La scatola di sardine (© foto Daniele Mosna)

 

Tra le tante paure, i dubbi e le incertezze che questo anno che volge al termine ci ha portato, ci sono state anche tante cose belle: nuovi incontri, affinità preziose e condivisioni di idee che hanno aiutato a dare un senso diverso a una situazione tanto destabilizzante. Uno di questi incontri felici, per me, è stato quello con Chiara Girardi, in arte La Chigi, artista di Trento che qui ci racconta come ha trasformato i limiti in possibilità. Questo suo bellissimo progetto, in qualche modo, ha chiamato i nostri Ritratti e nell’incontro delle idee sono certa che nasceranno nuove suggestioni.

 

La Chigi fotografata via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena?

Ho scelto la scatoletta di pesce perché durante la quarantena è stata fonte di cibo non solo per il corpo ma soprattutto per l’anima e la mente.
Nelle scatolette ho trovato prima il pesce e poi, una volta vuote, vi ho specchiato il mio bisogno degli altri che improvvisamente erano scomparsi dalla mia vista e dalla mia quotidianità, rinchiusi in case che rischiavano di essere prigioni. Allora ho creato nuovi modi e mondi per ritrovarli ed essere così di nuovo insieme, nonostante le distanze, in immaginari condomini. Il limite – fisico e mentale – delle scatolette è diventato possibilità, nuovo spazio di vita e cibo per l’anima.
Nelle scatolette, con oggetti e miniature, ho raccontato le nostre storie, i nostri bisogni e desideri. Ho raccontato la nostra voglia di resistere e di rimanere noi stessi, nonostante tutto.

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te?

Parlerebbe di (tanto) disordine fuori e dentro di me, di materiali recuperati chissà dove e accumulati e di strani assemblaggi – prima mentali e poi fisici -, di un bisogno di trasformare in leggerezza la pesantezza, di un pizzico di ironia, di limiti da trasformare in possibilità, di voglia di comunicare e non ultimo di tanti peli di gatto che mi inseguono ovunque!

 

Ora che stiamo (lentamente) tornando a una relativa normalità, cosa ne farai?

Continuerò ad usare le scatolette di pesce per creare! Questo spazio che non è uno spazio – in senso convenzionale ed artistico – mi affascina moltissimo. E poi ci sono scatolette di varie fogge, forme colori che attendono solo di essere esplorate e piccoli umani che cercano casa!
Adesso vorrei mettere nelle scatolette anche un po’ di quel fare ed essere comunità che mi è mancato durante la quarantena. Non voglio più lavorare da sola ma voglio conoscere persone reali grazie alle loro scatolette di pesce che, condivise, diverranno prima miei e poi nostri mondi.

Ecco quindi il mio serissimo annuncio: cerco donatori sani di scatolette (possibilmente con coperchio) che vogliano incontrarmi, mangiando del pesce in scatola con me e per me. Astenersi perditempo, non sognatori e, ovviamente, rompiscatole!

 

La Chigi
40+1 anni
Artista
Trento

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