secundus si rivelerà essere qualcuno di molto diverso da un semplice pellegrino. E il loro viaggio diventerà un percorso mirabolante tra cavalieri e banditi, misteri e miracoli, tesori e reliquie, attraverso un’Europa devastata dalla peste e dalla povertà. Insieme, Ragazzo e Secundus, impareranno molto sugli uomini, sulla vita e su loro stessi. Storia di Boy è un bellissimo romanzo che sa mostrarci un pezzo di storia a tinte vivide (anche nei momenti più bui) e, nello stesso tempo, ha la potenza di un intenso racconto di formazione.

 

Storia di boy, di Catherine Gilbert Murdock, Giunti

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