Siamo stati fortunati. In molti hanno detto che siamo stati anche coraggiosi, ma mi piace di più pensare che Un Ponte di storie sia stato prima di tutto un festival fortunato. Una parentesi felice, in cui la condivisione delle emozioni è stata possibile, a distanza di sicurezza sì, ma guardandosi negli occhi, correndo fianco a fianco, ridendo, curiosando, esplorando insieme.

 

Sono state giornate dense di emozioni, durante le quali il paese si è animato di nuove voci e le storie hanno costruito un ponte di meraviglia e di speranza. Teniamola stretta quella meraviglia, perché ci sarà utile durante le prossime settimane, per continuare a viaggiare (almeno con la fantasia), nonostante tutto. Teniamola stretta, perché è solo con lo sguardo pieno di stupore che possiamo riconoscere la bellezza che abbiamo intorno e che spesso diamo per scontata. Le storie ci insegnano anche questo. Ma soprattutto ce lo insegna il nostro paese, che nei giorni del festival mi è sembrato ancora più bello: quasi le sue mura spesse, i giardini nascosti, i portoni provati dal tempo, le finestre silenziose, i cortili aperti e gli spicchi di cielo tra i tetti avessero voce.

Un’immagine tratta dal libro ‘Fantastique’, di Dario Moretti

Mi è capitato spesso, in quelle giornate, di vedere ospiti e visitatori aggirarsi tra le vie, incuriositi e con occhi volti proprio a quelle fette di blu, che spesso erano fatte di nuvole spesse. Ma siamo stati fortunati, perché la pioggia non ha fermato la nostra voglia di condividere emozioni. Semplicemente, si sono aperti ombrelli colorati e la festa è continuata.

 

Un Ponte di storie quest’anno è stato proprio come quello sguardo verso il cielo

Curioso e pieno di speranza, coraggioso nell’affrontare le nubi e tenace nel vedervi quel po’ di azzurro che ci ha fatto continuare a costruire, a scrivere, a progettare, a portare in scena arte e narrazione insieme. E questa edizione, più che mai, è stata possibile grazie allo sguardo unito verso il blu delle tante persone coinvolte. Gli ospiti prima di tutto, che non solo hanno portato in paese le loro storie, mostrandocele in forme così diverse e sorprendenti: i libri certo, ma anche l’arte, il teatro, l’illustrazione, la manualità, la musica. E poi, tutte le persone che a Ponte ci hanno aperto case, cortili, giardini e spazi privati e pieni di fascino, rendendo il festival una vera e propria festa per tutto il paese: Casa Cassan sede di Liberodiscrivere Edizioni e Roseto del Drago, l’Hotel Albrici, il Ristorante Cerere, la Storica Farmacia Garlaschelli, le Cantine Marchesi, il Teatro Vittoria.

‘A map of desires’, opera di Peppo Bianchessi

Non smetterò mai di ripetere quanto questo calore e questa generosità mi abbiano reso orgogliosa e felice di far parte di questa comunità (lo so, ormai la mia residenza è altrove, ma il mio cuore resta qui): un festival diffuso tra le vie e i cortili di Ponte era esattamente il disegno che avevo in testa quando ho cominciato a pensare a Un Ponte di storie, quasi tre anni fa. Sembra passato moltissimo tempo, ma io mi sento ancora emozionata come la prima volta che ho immaginato tutto questo. Solo che ora, insieme all’emozione, c’è anche la gratitudine. Il che rende lo sguardo verso il futuro ancora più curioso. Ancora più forte nel farsi largo tra le nuvole. Che poi le nuvole, lo dico sempre, possono anche essere bellissime! Basta avere il tempo di contemplarle, di scorgervi forme e sfumature diverse, di dar loro la forma che desideriamo.

 

Proprio come sanno fare i bambini, veri protagonisti del festival

Un laboratorio di Andrea Vico

A loro (e agli adulti che li hanno accompagnati e guidati) va il mio ringraziamento più grande: per aver riempito le giornate di Un Ponte di storie di risate, voci che si rincorrevano per le strade, sguardi sgranati e attentissimi, salti e corse, disegni e mani verso il cielo. Senza paura della pioggia, con le loro mascherine sempre a posto, pronti a sorprendersi. C’è sempre molto da imparare dai bambini e il nostro festival è una grande occasione!

Infine, un doveroso grazie a tutti i nostri sostenitori, che hanno reso possibile la realizzazione del festival, ai volontari che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro passione, al Comune di Ponte in Valtellina che ci ha creduto fino in fondo e all’Istituto Comprensivo, che con grande determinazione ha fatto in modo che i bambini potessero gioire di giornate piene di stimoli e suggestioni. Cosa, che in momenti come questo, non è davvero da poco! E al CEPELL, il Centro per il libro e la lettura, sotto i cui auspici si è svolto Un Ponte di storie.

 

I sogni nascono piccoli e diventano grandi grazie alla condivisione

Luisa, Elena, Oriana e Francesca (anche soprannominate ‘Le quattro moschettiere’)

Ultimo, ma non certo in ordine di importanza, il mio grazie a Francesca, Elena e Luisa. Questa è stata un’edizione particolare, dove ancora di più la condivisione (di spazi, idee, tempo) è stata fondamentale per la sua realizzazione: il poco e il piccolo non sono più solo il sentire del microcosmo del paese, ma sono l’idea attorno alla quale insieme abbiamo costruito qualcosa di bello e di magico. Il piccolo diventa grande grazie alle persone e al loro cuore.

E per me Un Ponte di storie è proprio questo, un festival fatto di cuore, un tempo prezioso di arricchimento e di apertura, di scoperta e di stupore. Non potrei esserne più felice!

 

Ci vediamo a maggio del 2021!

 

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