Marianna Balducci

Marianna Balducci ha un segno personalissimo, che spesso mescola illustrazione e fotografia, cattura l’attenzione e ti trasporta subito dentro la storia. E come dico sempre, ha un sorriso che riscalda e illumina, proprio come le sue tavole. Così in occasione della vincita del Premio Andersen 2021 con Io sono foglia (Bacchilega Junior), di Angelo Mozzillo, come Miglior Libro 0-6 anni ripubblico molto volentieri questa intervista che Davide Calì le aveva fatto lo scorso novembre. Tra allora e oggi, oltre al meritatissimo premio, ci sono anche un nuovo libro, Voglio cento lampadine, di Elisa Rocchi e un cofanetto omaggio a Gianni Rodari, 100 bambini (Sabir Editore)

 

Intervista di Davide Calì

 

Hai cominciato a pubblicare libri nel 2017 e da allora sei stata un fiume in piena. Cos’è successo? Voglio dire, com’è che improvvisamente ti si vede dappertutto?

Dopo i primi anni trascorsi a disegnare per il settore pubblicitario, ho iniziato a interessarmi al mercato dell’editoria per bambini e ragazzi: mi sono accorta che, assieme al segno, iniziava a maturare una consapevolezza maggiore nel definire quello che volevo raccontare disegnando, nel comunicare un mio punto di vista sul mondo. Ho pensato che forse lì avrei potuto “conquistare” un posto in cui costruire e affermare un’identità artistica, oltre che trovare nuove concrete opportunità lavorative. Alcune delle pubblicazioni che si sono concentrate soprattutto nell’ultimo anno sono in realtà frutto di progetti nati e consolidati duranti questi anni di esplorazione e tentativi. Vederli ora realizzati, vedere nuove occasioni che si presentano sulla loro scia, credo sia la conferma che, nel mio piccolo, sto andando nella direzione che mi interessa, sto captando i segnali attorno a me e sto riuscendo a rispondere alle sollecitazioni perché inizio ad avere strumenti adeguati per farlo. Non ci sarei riuscita senza essermi tuffata di testa nello studio del mondo dei libri (di cui sto ancora imparando tanto) e senza la generosità di altri colleghi e professionisti che con me hanno condiviso un pezzo di strada.

 

Parliamo un po’ dei tuoi ultimi libri. Verde speranza (L’Orto della Cultura, 2020) è il tuo secondo libro con Stella Nosella. Di cosa parla? Come è nata la vostra collaborazione?

Verde Speranza è un albo foto-illustrato dedicato ad Amatrice e costruito proprio disegnando sugli scatti di un fotografo del posto (Francesco Patacchiola) realizzati dopo il terribile terremoto che l’ha distrutta. Lo spunto per questa storia viene da Stella e dal suo incontro con Deborah, volontaria della Croce Rossa di Amatrice, che raccontava la frustrazione degli abitanti (davanti a progressi troppo poco significativi nel processo di ricostruzione) e allo stesso tempo la loro forza d’animo nel prendersi cura della propria terra. Nasce così la storia di Giulio, un bambino ostinato e dal cuore grande, e della sua piantina Speranza che sembra non crescere mai ma che si rivelerà fonte di un’energia straordinaria alimentata proprio dalla capacità di questo piccolo protagonista di dedicarle attenzioni. Parte dei proventi del libro verranno proprio destinati alla Croce Rossa di Amatrice. Non è la prima volta che Stella mi coinvolge in un progetto foto-illustrato: il primo libro fatto insieme si intitola La bambina dal nastro rosso (i libri sono entrambi editi da L’Orto della cultura) ed è nato per raccontare la difficile quotidianità di una bambina e della sua famiglia nell’Italia sconvolta dalla seconda Guerra Mondiale. La protagonista ha 8 anni, si chiama Antonia ed è la nonna di Stella. Tra la deportazione del padre, la sorella che nasconde un grande segreto e un amico molto speciale con cui condividere paure e per fortuna anche gioie, Antonia porta ai bambini della sua età la sua storia che accomuna quella di molte famiglie italiane. Stella ha ritenuto che il mio linguaggio foto-illustrato fosse giusto per questo libro proprio dopo essere incappata in una pubblicazione locale in cui avevo lavorato sulla storia della mia famiglia: J anvùd dla Marianna (i nipoti della Marianna, la bisnonna di cui porto il nome).

 

Con J anvùd dla Marianna fai un omaggio al tuo borgo, dove vivi a Rimini. Che rapporto hai con il territorio?

Rimini e il borgo San Giuliano (lo storico quartiere di marinai e pescatori in cui sono nata e vivo tutt’ora) sono luoghi che hanno alimentato moltissimo il mio amore per le storie. La vecchia comunità borghigiana, ahimè ora quasi completamente sparita in seguito a una riqualificazione della zona e a un inevitabile ricambio generazionale, è stata un esempio di coesione e di fantasia: da quando i borghigiani si sono ribellati negli anni ’70 all’amministrazione che voleva radere al suolo le loro case allora fatiscenti, fino alla goliardia degli scherzi o al fascino delle storie condivise sull’uscio di casa e tra le piazzette, la voce del mio territorio risuona fortissima dentro di me. La vivacità e l’intraprendenza tipiche riminesi hanno reso la mia città spesso un interlocutore ottimo per i miei progetti e cerco sempre di mantenere un dialogo aperto col territorio, anche se il lavoro si sta aprendo a scenari di più ampio respiro.

 

Leggendo la tua bibliografia ho l’impressione che alterni libri commerciali a libri più di nicchia, pubblicati anche con piccole etichette, per il piacere di farli. È così?

Mi piace mettermi alla prova, capire sempre meglio che strumenti posso affinare e che percorsi sono più adatti ad accogliere poi quelle che sono le mie idee. Lavorare nella pubblicità mi ha un po’ allenata a “trovare la soluzione” e mi piace trasferire questo atteggiamento anche nei progetti editoriali. Sono ancora in cerca e in crescita sotto tanti punti di vista, forse lo sarò sempre (mi piace pensare che sarà così) quindi sono felice di trovarmi in una condizione che mi permette sempre più di fare delle scelte e di cimentarmi in sfide non ancora affrontate (che si tratti di un nuovo cliente, di una declinazione stilistica nuova, di un progetto che mette in ballo anche competenze che vanno al di là del disegno ma che restano comunque nelle mie corde).

 

Io sono foglia, di Angelo Mozzillo (Bacchilega junior, 2020) è una storia scritta partendo dalle tue illustrazioni. Ci racconti come è andata?

Tutto è partito dall’immagine di copertina che era stata selezionata al concorso Lucca Junior 2017, edizione dedicata a Bruno Munari. Quell’immagine (“Il ballo delle foglie gialle”) ha avuto una diffusione molto ampia, complice il web ed è diventata un tassello fondamentale per comunicare in modo immediato la parte foto-illustrata del mio lavoro. L’idea di trasformarla in un progetto libro è arrivata poco dopo, ma trovare il bandolo non era semplice per me che ero probabilmente ancora troppo vincolata alla genesi e alle ragioni (anche personali) che stavano dietro a quell’immagine. Sono arrivate alcune proposte che però non trovavo adatte. Ma quando ho affidato la “missione” a Davide Calì e alla sua agenzia Book on a Tree, è arrivato l’incontro con le parole di Angelo che hanno letteralmente riaperto il canale delle immagini. Da lì, l’impianto visivo del libro è praticamente venuto da sé, con la stessa naturalezza con cui era nata la foto-illustrazione che ora ne è la copertina. Devo dire che è stato un libro un po’ magico sotto molti punti di vista e nato grazie al supporto di persone che se ne sono prese enorme cura (come Angela Catrani che, in qualità di editor Bacchilega, aveva seguito il progetto fino alle sue fasi finali).

 

Non è bella ma… (Hop edizioni, 2020) è una collezione di biografie femminile che forse si stacca un po’ dal mood che ha portato questo genere di storie in libreria. Ce ne parli?

Non è bella ma… è un libro che mi ha permesso di fare due cose importanti: sperimentare uno stile nuovo (più pop e più “adulto”) e parlare indirettamente di un argomento che però mi riguarda molto da vicino. Il libro raccoglie una serie di donne (di varie epoche, anche molto contemporanee) che hanno saputo mettere sé stesse al centro di un discorso estetico rilevante, contribuendo non solo a ribaltare il giudizio di chi non le considerava “belle abbastanza per…” ma anche a istituire veri e proprio modelli nuovi di riferimento. Non è quindi un omaggio alle donne brutte, ma è una carrellata di storie di identità forti che si sono connotate anche dal punto di vista estetico e non solo per il loro talento o la loro personalità. Da Iris Apfel a Lady Gaga, da Anna Magnani a Tilly Lockey,… Roberta Balestrucci Fancellu (autrice dei testi) non ha confezionato delle biografie in senso tradizionale, ma si è proprio concentrata sulle ragioni della loro storia che le rendono un esempio coerente col discorso del libro e questo mi è stato di grande stimolo anche per disegnarle. A creare la squadra ci ha pensato, ancora una volta, Davide Calì (direttore della collana per Hop): gli stavo confidando quanto Barbra Streisand fosse stata salvifica, col suo naso importante, negli anni della mia adolescenza. Da lì abbiamo iniziato a elencare tante di quelle donne che poi, lavorando a stretto giro con Roberta e Lorenza Tonani (l’editrice di Hop) sono diventate le protagoniste del libro. Insomma, anche qui c’è stato un bellissimo lavoro di squadra che mi ha vista coinvolta fin dalla genesi del progetto con una fiducia e un entusiasmo da parte di tutto il team che è una condizione davvero privilegiata per poter lavorare.

 

E poi, c’è Oltre il muro, di Beniamino Sidoti, uscito lo scorso ottobre (Terra Nuova), appena prima di ritrovarci di nuovo chiusi in casa…

La storia racconta di due gruppi di bambini, al di qua e al di là di un muro, che cercano di comunicare nonostante i molti ostacoli che tutto e tutti sembrano metter loro di mezzo pur di scoraggiarli. È un albo foto-illustrato, ma diverso rispetto a quelli usciti fino ad ora: proprio il muro sarà l’unico elemento fotografato, in questo caso per accompagnare i lettori verso un finale un po’ a sorpresa che non voglio svelare. Con Beniamino c’è stato un bello scambio durante la genesi del libro e, a ben guardare, il lungo periodo pieno di limitazioni e cambiamenti che abbiamo vissuto gli ha dato quasi un senso nuovo. Senso che speriamo sia di stimolo nel guardare a ciò che percepiamo come un ostacolo come invece a una sfida per osservarci meglio, darci fiducia, non smettere di sperimentare modi nuovi per tenerci stretti.

 

Chi è Marianna Balducci

Ha esordito con Le parole necessarie (Ensemble, 2017), per proseguire poi con Il viaggio di Piedino (Bacchilega junior, 2018), che le è valso il Premio Nati per Leggere, e quindi un sequel Il sogno di Ditino (Bacchilega junior, 2018). In seguito ha pubblicato C’è una macchia sul mio disegno (ELI/la Spiga, 2019), Giochi di gruppo anche a un metro di distanza (Mondadori, 2020) e Io sono foglia (Bacchilega Junior, 2020).
Ha inoltre pubblicato J anvùd dla Marianna – Una vetrina sul Borgo San Giuliano (Panozzo, 2018), Dicono di me (Hop edizioni, 2019), La bambina dal nastro rosso (L’Orto della Cultura, 2019), 365 storie di supereroi esistiti davvero (DeAgostini, 2019) e La vita nascosta delle cose (Sabir, 2020).

Condividi questo articolo: