Il pennello

Autore per ragazzi e naturalista, dopo una saga fantasy amatissima (ve lo ricordate il giovane David Dream, protagonista di Ossidea?) Tim Bruno ha saputo unire perfettamente queste due anime in storie che hanno come protagonisti gli animali. Infatti, il suo sguardo attento e appassionato da sempre dedica un tempo e una cura preziosi all’osservazione dei loro comportamenti. Ed è proprio questa passione che traspare dalle sue pagine e ci fa sentire una grande empatia nei confronti di conigli, api e persino ratti (il suo ultimo romanzo – Factory, pubblicato da Rizzoli – ha come protagonista proprio un topo!) che, umanizzati dalla sua penna, ci rivelano una prospettiva nuova sulla realtà. Realtà che a volte ha bisogno di spostare la bussola dai pensieri alle mani, come ci racconta questo pennello…

 

Tim Bruno ritratto via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena?

Perché in questo periodo di “quarantena” ho fatto diversi lavori in casa (bricolage) e in particolare ho restaurato delle porte, scrostate e riverniciate. Lavorare con le mani mi piace molto e mi aiuta a non pensare o a pensare nel modo giusto. È come se improvvisamente il cervello ritrovasse la sua funzione naturale (così la smette di elucubrare e avvitarsi su se stesso in pensieri inutili). Fare bricolage per me è quasi una terapia: mentre dipingo una porta subentra la necessità di coordinare il movimento, la mia mente si connette alle mani e non c’è più spazio per i pensieri. Questo diventa un momento liberatorio e decisamente rilassante.

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te?

Oh, potrebbe raccontare molto perché quando faccio bricolage io parlo da solo. Se sbaglio impreco malamente, altrimenti parlotto, commento… sembra un lavoro di gruppo 🙂
Ma soprattutto racconterebbe che il mio modo di fare bricolage deriva da una deformazione professionale, il mio pensiero da naturalista. Credo che il nostro cervello oggi sia imprigionato in nevrosi, fantasmi e pensieri negativi causati dal tanto tempo libero che l’uomo contemporaneo ha a disposizione (e per tempo libero intendo che non siamo più abituati a quelle attività fisiche necessarie per la sopravvivenza ai nostri antenati, come costruirsi una capanna o andare a caccia). E l’attività manuale è il modo migliore per ritrovare quella libertà e la naturale sintonia tra azione e cervello.

 

Ora che stiamo tornando a una relativa normalità, cosa ne farai?

Lo metto nella cassetta degli attrezzi che tengo sempre a portata di mano; e non ho ancora finito con le porte…

 

Tim Bruno
54 anni
Scrittore naturalista
Genova

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