Cecilia Mosso ha mani fatte di poesia e occhi che sorridono sempre, perché non vedono l’ora di raccontarti una storia. Cecilia è un’artista e le sue storie sono fatte di ceramica, hanno la forma di piccoli animaletti che puoi portare sempre con te o decorano un angolo speciale di casa. Quando è cominciata la pandemia lei si trovava dall’altra parte del mondo e l’oggetto che ha scelto per raccontarsi qui, ci porta in viaggio proprio tra quei luoghi… Se chiudete gli occhi sono certa che potrete sentirne anche i profumi!

 

Cecilia Mosso ritratta via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e cosa ha rappresentato per te in queste settimane?

Questo oggetto si chiama mate e al suo interno si trova una bombilla. È una sorta di tazza di legno ricoperta di alluminio che serve per contenere la Yerba mate con la quale si prepara la più nota e amata bevanda Argentina, che porta proprio il nome di Mate. Calda e amarognola, aiuta a sopportare l’altitudine e ha un potere eccitante, come il caffè. Si può gustare con o senza  zucchero, con scorza di limone o con erbe selvatiche secche degli arbusti che si trovano durante le passeggiate tra le montagne di questa meravigliosa terra. Il mate è una tradizione,  un’abitudine, un gesto. È riposo, pausa, ma sopratutto un momento di condivisione con la famiglia e con gli amici. Questo è quello che amo di più di questo oggetto. È puro amore.

Ho scelto lui perché rappresenta tutto ciò che per me è importante, fondamentale e che adesso mi manca. Quando la pandemia è iniziata ero dall’altra parte del mondo, proprio in Argentina a realizzare quello che è stato per me il sogno nel cassetto che doveva, prima o poi, realizzarsi. Sono stata ospite di una famiglia, in un piccolo paese in mezzo alle montagne alte e fresche della cordigliera delle Ande. Il mate è stato per tre mesi l’oggetto che più ho utilizzato nella mia quotidianità. Quando ci si riunisce per bere il mate, solitamente dopo la “siesta”, intorno alle  cinque del pomeriggio, ci si trova in casa, nel parco o in piazza: ce n’è solo uno che gira tra le persone del gruppo e tutti bevono dalla stessa bombilla.

La prima cosa che ha detto il presidente dell’Argentina parlando delle regole da seguire per non diffondere il virus, è stata di bere ognuno dal proprio mate, per non rischiare il contagio. Da quel momento ho capito che una delle mie parole preferite, “condivisione”, sarebbe andata a riposare nel cassetto, insieme agli altri sogni che ho messo al suo interno. Tranquilli, non fanno la muffa, anzi hanno un buon profumo! Tutti i giorni apro quel cassetto e faccio uscire i sogni più piccini, quelli che posso realizzare in una stanza e vi assicuro che non sono pochi!

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te?

Mi ricorda quotidianamente che alcune cose non si possono fare da soli, come bere il mate. Non c’è gusto, perde di significato, e quindi, se potesse parlare in questo istante, credo che mi urlerebbe che sono una traditrice, perché da quando sono tornata in Italia ho ricominciato a bere il mio amato caffè. E questo sì, adoro berlo da sola, al sole delle 8 del mattino ascoltando il ronzio degli insetti sulle piante del balcone.

 

Cosa ne farai quando tutto tornerà alla normalità?

Quando tutto tornerà alla normalità rimarrà per sempre un oggetto che porterò ovunque andrò. Ha fatto parte di un bellissimo capitolo della mia vita e quando lo guardo, mentre lavoro,
appoggiato sul mio tavolo della sala, mi porta a pensare ai tanti momenti passati all’aperto, a chiacchierare e ridere con persone appena conosciute, ma che sembravano far parte di me da sempre.

 

Cecilia Mosso
29 anni
Ceramista
Castelnuovo don Bosco (Asti)

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