Illustrazione di Marianna Balducci

Il momento in cui annunciamo le date della nuova edizione del festival è sempre speciale e quest’anno forse lo è anche di più. Non solo perché ci portiamo sulle spalle un tempo difficile e pieno di incognite, ma anche perché è sempre più forte l’urgenza di farlo nostro questo tempo. Condividendolo con creatività, ricordandolo, pianificandolo, immaginandolo, raccontandolo, disegnandolo e, volendo, fermandolo anche un po’… noi ci proviamo!

E lo facciamo sempre con il cuore, perché Un Ponte di storie è proprio questo: il mio luogo del cuore. Che nel meraviglioso incrocio di storie e sguardi che la vita ci regala, è diventato il nostro luogo del cuore. I cinque giorni del festival sono uno spazio e un tempo in cui scambiarsi visioni e idee, aprirsi alla meraviglia, sentirci parte di un progetto che vuole lasciare un segno nella comunità di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, ma anche degli adulti. Innanzitutto perché possano tornare un po’ bambini. E, questione non meno importante, perché attraverso le storie riescano a ritrovarsi nello sguardo dei ragazzi, comprendere un po’ meglio il loro mondo e i loro sogni, ascoltarli.
Sì, perché spesso l’ascolto è una cosa difficilissima. Lo dico da mamma di due ragazze di 13 e 16 anni. L’ascolto ha bisogno di tempo prima di tutto, ma anche di gratitudine: i bambini e i ragazzi hanno molto da insegnarci e poter accogliere i loro tanti modi di comunicare è una grande ricchezza!

 

Ecco perché come filo conduttore di questa quarta edizione, abbiamo voluto il tempo. Perché il tempo è sempre prezioso!

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”
Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.
(Lewis Carrol)

Quante sfumature ha il nostro tempo? Il difficile anno che abbiamo attraversato ci ha fatto comprendere che il tempo ritrovato, quello che regaliamo al nostro sguardo e allo stupore, quello che sottraiamo a una routine a volte soffocante, quello che dedichiamo alle cose che ci piacciono, è una conquista preziosa. Fermarsi e non farsi travolgere. Godere delle piccole cose. Sapervi trovare la poesia. Sorridere. Il festival di quest’anno vuole essere proprio questo: un invito a fare pace col tempo, a guardare il presente con occhi grati anche quando sembra difficilissimo, a fare tesoro della memoria e, con la consapevolezza di quel bagaglio prezioso, immaginare un futuro che sappia dar corpo ai sogni. E per far questo, dobbiamo anche prenderci cura della Terra: dobbiamo impegnarci ogni minuto, in tutte le piccole cose della quotidianità, perché per far fronte all’emergenza ambientale il tempo è davvero pochissimo.
Infine, facciamo pace anche con il tempo che ci sembra ‘perso’, perché a volte, è proprio in quello spazio apparentemente vuoto che si nascondono i sogni. È lì che nascono le passioni più belle, fondamenta del futuro di bambine e bambini, ragazze e ragazzi.

E noi grandi, insieme a loro, dal 5 al 9 maggio costruiremo una meravigliosa Officina del tempo!

 

Il manifesto di Marianna Balducci

Il manifesto della IV edizione di Un Ponte di storie

Illustratrice madrina di questa quarta edizione è Marianna Balducci, che ha guardato Ponte da una bellissima finestra-sveglia. Rigorosamente senza numeri e lancette, perché il tempo della lettura e della meraviglia deve poter essere senza limiti. Di lei ho raccontato diverse volte su Spinginuvole e, insieme, abbiamo parlato proprio di tempo nell’ambito del progetto Ritratti – Gli oggetti (ci) raccontano. Al festival porterà due mostre, ma non posso proprio dirvi tutto oggi, quindi seguiteci e da qui al festival ne scoprirete delle belle! 

Marianna Balducci (Rimini, 1985) è laureata in moda e lavora come illustratrice per progetti pubblicitari e per l’editoria per bambini e ragazzi. Il disegno è il suo mestiere, il suo strumento preferito per comunicare e per esplorare il mondo. Le piace sperimentare combinazioni tra disegno e fotografia, tra strumenti tradizionali e digitali; la appassionano il web, le idee belle, le persone e le loro storie.

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