Illustrazione di Marianna Balducci tratta da ‘Io sono foglia’ (Bacchilega Junior)

Quando da bambino sei abituato ad ascoltare storie, anche quelle che arrivano da lontano e da paesaggi sconosciuti, in te resta inevitabilmente un seme. Che cresce insieme alla tua voglia di raccontarle le storie. Proprio come è successo ad Angelo Mozzillo, che dopo i racconti del nonno e i romanzi di Dickens, oggi ha trovato la sua strada come autore per bambini e ragazzi. Con una passione particolare per il cinema e le storie in rima. In questa bella chiacchierata con Davide Calì ci racconta il suo percorso fino a qui

 

di Davide Calì

 

In pochi anni hai pubblicato diversi libri interessanti. Ci racconti un po’ qual è il tuo background? Da dove vieni? Cosa ti ha portato verso i libri per bambini?

Vengo dai racconti di guerra di mio nonno e dalle storie di paese del sud Italia. Dai libri di Dickens e di Mark Twain che leggevo da ragazzo e dall’infinità di film che ho recuperato solo a partire dagli anni dell’università.
Quando ho cominciato a lavorare animavo video aziendali con una illustratrice, Ilaria Perversi, con cui collaboro tuttora. Lei amava disegnare personaggi buffi, a me piaceva raccontare storie. L’intuizione ci venne per caso: “E se provassimo a fare un albo illustrato?” Dopo qualche mese nacque Abita qui Mimì?

 

C’è un libro, tra quelli che hai pubblicato finora, al quale sei particolarmente legato?

Sono legato a tutti i miei libri, per motivi differenti. Abita qui Mimì? è stato il primo e mi ha dato subito molte soddisfazioni, attirando l’attenzione di pubblico e stampa di settore. Ma soprattutto, essendo il primo libro, mi ha dato modo di vantarmi.
Appena è stato pubblicato l’ho mostrato a mia madre.
“Mamma, ho scritto un libro per bambini!”
Lei, dopo qualche istante di silenzio, ha chiesto a mio padre se si era più informato circa la questione di togliermi il cognome di famiglia.
Mi sono divertito anche a scrivere Il Natale dell’Orco Narice. È una filastrocca natalizia molto buffa, e quando mia madre l’ha letta ha commentato: “Come scrittore fai ridere”. Non ho mai capito se era un complimento.
Ultimamente ho pubblicato Io sono foglia, ancora una volta un testo in rima ma più malinconico. Ho chiesto a mia madre cosa ne pensasse: “Come poeta fai piangere”.
Credo che non le chiederò più opinioni.

 

Il Natale dell’orco Narice è un testo in rima, come un altro a cui stai lavorando per noi. Hai sempre scritto in questa forma? Da lettore bambino ti piacevano le storie in rima?

Mi sono sempre divertito a scrivere filastrocche. Il gioco della metrica e della rima per me è un antistress. Sin da piccolo parodiavo canzoni famose, e ancora adesso, quando voglio svagarmi, mi metto a scrivere testi rap o qualche limerick. Niente di serio, non hanno alcun fine editoriale, ci passo il tempo quando mi annoio. Li leggo giusto agli amici più intimi, che puntualmente mi domandano estasiati: “Ma come ti vengono? Ma quante ne fai? Ma perché non la smetti?”

 

Viola e la luna, Il Natale dell’orco Narice e Io sono foglia sono tutti e tre testi commissionati: ti trovi a tuo agio con lo scrivere on demand?

Preferisco inventare le storie da zero, ma trovo i testi su commissione una bella palestra per un narratore. Si hanno una serie di paletti – un tema da rispettare o delle immagini da cui trarre spunto – e inventare una storia diventa molto più complicato.
In genere la prima idea è sempre quella peggiore, e allora scrivo e riscrivo, limo una passaggio, mi confronto con persone di fiducia, finché non trovo una strada mia, che mi soddisfa. E non è detto che questo accada.

 

Qual è il tuo rapporto con gli illustratori? Lavorate insieme?

Il mio rapporto con gli illustratori è molto autoritario, quasi dittatoriale. Quando consegno un testo scrivo esattamente cosa voglio che loro disegnino, pagina per pagina, dettaglio per dettaglio. Non ammetto modifiche, nemmeno quelle più minute. Loro in genere mi dicono che non ci sono problemi, poi però fanno sempre il cavolo che gli pare. Il risultato è così straordinario, le tavole talmente belle, che ho deciso di continuare ad utilizzare questo metodo di lavoro.

 

Io sono foglia, testo che hai scritto sulle illustrazioni di Marianna Balducci, è uno degli illustrati di punta di Book on a tree per l’autunno. Ci racconti come è nato? Non è stato difficile scrivere partendo da disegni già fatti?

Quando parlavo delle difficoltà di scrivere su commissione pensavo proprio a Io sono foglia. Non è stato facile, avevo una sola immagine da cui trarre spunto. Davide Calì me l’aveva mandata via mail: era una bellissima illustrazione di Marianna Balducci.
Davide mi disse: “Prendi questa immagine e fanne una storia. Prenditi tutto il tempo che ti serve”, e però poi per ogni giorno che passava senza che io avessi prodotto risultati mi mandava la foto di un libro con gli angoli delle pagine piegate, o con le sottolineature a penna. Una vera e propria tortura per un maniaco dei libri intonsi come me. Allora ho dovuto sbrigarmi.
Ho provato prima la strada della narrazione in prosa, ma i risultati non erano convincenti. Finché anche in questo caso mi è venuta in soccorso la rima: ne è uscita una piccola poesiola ondeggiante, che asseconda la lenta danza delle foglie di Marianna. Il testo è piaciuto sia a lei che a Davide, e quest’ultimo ha smesso di maltrattare libri. Almeno fino alla prossima commissione.

 

Svelaci qualcosa dei tuoi prossimi progetti: a cosa stai lavorando?

Sicuramente altri albi illustrati, insieme ad illustratrici con cui ho già lavorato. Mi piacerebbe anche esplorare il mondo dei racconti più lunghi: questo autunno uscirà Giacomino Giacheseinpiedi, una prima lettura per la casa editrice romana Biancoenero, e sto già lavorando a brevi romanzi per bambini in cui mi diverto a rimaneggiare i generi letterari. Incrociate le dita per me!

 

Chi è Angelo Mozzillo

È nato a Napoli nel 1988 e vive a Milano. È un collezionista di storie: gli piace scoprirne sempre di nuove e, quando non le trova, le inventa. Mescola e riordina le parole come i mazzi di carte: ci fa racconti, sceneggiature, reportage e filastrocche. Comincia a pubblicare dal 2018, anno in cui esordisce con Abita qui Mimì? (VerbaVolant, 2018). In seguito ha pubblicato Quanto è piccolo il mondo (VerbaVolant, 2019) e poi Viola e la luna (Nomos, 2019), Il Natale dell’orco Narice (Eli / La Spiga, 2019) e il più recente Io sono foglia (Bacchilega Junior, 2020).

Il video Jere Jeff da lui diretto è stato presentato al Giffoni Film Festival, mentre il cortometraggio Caro Gioachino, di cui ha curato la sceneggiatura, è stato presentato alle Giornate degli Autori durante la Mostra del Cinema di Venezia 2018. 

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