La maschera

 

Una delle qualità che in Gabriele ho apprezzato profondamente fin dal nostro primo incontro è la sua capacità di mettersi in ascolto e di entrare subito in empatia con le persone. Il suo è uno sguardo sempre attento all’altro, eco di un animo generoso, che nelle storie sa disegnare personaggi intensi, che lottano per trovare la propria strada in una vita che non fa sconti. Personaggi che ti prendono per mano e ti obbligano a farti domande. Ma con garbo. Perché Gabriele Clima, autore per ragazzi, le parole le cesella. Le veste di un carico emotivo calibratissimo, che arriva dritto al cuore dei giovani, ma anche degli adulti. E le fa risuonare dentro il lettore con una tale intensità che poi fai fatica a staccartene. Provate a incontrare Nino, protagonista del suo ultimo romanzo, Con le ali sbagliate (Uovonero), e sono certa che poi vorrete conoscere anche Nico, Dario e Andy, Salìm e Fatma, Alex. E ognuno di loro vi entrerà nel cuore, come è successo a me.
Insomma, sono davvero grata al viaggio in macchina che mi ha fatto conoscere Gabriele e le sue storie, e sono grata a lui per aver regalato a questo progetto il suo sguardo attento… E, a quanto pare, non solo il suo!

 

Gabriele Clima ritratto via Skype da Marco De Scalzi

Perché hai scelto questo oggetto e che cosa ha rappresentato per te durante le settimane di quarantena?

Questo è stato un tempo trascorso senza gli altri, nella solitudine di pensieri diversi che si sono alternati come in una giostra d’altri tempi. Abbiamo dato fondo a ricordi, riflessioni, qualcuno si è messo a fare il pane in casa, qualcuno ha ripescato le ricette della nonna chiuse da anni in un cassetto. È stato il tempo del recupero, non della condivisione, e di un virtuale – che ci ha tenuti uniti – che per molti mesi è diventato più reale del reale, che invece si è fatto incerto e fragile. Ecco, forse è il tempo che abbiamo dedicato alla riflessione, il tempo che ci ha permesso di guardarci dal di fuori come in quel racconto di Carver, che mi fa scegliere ora, fra gli oggetti che rimangono dopo aver passato il guado, una maschera.
È uno dei miei lavori di ‘rivitalizzazione’, rottami che recupero e assemblo dando loro nuova vita; in questo caso un pezzo di legno, una rete metallica, la pulsantiera di un ascensore, la mascherina di un interruttore elettrico. In questi pochi pezzi, cuciti insieme da un dottor Frankenstein interessato più all’estetica che a sfidare i limiti dell’uomo, quel che vedo è un volto, qualcuno che mi osserva, da fuori appunto, uno sguardo che scorge qualcosa di me meglio di quanto io stesso possa fare, perché da un punto che non è il mio centro.

 

Se potesse parlare, cosa racconterebbe di te?

Un sacco di cose, manie, stranezze, desideri, incongruenze, tutto ciò che uno sguardo muto può raccontare. Ma forse, più di ogni altra cosa, racconterebbe il mio tentativo – per niente facile, lo ammetto – di spostare il centro, di guardare me stesso da altri punti di vista, di sperimentare ogni volta che posso e che mi accorgo di doverlo fare, un’alterità. Per capire le cose che mi sfuggono.

 

Una volta tornati normalità, cosa ne farai?

La lascerò lì, ovviamente, sulla parete alla quale l’ho appesa. Ogni tanto le passo accanto, la guardo (o è lei che guarda me, non l’ho ancora capito); e la saluto con reverenza, perché so che lei, di me, sa più di quanto io avrei il coraggio di indagare. È il mio centro esterno. Il mio fuori.

 

Gabriele Clima
53 anni
Autore per bambini e ragazzi
Milano

Condividi questo articolo: